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La candela del re, storia e particolarità dello splendido fiore che brilla sulle dune di Termoli

“La candela del re” brilla sulle dune del litorale nord della cittadina adriatica. Con i suoi fiori smaglianti di giallo illumina la fascia protetta tra la Sirena e la Torretta saracena. Si spinge oltre la foce del torrente Sinarca. Rivolta al borgo marinaro di Termoli è appariscente. Ed è una meraviglia in questo habitat interessante perché fa da cerniera naturale tra la terra e il mare.

La sua presenza è cresciuta notevolmente dopo gli interventi di tutela paesaggistica che mettono in bella mostra la lunga fascia sabbiosa del litorale. “La candela del re” adesso è tutta in piedi. È bella di notte e di giorno. Si ritaglia uno spazio tutto suo sulla sabbia.  Dando vita, come si può notare dalle immagini appena scattate, all’accensione di macchie verticali di giallo, ben disposte, come tante fiammelle raggianti verso l’alto. Si tratta di uno spettacolo insolito dove la natura dei fiori ritrova la sua vitalità.

La disposizione delle rigogliose “candele del re” in alcuni casi è simile a tante canne dorate di un organo barocco ben piantato. La pianta resiste da tempi immemori contro ogni forma di intemperie. S’inchina ai colpi sferzanti della bufera, ma non si spezza. Non nasconde nemmeno la sua vellutata sensibilità. Interagisce armoniosamente col mondo circostante.

A dir il vero pare proprio che nei ritagli di sabbia si mostra come un’attenta sentinella del mare e della spiaggia, in attesa dei bagnanti che tra poco arriveranno. Siamo nell’habitat dunale lungo l’area demaniale nord di Termoli. Nel mese di maggio il contesto ambientale profuma come non mai. Ammalia i visitatori che giungono per la prima volta nella cittadina adriatica. Non sono pochi i curiosi a fermarsi per osservare e fotografare piante erbe e fiori spontanei.

candela del re fiore spiaggia termoli

L’occasione è ghiotta dunque per chi viene da lontano. In questo caso il rapporto con il mare è benefico e salutare. Ci dispiega a coltivare le sensazioni migliori. Offre un’opportunità decisamente singolare e di qualità, ricreando sensibilità ed emozioni d’un piccolo mondo perduto. Qui, tra gli accessi di legno ben costruiti, risplende uno spettacolo visivo che ridà tono alle stanze del cuore. Ognuno può ritrovare la propria intimità e la voglia di portare, per sempre, dentro di sé, i sussurri del mare.  Verbascum thapsus è il nome scientifico della “candela del re”, conosciuta come tasso barbasso o verbasco.

Gildo Giannotti, attento studioso delle piante molisane, nel suo volume “Bonefro in fiore”, pubblicato da Betti Editrice, 2020, precisa che “il nome del genere Verbasco, imposto da Plinio, derivi dal termine barbascum, a sua volta derivante dal latino barba, per il denso pelame che ricopre foglie e fusti”.  Dai contadini “La candela del re” viene definita anche “pianta di velluto” per la sensazione di sofficità che si riceve toccando l’ampia rosa delle sue foglie. Il suo alto fusto presenta sulla sommità una copiosa spiga di fiori. Matura solo dopo due anni.

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Ai tempi dei Romani veniva essiccato per essere usato come torcia nei vari ambienti di difesa e di vita sociale. Da qui nasce il suo nome popolare più conosciuto. Probabilmente i fusti di questa pianta, diffusa tra monti e mare, vennero usati come torce per illuminare anche gli ambienti oscuri e segreti del castello federiciano di Termoli. Tantissime sono le sue proprietà terapeutiche. La visione della sua spiga, carica di fiori gialli, crea degli effetti straordinari. Ci regala una felicissima pennellata a regola d’arte. Genera, peraltro, una silente sensazione di benessere interiore in un mondo che tende a demolire quanto di più bello la natura esprime.

È una pianta di notevoli dimensioni che raggiunge oltre due metri di altezza. È figlia della luce, del sole e della natura. È resiliente. È fiera dei sui caratteri botanici, capaci di trasportarci nella dimensione del sublime. Ama lo sguardo reciproco di chi sul lungomare pedonale passeggia tranquillo per tessere un dialogo di premurose attenzioni. Nel tempo in cui si parla di distanziamento sociale, come recita Franco Arminio nella sua nuova farmacia poetica “La cura dello sguardo”, “bisogna procurarsi un distanziamento da se stessi, incarnarsi nell’aria del mondo, essere soci della luce, mettersi al servizio delle cose”.

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E delle piante e dei fiori. Si può dire che in questo periodo la candela del re è la regina del litorale di Termoli. La sua storia    prodigiosa, ricca di misteri e di tante curiosità, rinnova un sapere antico nel cammino dell’uomo. Magnificamente s’intreccia alla storia e alla cultura del luogo, che vanta un habitat sorprendente. Baciato da non pochi soffi di profumi naturali fino alle mura del borgo. Da tutelare e difendere. Sempre.