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Il caso Gervasoni-Meloni/Vilipendio o giudizio politico?

Gervasoni meloni

Il clamoroso caso del docente dell’Università del Molise, Marco Gervasoni, accusato di vilipendio del Presidente della Repubblica Mattarella a mezzo social, diventa sempre più intrigante, al punto che ora i carabinieri del Ros indagano su di lui insieme ad altre dieci persone gravitanti nell’estrema destra sovranista e antisemita collegati sulla piattaforma russa “VKontakte”.

Le reazioni del rettore dell’Unimol Luca Brunese e della stessa ministra dell’Università Maria Cristiana Messa sono state pronte e ora si attende l’esito dell’inchiesta giudiziaria per decidere sulla sorte di Gervasoni, che a sua volta si difende affermando che i suoi erano “tweet di critica politica non minacce”.

In verità da un Ordinario di Storia Contemporanea ci si aspetterebbe qualcosa di meno ordinario e sbrigativo di vilipendiosi tweet spacciati per “critiche politiche”. D’altra parte il professor Gervasoni era già noto per aver con estrema perfidia definito Ilaria Cucchi “La Liliana Segre dei poveri” e per aver recentemente rivolto gratuiti insulti sessisti alla vice presidente dell’Emilia Romagna Elly Schlein (“Ma che è, n’omo?”).

E non basta. Quando Giorgia Meloni ardì proporre che la nave soccorso See Watch andava affondata, Gervasoni le andò subito in soccorso sparando questo bellicoso tweet: “Ha ragione Giorgia Meloni, la Sea-Watch va affondata. Quindi Sea-Watch bum bum, a meno che non si trovi un mezzo meno rumoroso”. Altro che “critica politica” e vilipendio a mezzo stampa: qui siamo a un battagliero Gervasoni Bum Bum.

Nessuna meraviglia che a schierarsi con lui figuri Vittorio Feltri che su “Libero” sentenzia Gervasoni ha un solo difetto: quello di non essere di sinistra”. Non davamo però per scontato del tutto che l’atteggiamento di Giorgia Meloni verso Gervasoni fosse solidale e per nulla imbarazzato.

La leader di Fratelli d’Italia pare infatti aver stranamente dimenticato una vicenda identica che tre mesi che la vide vittima di insulti via radio che le furono rivolti da un altro docente Ordinario di Storia Contemporanea presso l’università di Siena, tale Giovanni Gozzini, che le vomitò addosso inaccettabili e pesanti ingiurie. Alle quali, giustamente offesa, la Meloni rispose testualmente così: “Ascoltate gli insulti di questo signore nei miei confronti e giudicate voi se una persona del genere sia degna di insegnare all’Università”.

Non si poteva che darle ragione. Ora però la leader di Fratelli d’Italia dovrebbe rispondere a un quesito: se l’espulsione per indegnità da un’Università vale per chi ha insultato via radio la leader di un partito politico, perché non dovrebbe valere anche nei confronti di chi ha insultato a mezzo social la massima carica dello Stato?