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Il 3 giugno vaccini per tutti, senza limiti di età. Ma l’immunità più urgente è per gli stranieri invisibili

C’è una falla nel sistema vaccinazioni in Italia e in Molise: gli stranieri irregolari e senza fissa dimora non possono vaccinarsi. Eppure sono presenti in grande numero da noi, specialmente in questo periodo di intensi lavori nei campi, affidati perlopiù proprio a stranieri “invisibili”. Il consigliere regionale Facciolla esorta a trovare subito un modo per ovviare a questa situazione che compromette la sicurezza generale. Intanto l’annuncio del generale Figliuolo: “Dal 3 giugno i vaccini si aprono a tutti, via i limiti anagrafici”.

20 milioni di dosi – queste le cifre di cui ha parlato nelle ultime ore il commissario straordinario per l’emergenza Covid – che serviranno a raggiungere l’immunità di gregge

Nel giorno in cui il Molise ha aperto alle prenotazioni dei 40-49enni, che potrebbero essere chiamati a fare il vaccino già dalla prossima settimana, le parole del Generale sono una ulteriore conferma della speditezza con la quale il Governo intende procedere in vista di una estate che si annuncia fondamentale per la cosiddetta ripresa turistica e economica dell’intero Paese.

Ma nella messa a punto del Piano Vaccinale si avverte il vuoto lasciato da una dimenticanza che non è banale, e non è certo un “affare” di sensibilità politica quanto di sicurezza generale. Si sta parlando degli stranieri irregolari, di quanti cioè non sono censiti e non risultano in possesso di una residenza, condizione necessaria per accedere alla piattaforma delle vaccinazioni. Difficile avere informazioni aggiornate su queste persone, anche dal punto di vista numerico: l’ultima stima sulla presenza di irregolari in territorio italiana parla di almeno 600mila persone, impiegate prevalentemente nei lavori più umili e in modo particolare come bracciati nei campi.

Vittorino Facciolla

Non possono fare il vaccino perché, di fatto, sono “invisibili” per il sistema sanitario. Ad affrontare questa situazione e portarla in cronaca è il consigliere regionale Vittorino Facciolla, che sottolinea “un’ampia fascia di popolazione che non è stata minimamente presa in considerazione dalla campagna vaccini; sono i così detti ‘invisibili”, gli stranieri che vivono nelle nostre città, immigrati da Paesi extra UE ma anche persone indigenti e senza fissa dimora le quali, non avendo un residenza, non hanno la documentazione necessaria per accedere alle piattaforme di prenotazione del vaccino”.

Per quanto riguarda gli stranieri il problema riguarda solo gli immigrati irregolari, ai quali – purché siano presenti in Italia da più di tre mesi – viene rilasciato il tesserino STP (Stranieri Temporaneamente Presenti) che garantisce accesso alle prestazioni sanitarie urgenti o essenziali, tra cui le vaccinazioni.

“Il problema è che le piattaforme per le prenotazioni del vaccino – spiega Facciolla, segretario del Partito Regionale – richiedono esclusivamente il codice fiscale e il numero di tessera sanitaria e quindi, di fatto, queste persone pur avendo diritto al vaccino, ne sono praticamente escluse a priori”.

La conseguenza non è solo l’esclusione dal diritto alla Salute di un’ampia fascia di cittadini, ma anche la sicurezza generale della popolazione. “Si rischia il rallentamento del raggiungimento dell’immunità di comunità, vero obiettivo della campagna vaccinale” prosegue Facciolla che però ha una proposta per provare ad arginare il fenomeno dell’esclusione degli ‘invisibili’: “C’è una possibilità ed è quella di potenziare la medicina di prossimità, quella territoriale, che in Molise ha già dimostrato di poter essere ben applicata grazie anche alle associazioni del terzo settore e ai gruppi di volontariato. Loro potrebbero avvicinare queste persone, identificarle e accompagnarle”.

Intanto la criticità permane, proprio mentre si avvicina l’estate e nelle campagne bassomolisane si cominciano a vedere insediamenti informali di lavoratori, di braccianti. Braccianti stranieri non vaccinati.

Il provvedimento di regolarizzazione voluto dal Governo dopo l’esplosione della pandemia da Covid 19 si poneva l’obiettivo proprio di far fronte all’emergenza sanitaria: regolarizzare le persone che vivono nell’invisibilità per facilitarne l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale. Ma il provvedimento, a conti fatti, non ha tenuto conto della complessità del fenomeno dello sfruttamento lavorativo. Dal lavoro di monitoraggio svolto dalla campagna “Ero straniero”, che ha aggregato dati raccolti da ministero dell’interno, prefetture e questure, oltre che numerose segnalazioni di criticità da parte di associazioni, patronati e operatori legali in tutto il Paese, è emerso che al 16 febbraio 2021, a sei mesi dalla chiusura della finestra per l’emersione, solo il 5% delle 207.000 domande presentate è giunto nella fase finale della procedura.