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Dipendere da qualcuno, l’insegnamento del Vangelo

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V Domenica di Pasqua – Anno B

Senza di me non potete far nulla (Gv 15,1-8).

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

L’immagine che Gesù usa per parlare del rapporto tra lui e i discepoli, e quindi tra lui e i cristiani di tutti i tempi, è molto chiara: la vite è la pianta, il tralcio è solo un ramo che dipende totalmente dalla pianta, che non vive di vita propria ma assume ciò che serve per vivere attraverso la vite. Ciò che è evidente a livello biologico non lo è invece a livello spirituale. In realtà, anche se non ne siamo consapevoli, in quanto non è automatico pensarci, noi fin dal concepimento dipendiamo da qualcun altro: la madre che ci fa nascere innanzitutto e che ci introduce nella vita umanizzata fatta di sentimenti, linguaggio, capacità manuale, posizione eretta nel camminare. E questo dipendere da qualcuno ci accompagna per tutta la vita.

La domanda che a un certo punto però è una fortuna potersi fare è: da chi voglio dipendere? Il non saperlo porta spesso ad adagiarsi sul pensiero dominante oppure ad affiliarci al Masaniello di turno o a qualche combriccola di tipo politico o religioso o altro. Il dover dipendere da altri non è in sé negativo, perché è la legge della vita: tutti siamo connessi con gli altri e con le loro scelte, come anche la pandemia ci sta mostrando: scegliendo ad esempio di negare questa piaga, non diventiamo più autonomi nella vita, ma facciamo la scelta di connetterci con altri negazionisti, con tutte le conseguenze.

L’affermazione di Gesù non è fatta da chi vuole creare un club di gregari adoranti, ma da chi, essendo libero dai condizionamenti malati di questo mondo, vuole liberare anche coloro che accolgono la sua proposta. Colui che ha detto: senza di me non potete far nulla è lo stesso che ha detto: diventerete miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. La differenza tra Gesù e gli altri sta proprio in questo: decidere di dipendere da lui ci fa vivere davvero; staccarci invece da lui ci dà solo l’illusione di essere autonomi, mentre in realtà ci ritroviamo attaccati a delle ideologie che prima o poi si riveleranno solo delle piante secche.

Don Michele Tartaglia

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