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South Beach, Mr Cohen insiste: “Grande opportunità”. Si difende dalle accuse ma non chiarisce i dubbi sui cinesi e il cambio di nome

L'imprenditore canadese rilascia un'intervista a un giornale molisano che vorrebbe essere la risposta alla nostra inchiesta, ma non fuga i tanti dubbi che accompagnano l'opera: dal sostegno dei partner cinesi all'opzione sui terreni privati, mentre dà una lettura del suo passato giudiziario in contrasto con articoli e ricostruzioni tuttora online, che lascia aperta una domanda: perché presentarsi con un nome diverso?

cohen pagina Facebook anti frode Canada

George Cohen racconta le sue verità su South Beach e su se stesso, determinato ad andare avanti in quella che presenta come la grande occasione di sviluppo per il territorio. L’imprenditore canadese, a capo del progetto denominato South Beach, rompe il silenzio e rilascia un’intervista al quotidiano Primo Piano Molise, pubblicata anche su Termolionline. Annuncia la sua imminente visita in Italia ma non chiarisce nessuno degli aspetti più controversi dell’opera, finita nel mirino di movimenti e associazioni ambientaliste e attualmente al vaglio del Tavolo Tecnico richiesto dal sindaco di Montenero di Bisaccia.

Chi sono i partner del progetto? Gli investitori cinesi di cui ha scritto in passato con un riferimento a una importante società di Pechino che sostegno hanno garantito? Come mai non sanno nulla dell’opera e non hanno nemmeno risposto al Comune di Montenero che li ha invitati sul posto? Perchè e a quale somma, ancora prima di avere un assenso dalla Regione Molise, ha opzionato i 150 ettari di terreni privati?

Nell’intervista, presentata come “esclusiva”, non c’è una parola su questi aspetti. E così nessuno dei numerosi interrogativi che gravitano attorno al controverso progetto è stato chiarito. Le risposte fornite da George Haligua Cohen (che ha rinunciato al suo primo cognome attraverso il quale è possibile cercare e trovare diverso materiale sul suo conto) sono vaghe. Non ci sono risposte nemmeno ai dubbi che per primo il Tavolo tecnico convocato in Regione ha già avanzato sui vincoli idrogeologici, paesaggistici e architettonici del mega investimento. E manca ogni riferimento al suo passato e ai guai giudiziari che l’hanno visto protagonista.

Andiamo con ordine. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta giornalistica di Primonumero.it, l’imprenditore nativo di Madrid ma residente in Messico e a capo di numerose società fra Canada, Antille olandesi e Stati Uniti, ha sentito il bisogno di “chiarire diversi aspetti”.

Quel che emerge dall’intervista pubblicata stamane sull’unico quotidiano cartaceo molisano è ancora una volta ciò che Cohen ha ribadito più volte, anche con una lettera datata 22 aprile 2021 e indirizzata al Comune di Montenero di Bisaccia. Stralci di quella lettera sono stati già pubblicati da Primonumero.it: “Un progetto che siamo pienamente impegnati a intraprendere è lo sviluppo immobiliare di South Beach a Montenero di Bisaccia nella bellissima regione del Molise. Siamo stati introdotti per la prima volta a questa opportunità da un piccolo gruppo di persone altruiste, il cui unico scopo è creare opportunità di lavoro e affari in una regione devastata dove la maggior parte dei giovani e adulti hanno bisogno di partire per trovare lavoro a centinaia e più spesso migliaia di chilometri dal luogo di nascita, lontani dai genitori e gli amici”.

Ed ecco come oggi Cohen presenta l’investimento. “Una tale opportunità di sviluppo rappresenta per questa splendida fascia territoriale un cambio di rotta senza precedenti in termini di crescita, un volano che apporterà nuovo vigore non solo alla Regione ma all’intero Centro Sud Italia, che vedrà da tale investimento nascere nuove prospettive su tutti i settori immaginabili, che andranno a vantaggio in primis di giovani e imprese locali, i quali saranno ovviamente partecipi quanto necessario alla realizzazione di South Beach e della grande macchina economica e imprenditoriale che vi si creerà intorno”. In sostanza il concetto continua a essere quello della grande occasione che un territorio economicamente arretrato come il nostro non dovrebbe farsi sfuggire. A quali costi però, non è ben chiaro.

Cohen, affrontando i legittimi dubbi sull’impatto ambientale del progetto, indica come il piano di sviluppo sarà sostenibile in termini ambientali nel rispetto delle peculiarità della zona. Inoltre fa sapere che la fascia interessata dal Tratturo sarà parte integrante del progetto tramite un parco tratturale che comprenderà ben 24 ettari. Aggiunge poi che “i corsi d’acqua saranno integrati nel progetto mediante rielaborazione ed estensione dando vita a un vero e proprio porto canale”.

Sarebbe stato utili domandargli a quali corsi d’acqua fa riferimento visto che il maggiore problema, come tra l’altro ha sottolineato il Tavolo tecnico della Regione Molise nelle sue prime sedute, è quello dell’erosione costiera. C’è un avanzamento del mare e un chiaro arretramento della costa che solo nella seconda metà del Novecento è stato di circa 140 metri in prossimità della foce del Trigno.

L’uomo d’affari canadese sottolinea invece che dal punto di vista urbanistico il progetto coprirà una superficie pari a circa l’8% preservando quindi il consumo di suolo. Questo chiaramente avverrebbe perché si costruirà in altezza e non in estensione. Tradotto per i non addetti ai lavori, è l’effetto di realizzare dei grattacieli alti 25 piani, che consumano certo meno suolo ma occupano una visuale molto maggiore.

Va evidenziato ancora una volta che i primi a nutrire dubbi sull’opera sono gli amministratori del Comune di Montenero di Bisaccia e in questo senso purtroppo le parole di Cohen non fanno ancora una volta chiarezza.

Non c’è infatti alcun riferimento alla Beijing Urban Construction Group, la società di edilizia cinese che Cohen aveva presentato mesi fa come partner del progetto, salvo poi non fornire alcuna garanzia che gli investitori cinesi siano realmente coinvolti. Così come, anche perché non ci sono domande specifiche in questo senso, l’uscita pubblica di Cohen non fa alcuna menzione del fatto che la stragrande maggioranza di quei terreni sia di proprietà privata e che ci sarebbe un accordo, una sorta di opzione, per la compravendita di quei terreni dal passato burrascoso e attualmente in mano agli imprenditori pugliesi Carmine e Alessandro Sarni.

L’accordo per i terreni e gli investitori cinesi che non ci sono. South Beach, l’ora dei dubbi

Così come non c’è alcun passaggio (né domande né risposte), sulla società messa in piedi da sua moglie Anna Oliva e da uno dei suoi collaboratori di fiducia, la “Steel Investment srl”, con sede a Mafalda, dove guarda caso il sito TeleMafalda continua a tessere le lodi di Cohen e della sua Fondazione. Cohen tesse invece le lodi di due suoi collaboratori: l’ex sindaco Nicola Travaglini e il geometra Antonio Molino, cotitolare della società Steel Investment.

Lo stesso Molino era stato interpellato da Primonumero.it in seguito a un approfondimento della questione South Beach e messo al corrente di particolari situazioni delicate e atti che facevano emergere un quadro ben diverso del progetto e dell’imprenditore canadese rispetto a quello rappresentato fino a quel momento. Tuttavia il geometra mafaldese, principale riferimento di Cohen in Molise, aveva fatto sapere che né lui né Cohen erano interessati a rilasciare dichiarazioni su questo, ma che sarebbero stati disponibili a farlo soltanto al momento dell’arrivo dell’investitore in Italia. Le cose, come si evince, sono andate diversamente.

Infine per poter valutare in piena coscienza la sostenibilità di un investimento da 3,6 miliardi di euro, appare doveroso fare chiarezza anche sul passato giudiziario di un uomo che fino a qualche anno fa era conosciuto col nome di Georges Haligua, e che invece adesso si presenta come George Cohen, attraverso una pagina wikipedia realizzata in Molise (solo in italiano) e con una immagine di Cohen sullo sfondo del World Economic Forum che è chiaramente un fotomontaggio, realizzato pure in maniera grossolana.

Mister Cohen o señor Haligua? La doppia identità, gli interessi e i segreti dell’uomo di South Beach

La ricostruzione di Cohen è differente rispetto a quanto scritto dall’inchiesta di Primonumero.it, ma soprattutto è diversa da quanto ha scritto – su una pagina tuttora in Rete – il Competition Bureau Canada (una sorta di Antitrust) riguardo al suo proscioglimento con annesso divieto di realizzare attività di telemarketing per 10 anni con annessa multa da 450mila dollari. Cohen sostiene di essere stato accusato per fatti compiuti da una società che all’epoca aveva già venduto. Inoltre, riguardo alla gambizzazione di cui è stato vittima, porta avanti la tesi del tentativo di furto di un quadro di Picasso.

Tuttavia sorge un’altra domanda, che probabilmente non gli è stata posta. Perché presentarsi a Montenero con un cognome diverso – Cohen e non Haligua – dal proprio vero e reale? Se non ha nulla da nascondere, perché l’ha fatto?

Senza citare l’inchiesta di primonumero.it, l’intermediario finanziario parla di “articoli nei quali vengono riportate molte accuse al progetto South Beach e a me personalmente”. Era già successo con la lettera indirizzata un mese fa al Comune, quando Cohen da Ceo della Sanctuary Global Group, società del Sud Dakota, se la prendeva con qualcuno di non meglio identificato che a suo dire “diffama il progetto per meschini motivi personali” e insisteva nel dichiarare di “combattere il pregiudizio ignorante di alcuni politici senza scrupoli”.

Anche stavolta Cohen si difende attaccando, ma senza fare chiarezza sui tanti dubbi che accompagnano South Beach. E dimenticando di precisare che le ricostruzioni nelle quali viene dipinto come un imprenditore dal passato ambiguo e fitto di irregolarità non sono la ricostruzione di “taluna stampa”, come dichiara a più riprese, ma il risultato di una dettagliata ricerca online ancora accessibile a tutti: basta cercare col suo vero nome, Haligua. Quel nome che ha cercato, evidentemente, di far sparire proprio per evitare che i molisani chiamati a decidere sulla sua faraonica proposta potessero imbattersi in una verità molto diversa dalla sua e in articoli che mettono in evidenza un curriculum ben poco trasparente. Come la lettera di una dipendente di una società di telemarking che con Mr Cohen Haligua ha lavorato, tuttora reperibile in rete (qui), che si chiude così: “George Haligua guida una bellissima Ferrari e una Bentley nei fine settimana perché la gente paga i conti alle sue società truffaldine“.