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Astrazeneca, buona la prima ai 70enni di Larino. Janssen alle Isole Tremiti e novità col Pfizer: 7 dosi per fiala (e non 6) e richiamo a 42 giorni foto

Oggi via alle somministrazioni di Astrazeneca agli over 70 residenti nella zona frentana. Poche rinunce, molto sollievo: "E' una liberazione". Intanto raddoppiano i tempi, nel nuovo Piano Vaccinale, per la seconda dose di Pfizer ai fragili e ai caregiver: 42 giorni invece di 21. Il vaccino della Johnson & Johnson riservato alle isole minori e in Molise destinato ai medici di base, in attesa di perfezionare l'accordo.

Pochissime rinunce: i settantenni di Larino e comuni limitrofi chiamati per il vaccino nell’ex pronto soccorso del Vietri sono felici di potersi sottoporre alla somministrazione che, dicono, “è un enorme sospiro di sollievo”. Il punto vaccinale frentano, spostato da ieri dall’ex sala congressi a quello che una volta era il Pronto Soccorso, riesce a fare circa 200 dosi al giorno tra prime dosi e richiami. Ma ora sarebbe vicina la svolta, visto che nel novo piano vaccinale del Commissario straordinario Figliuolo è previsto il raddoppio del tempo per la seconda dose del Pfizer, per il quale finora in Molise sono state somministrate complessivamente oltre 93mila dosi: 42 giorni invece di 21.

Da quanto si apprende, infine, sarebbe imminente anche la vaccinazione della popolazione residente nelle isole Tremiti (che però sono di competenza della Regione Puglia) con il Janssen, monodose e di facile conservazione. Intanto il farmaco della Johnson & Johnson in Molise sarà destinato alle vaccinazioni affidate ai medici di famiglia, in attesa che venga perfezionato l’accordo per fare i vaccini anche negli ambulatori medici dei Comuni. Finora sono arrivate nella nostra regione 1700 dosi.

Arrivano da Larino, Casacalenda, Lupara, San Martino in Pensilis e comuni limitrofi gli over 70 chiamati al Vietri per il vaccino. Oggi, 6 maggio, debutta Astrazeneca, vaccino a vettore virale. “E’ il primo giorno, ci auguriamo che la risposta della popolazione sia buona”. A giudicare dalle dichiarazioni rilasciate in mattinata dai pazienti, lo è: “Una liberazione” “Finalmente” “Sono contenta, sono stata chiusa in casa mesi e mesi” i commenti dei cittadini in attesa, accompagnati generalmente dai figli.

L’organizzazione è spedita, ma se ci fosse un maggior numero di personale medico impiegato si potrebbe addirittura doppiare il numero di somministrazioni giornaliere. Ora si viaggia a un ritmo di 200 al giorno, tra prime e seconde dosi (di Pfizer) dopo che ieri, lunedì, qui sono state terminate le prime dosi alle persone fragili.

“Ci lasciamo alle spalle la paura dell’isolamento e della malattia” dice una donna di 78 anni arrivata da Lupara. E un’altra aggiunge: “La televisione ci ha fatto venire un bel po’ di dubbi, ma certo io non dirò no a questo vaccino perché sono convinta che i benefici siano grandi”. Qualcuno, più preoccupato, porta in borsa o in una busta della spesa i farmaci che prende abitualmente per mostrarli al medico di turno e avere le rassicurazioni che non ci saranno effetti negativi. “Il vaccino è sicuro” ripetono i dottori “e sono davvero pochissimi i casi nei quali è preferibile utilizzare un vaccino diverso: solo chi soffre di trombosi o fenomeni ischemici particolari viene dirottato su un elenco diverso e farà Pfizer o Moderna”.

A breve potrebbe essere decisa la somministrazione di Astrazeneca anche a categorie con età inferiore ai 60 anni dal momento che rispetto ai rarissimi casi di reazioni avverse diventa importante dare una ulteriore accelerata alla campagna vaccinale. Ne ha bisogno anche il Molise dove le cose stanno andando bene e i numeri sono fra i migliori d’Italia ma il tetto delle 2600 vaccinazioni al giorno, obiettivo fissato proprio da Figliuolo che oggi sarà in visita a Campobasso, è stato raggiunto soltanto in un paio di occasioni.

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PFIZER, DA OGNI FIALA 7 DOSI – Le strutture ci sono, quello che manca è adeguato personale per garantire la somministrazione simultanea dei vaccini. Di conseguenza ci si ferma a circa 2200, 2300 ogni giorno. Allargare il più possibile il numero almeno delle prime somministrazioni è una possibilità diventata più concreta con la scoperta che le dosi che si possono ricavare da ogni fiala di vaccino Pfizer non sono 6, come era stato detto all’inizio, bensì 7. Il dottor Carfagnini responsabile dell’ambulatorio di vulnologia a Larino, in prima linea nelle somministrazioni vaccinali al Vietri, conferma. “Ci siamo resi conto che le dosi che si possono ricavare da ogni fiala sono 7 esatte, e questo consente di aumentare il numero di persone immunizzate almeno con la prima dose, un fatto importante in considerazione della riapertura e della necessità di evitare nuove ondate di un virus che, ormai lo abbiamo imparato, non scomparirà facilmente dalla circolazione”.

Un obiettivo, quello di ampliare la platea dei vaccinati con una prima dose, possibile anche con la decisione di spostare a 42 giorni (invece degli attuali 21) l’intervallo tra prima e seconda dose, per sfruttare al massimo le forniture come accaduto anche in altri Paesi, uno su tutti la Gran Bretagna.