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20 miliardi per la medicina territoriale. Manzo (M5S) insiste: “Ora una riforma della sanità”

La consigliera M5S incalza la Giunta regionale e le autorità preposte: "La sanità del prossimo futuro supererà la visione ospedalocentrica con un approccio finalmente complessivo per soddisfare il diritto alla salute. Una riforma non è più rinviabile in Molise"

La consigliera regionale M5S Patrizia Manzo non molla. E torna ad incalzare la Giunta Toma sulla medicina territoriale, su cui il Governo Draghi ha deciso di puntare così tanto da inserire soldi e progetti nel Piano nazionale di resistenza e resilienza: 20,23 miliardi di euro.

Il Governo ha scelto di percorrere questa strada per il post covid. E quindi di puntare su un nuovo modello di sanità, più capillare sul territorio grazie alla presenza di ambulatori e personale per le visite domiciliari dei malati cronici. In questo contesto, gli ospedali vengono impiegati solo per i casi acuti.

A che punto siamo in Molise?

“Da qualche settimana – riferisce la consigliera Manzo – la Quarta Commissione consiliare, impegnata da una mia specifica richiesta, sta affrontando l’argomento in maniera puntuale: abbiamo prima audito le associazioni che hanno messo su carta un progetto sanitario assistenziale territoriale, poi abbiamo incontrato la dirigenza Asrem e i vertici dei distretti sanitari dai quali abbiamo avuto conferma di come sia ormai un argomento non più rimandabile.

Finalmente, mi viene da dire: l’argomento sul quale mi sono battuta in Aula – spesse volte circondato dal disinteresse, emarginato dai ragionamenti e sovrastato sempre dalla necessità di realizzare interventi tampone che, mi rendo conto, servivano ad affrontare le impellenti necessità che abbiamo sofferto durante la pandemia – irrompe nel dibattito politico e chiama a scelte che saranno il pilastro della sanità del prossimo futuro che supererà la visione ospedalocentrica con un approccio finalmente complessivo per soddisfare il diritto alla salute.

La sanità arriverà dal paziente attraverso le strutture territoriali dedicate oppure con una capillare assistenza domiciliare che potrà essere realizzata anche con l’aiuto della tecnologia. Il cittadino sarà assistito nel suo ambiente (se le condizioni cliniche lo consentiranno, è evidente), evitando ricoveri spesse volte inappropriati perché non commisurati alla gravità del caso medico da trattare”.

Patrizia Manzo M5S Consiglio regionale

Patrizia Manzo ricorda che si tratta di un progetto al quale lavora il gruppo di riforma dell’assistenza territoriale – istituto nel marzo 2021 e coordinato dal direttore dell’Agenas – impegnato nell’elaborazione del piano per il miglioramento dell’assistenza sanitaria e della rete sanitaria territoriale attraverso il potenziamento della qualità e della sostenibilità dell’assistenza per superare la frammentazione e la mancanza di omogeneità dei servizi offerti nelle diverse regioni italiane. Sono le parole messe agli atti nel corso dell’audizione in Commissione Salute al Senato del sottosegretario Sileri. Datate 18 maggio.

Queste le azioni pianificate dal Governo: consolidare il ruolo dei distretti sanitari nella pianificazione delle azioni, della prevenzione primaria e secondaria in ambito sanitario e sociale con particolare, riguardo alla popolazione vulnerabile; per rafforzare il ruolo delle case di comunità, punto di riferimento locale per i bisogni socio sanitari della comunità di riferimento; per migliorare l’assistenza a domicilio, con riguardo alle persone vulnerabili e con disabilità; per sviluppare tecniche di monitoraggio remoto e domotica; per promuovere lo sviluppo di nuovi progetti e soluzioni di telemedicina all’interno dei sistemi sanitari regionali per l’attuazione dell’approccio di assistenza a distanza alla salute, con particolare riguardo ai pazienti cronici; per definire le funzioni degli ospedali di comunità allo scopo di ridurre il ricovero ospedaliero nelle strutture per acuti da riservare ai pazienti che necessitano di assistenza infermieristica e medica continua.

In pratica, commenta Patrizia Manzo, tutto questo vuol dire “personalizzare l’assistenza sanitaria: altro che la creazione di un nuovo ospedale a metà strada tra Isernia e Venafro così come la Giunta regionale del Molise aveva suggerito nella prima fase delle progettazioni dei fondi del Recovery Fund. Oltre venti miliardi di euro per concretizzare il progetto di medicina territoriale: risorse importanti che sono accompagnate da un progetto di riforma complessivo e multilivello che si snoda attraverso diversi step. Il primo: definire gli standard strutturali, tecnologici e organizzativi dell’assistenza sanitaria in condivisione con le Regioni, il che significa ristrutturare una vasta gamma di servizi che spaziano dall’assistenza primaria ai consultori familiari, all’area della salute mentale salvaguardando le peculiarità di ogni area del Paese. Il secondo: l’approccio one health che lega salute, benessere, ambiente e clima per una attenzione globale che, dopo l’emergenza Covid, non può essere più trascurato. Terzo step: riformare il rapporto tra salute e ricerca scientifica.

Un processo di riforma che, quindi, ha come obiettivo l’effettiva equità di accesso della popolazione alle cure sanitarie e sociosanitarie con un nuovo assetto istituzionale in grado di gestire la tematica salute-ambiente-clima in sinergia con lo sviluppo economico del Paese, spingendo fortemente sulla ricerca.
Non è più il libro dei sogni”.