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100 chilometri in un giorno, l’impresa di Gabriella e Claudio. “Le crisi ci sono ma si superano, insieme”

Hanno organizzato da sè una maratona davvero eccezionale. Claudio Bartolacci e Gabriella Orlando, da Termoli, hanno percorso 100 km in 15 ore, un'impresa che ha dell'incredibile anche perchè i due non sono atleti. "C'è voluta una grande forza mentale". La loro personale 'follia' è anche foriera di un bellissimo insegnamento, forse ora più che mai attuale: "I problemi dell'altro diventano i tuoi stessi problemi. Ma si superano insieme"

“Una follia”, non esitano a definirla così Gabriella Orlando e Claudio Bartolacci, i due infaticabili protagonisti di una 100 chilometri sui generis organizzata a Termoli.

Il modello è stato quello del ‘Passatore’, una ultramaratona che parte da Firenze e arriva a Faenza (percorso di 100 km) e che si tiene tutti gli anni ma che – causa pandemia – ha subito uno stop (sia quest’anno che nel 2020). “Ho sempre sognato di parteciparvi – ci spiega Claudio, 48enne titolare nella cittadina adriatica di una trattoria e di un B&B – ma con il mio lavoro trovare il tempo di prepararmi atleticamente è sempre stato impossibile”.

Poi è arrivata la pandemia, ergo il lavoro fermo giocoforza e, inusitatamente, tanto tempo libero. Così Claudio lo ha impiegato facendo lunghe camminate e andando a correre, sua passione da sempre ma che negli anni ha dovuto cedere il passo ai tanti impegni lavorativi. “Ho perso 30 chili”, ci rivela d’un tratto. Ed è allora, sul lungomare, che ha trovato sulla sua ‘strada’ Gabriella. “La conoscevo già, sapevo della sua passione in generale per lo sport e abbiamo cominciato a camminare insieme”.

Poi l’illuminazione: “Perché non organizzare qui una 100 chilometri?”. Claudio, che intervistato da Primonumero.it ci tiene a ribadire che da parte sua non c’era alcuna velleità agonistica, ha trovato naturale chiedere a Gabriella di tentare l’impresa insieme a lui. “Non siamo atleti, lo sappiamo, ma abbiamo quel pizzico di sana follia per fare una cosa del genere”. Gabriella, qualche anno in più di Claudio ma grinta da vendere, era insomma la persona giusta. Il ‘sogno’ di  Claudio aveva trovato un’alleata.

A differenza di Claudio, Gabriella non è mai stata un corridore ma le passeggiate, specie quelle in mezzo alla natura, l’hanno sempre attratta. Co-titolare di una palestra a Termoli, la donna-nonna (originaria di Portocannone) non ci ha pensato due volte a dire sì a Claudio. “Voglio partecipare anche io al Passatore, e se quest’anno non si può facciamolo qui”. E così è stato.

I ‘nostri’ si sono allenati per 5 mesi. Le camminate si sono fatte via via più lunghe, fino ad arrivare ad un massimo di 71 chilometri. “Solitamente – ci raccontano i due a pochi giorni dalla loro impresa – per prepararsi alla 100 km del Passatore ci vogliono 2 anni”. Loro dunque hanno bruciato le tappe e, non essendo tecnicamente atleti, la loro sfida assume ancor di più i tratti dell’incredibile.

La loro personale maratona doveva tenersi inizialmente a fine maggio (simbolicamente, come Il Passatore), poi la data scelta è stata anticipata a martedì 11. La partenza è stata intorno alle 5 del mattino da contrada Porticone. Da lì i due hanno attraversato San Pietro, poi via Madonna delle Grazie, hanno percorso via Corsica, all’altezza del centro commerciale Il Punto hanno virato verso il quartiere di Difesa Grande da dove hanno imboccato la strada per Guglionesi. Arrivati lì sono tornati indietro passando per San Giacomo e dunque sono tornati a Termoli.

claudio gabriella 100 km

Finita qui? Macché. Lo stesso giro sopra descritto è stato percorso per ben tre volte. Infine, i due hanno attraversato il quartiere periferico di Colle Macchiuzzo e poi, passando per l’ospedale e in seguito per il porto, sono giunti sul lungomare nord dove la loro corsa è terminata intorno alle 20.30. “Abbiamo fatto persino 200 metri in più!” e tutto in 14 ore, 59 minuti e 42 secondi.

percorso 100 km claudio gabriella

Una tempistica che ha stupito anche loro. Claudio ci racconta che prima di partire il suo obiettivo – sottaciuto a Gabriella – era proprio di 15 ore. “Anche perché se un non professionista chiude il Passatore con il tempo di 14 ore viene considerato un successo stratosferico”. E se non ci fosse stato un rallentamento alla fine il tempo sarebbe stato finanche inferiore. Già, perché gli ultimi 5 chilometri sono stati i più duri. Entrambi accusavano dolore al ginocchio e la stanchezza era diventata intollerabile.

“Io – così Claudio – al 99esimo chilometro mi sono fermato, ho avuto uno sbandamento”. Ma arrendersi quando mancava un chilometro al traguardo era impensabile, lo sarebbe stato forse per chiunque ma a maggior ragione per una persona determinata come Claudio. “Mi sono fermato, probabilmente ho avuto un calo di zuccheri dovuto al fatto che avevo ‘saltato’ l’ultimo rifornimento (di cibo, ça va sans dire). Mi hanno portato allora un muffin e poco dopo sono ripartito”.

In realtà di momenti così lungo il tragitto ce ne sono stati diversi, per entrambi. Il tratto più duro è stato sulla strada per Guglionesi, per via del caldo. “Su distanze del genere la domanda che ti poni non è se ci sarà un momento di crisi ma quando”. È inevitabile, non potrebbe essere altrimenti.

Vero è che tutto è stato studiato nei minimi particolari. In questo senso la ‘mente’ è stato Claudio. “Era tutto calcolato. Il percorso, le tappe per il rifornimento di cibo e acqua, i tratti da fare in cammino e quelli da fare di corsa, addirittura il ‘cosa’ mangiare perché gli zuccheri non sono tutti uguali e in alcuni momenti servivano quelli che danno subito energia”. Una preparazione certosina, dunque, ma “è chiaro che su una distanza del genere l’imprevisto ci sarà sempre”.

Imprevisti, crisi vere e proprie, momenti di scoramento e di difficoltà che potrebbero sembrare insormontabili. Ma i due erano preparati anche a questo. “L’importante è saper gestire questi momenti”. E per farlo c’è solo un’arma: la volontà, la determinazione. “Io personalmente – aggiunge Claudio – mi approccio a qualunque cosa con estrema concentrazione. È questa probabilmente la mia forza”. Gabriella invece sottolinea il concetto di ‘forza mentale’.

claudio gabriella 100 km

All’arrivo i due, accolti dagli amici e dai parenti, hanno reagito in maniera differente. Lei, “adrenalina a palla”, non faceva che esultare e gioire mentre lui era ancora preso dalla sua concentrazione tanto da godersi meno il momento. L’entusiasmo è ancora palpabile e anche una comprensibile autocelebrazione. “Abbiamo creato un hashtag dal nome Forza un po’, e ora stiamo preparando delle magliette con quello”. È contagiosa l’energia dei due, ed è stata proprio questa esperienza a ringalluzzirla. Forse è stato il loro modo per darsi forza in questi mesi difficili.

Anche i postumi sono stati in parte differenti. Già prima di finire la maratona la caviglia di Claudio era dolorante. “La sera ho dormito, e dal giorno dopo ho ripreso a lavorare nonostante il dolore al piede non mi concedesse tregua”. Gabriella invece non è riuscita a prender sonno quella sera, il giorno dopo era ancora su di giri ma nei giorni successivi il dolore, in tutte le parti del corpo, si è presentato puntuale.

Ora i due si concedono un quanto mai meritato riposo e si preparano, nei rispettivi campi, alla ripartenza lavorativa vera e propria. Ma il pensiero di Claudio già corre ai prossimi obiettivi, fermo restando quello comune di partecipare nel 2022 al Passatore. “Gabriella forse non sarà d’accordo, ma io vorrei partecipare alla 24 ore di corsa”. Per il ristoratore termolese, che in passato ha partecipato a una maratona (42 km) a Roma ma che tante altre avrebbe voluto correre, la corsa è molto più che una passione.

“Amo la corsa perché paradossalmente mi fa riposare la mente. Correndo (da solo, ndr) trovo soluzione ai problemi. C’è poi un momento in cui il corridore non sente più lo sforzo fisico ma raggiunge una sorta di estasi, di estraneazione da se stesso. “Non lo raggiungi sempre, personalmente mi è capitato al massimo una decina di volte, ma è bellissimo”. Altro aspetto che rimarca Claudio è legato al fatto che “nella corsa puoi contare solo su te stesso, non hai una squadra dietro, ce la fai solo se sei forte mentalmente e fisicamente”. Insomma, non puoi barare. 

In un percorso così lungo però non c’è spazio però per l’introspezione. “La sofferenza è continua”. Per molti chilometri si sta in silenzio per risparmiare fiato ma ognuno è concentrato costantemente su come vincere il dolore, e si pensa non solo al proprio ma anche a quello dell’altro. La condivisione è reale.

“Sappiamo che l’attività fisica fatta in questo modo non fa bene al corpo, ma noi volevamo vincere la nostra sfida”. Una sfida con se stessi, loro non lo dicono ma è evidentemente così. Ora sono oltremodo orgogliosi: “Non siamo nessuno, siamo solo persone normali determinate a mettere in atto un piano (dimostrando anche un grande spirito organizzativo, ndr). Grazie alla nostra forza mentale ci siamo riusciti. Siamo modesti ma dobbiamo dire quello che abbiamo portato a termine non è da tutti”.

claudio gabriella 100 km

No, non lo è di certo. Ma la paura di non farcela ha sfiorato anche loro. “In realtà ero sicuro che avrei raggiunto l’obiettivo dei 100 km, solo non sapevo in quanto tempo. E poi – ci spiega Claudio – essendo in due le preoccupazioni erano legate anche a lei. Perché se le fosse successo qualcosa naturalmente non avrei proseguito”.

Ed è questo quello che più ci colpisce di tutta questa storia. La loro regola è sempre stata “si parte insieme e si finisce insieme”. Si viaggia all’unisono, non c’è spazio per egoismi perché “i problemi dell’altro diventano, in quel pezzo di strada, anche i tuoi. E non si incolpa mai l’altro per le sue ‘debolezze’”.

Sembra proprio uno degli insegnamenti che la pandemia ci ha lasciato.