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Vaccini e passaporto sanitario, nuova prospettiva per il turismo. “Anno terribile, ma poi viaggiare sarà ancora più bello”

La titolare dell’agenzia ‘Travel&Book’ di Termoli Donatella Langiano parla delle conseguenze della pandemia per il settore e le iniziative per ripartire. “Le persone non vedono l’ora di andare in vacanza e preferiscono località di mare”

Con il progressivo aumento delle vaccinazioni, cresce di pari passo la speranza e la voglia che presto anche il settore viaggi possa riprendere quota. Un settore che era in forte crescita prima della pandemia e che sta vivendo una crisi dalla quale uscirà trasformato. Lo sa bene Donatella Langiano, titolare dell’agenzia di viaggi ‘Travel&Book’ di Termoli. La porta dell’agenzia è tornata ad essere aperta dopo tanto tempo, un segnale di vitalità e di speranza.

Donatella, siamo nei giorni delle festività pasquali. In un anno normale sareste stati molto indaffarati.

“Sì, questo per noi era solitamente un periodo di grande lavoro. Adesso invece lavoriamo per chi ha esigenza di rientrare in Italia oppure guardiamo all’estate”.

Quando potrà ripartire il turismo?

“Bisogna chiarire che si può viaggiare per turismo già ora”.

Si può andare all’estero ma non visitare posti in Italia. Con l’ordinanza del ministro Speranza che è sembrata una toppa peggio del buco.

“È difficile comprendere come una quarantena di 5 giorni e un ulteriore tampone a seguire possano essere una misura utile per i viaggiatori che hanno eseguito già un test 48 ore prima del rientro. Non si può non leggere questa ordinanza come una conseguenza di tutte le sterili e inutili polemiche portate avanti da Federalberghi. Così abbiamo perso tutti”.

Intanto le compagnie aeree si stanno organizzando per la ripartenza.

“Ci sono Paesi europei nei quali si può viaggiare per turismo, come la Spagna dove i locali sono aperti con restrizioni. Si viaggia con un tampone molecolare negativo nelle 72 ore precedenti la partenza e in altri fuori dall’Europa come Thailandia, Australia o Nuova Zelanda con determinate regole di ingresso. Poi ci sono i voli Covid Tested che sono in overbooking”.

Vogliamo spiegare cosa sono questi voli e perché sono pieni?

“Sono voli che comprendono tamponi molecolari prima della partenza e del rientro, con assicurazione che copre le spese sanitarie e la permanenza in un Covid hotel in caso di positività prima del ritorno. Ci sono voli charter per le Canarie e voli di linea ma non turistico per New York di questo tipo”.

Per una ripartenza più consistente però l’Ue sta per varare il passaporto sanitario europeo. Una buona idea?

“Certo e va chiarito che non è una discriminazione per chi non ha fatto il vaccino perché avrà valenza anche il tampone molecolare negativo o il test sierologico per dimostrare di avere gli anticorpi dopo aver superato la malattia”.

Però il passaporto sanitario dovrebbe essere pronto a metà giugno, mentre chi è vaccinato freme dalla voglia di partire.

“È così e devo dire che per fare un esempio ci sono voli per le isole greche nel mese di maggio che costano pochissimo, mentre a giugno i prezzi già salgono. Inoltre queste isole con pochissimi abitanti sono praticamente tutte covid free. Solo che oggi la Grecia è in lockdown, quindi bisogna attendere. Certamente c’è una grande aspettativa, specie da parte di chi ha sempre lavorato in questo anno di pandemia e ha voglia di vacanze”.

Potrebbero essere favorite le nazioni più avanti nella campagna vaccinale nei prossimi mesi?

“Viene subito da pensare a posti come Israele o Dubai, in cui anche non essendo vaccinati la probabilità di contrarre il virus oggi è minima. Bisogna capire come andranno le cose altrove”.

Iniziano ad arrivare richieste dai clienti?

“Abbiamo riaperto l’agenzia lunedì scorso anche per dare un segnale. Noi ci siamo. Detto questo, i clienti fidelizzati ci hanno già contattato per prendere informazioni in vista dell’estate”.

E cosa chiedono?

“Località di mare. Anche se a Termoli il mare c’è, sono tanti quelli che chiedono della Sicilia o del Salento. Che poi non vuol dire andare semplicemente al mare, ma anche conoscere una cultura diversa, con tradizioni e cucina da scoprire”.

Sarà un’altra estate con preferenza per mete italiane quindi?

“Sembra di sì e anche in questo caso le città d’arte potrebbero subire una crisi maggiore. Al contrario, mi ha colpito la richiesta di un cliente che vuole visitare dei piccoli borghi. Potrebbe essere un’occasione anche per il Molise”.

Nell’immediato invece nessuna richiesta?

“Sembra strano ma quel poco che facciamo è un lavoro dedicato a persone che hanno esigenza di rientrare in Italia da Paesi come Albania o Marocco. Persone che spesso non vedono i propri genitori da un anno. Ho una cliente marocchina, ad esempio, che nonostante abbia la cittadinanza italiana non riesce a tornare perché il suo Paese ha chiuso lo spazio aereo con l’Italia e non può stare una notte in Francia, se volesse fare scalo lì, perché non è previsto il pernottamento per fini turistici”.

Un po’ come successe l’anno scorso a marzo quando scattò il lockdown?

“Sì, quello fu un periodo molto complicato. I primi tempi ci concentrammo sulla riprotezione, cioè trovare soluzioni per italiani costretti fuori dai confini nazionali dal blocco aereo e con esigenza di rimpatriare. Devo dire che il Governo all’epoca ci ha un po’ sfruttato senza darci i giusti ristori. In molti casi ho fatto rientrare persone senza chiedere loro il mio guadagno”.

È trascorso un anno e la situazione per il vostro settore non è migliorata. Come si supera un periodo così?

“Non è facile, ormai è da un anno che viviamo in questo modo ed è terribile. Personalmente ho visto crollare il mio lavoro per fattori che non sono personali. Non è semplice pensare che non hai entrate, non guadagni nulla. Ci vuole molta resilienza e spirito positivo”.

Qual è stato il momento più duro?

“Forse verso ottobre, con la seconda ondata, perché non ce l’aspettavamo ed eravamo già privi di energia. In estate avevamo lavorato un po’, anche grazie alle Isole Tremiti che abbiamo qui vicino. Però senza viaggi di nozze abbiamo fatto molto poco”.

C’è almeno un aspetto positivo da conservare di questo periodo?

“Lasciamo perdere (sorride, ndr). Certo, ho cercato di impiegare il tempo per fare formazione. Ho seguito dei corsi, fatto dei webinar. Mi sono migliorata nel cercare i voli e ora sono un mostro nel farlo. Ho anche nuove competenze contabili. Sicuramente sono più completa. Ho anche approfittato per leggere molto e pubblicare un libro sulle Tremiti”.

Avete avuto dei ristori?

“Sì, ma sono davvero poca cosa e molte agenzie non hanno avuto i ristori dedicati del Mibact. Ho dei dipendenti in cassa integrazione e spesso penso a loro, non è facile”.

Viene da dire ‘se avessi fatto altro, adesso chissà…’?

“Sì, è normale pensarci. Io facevo l’avvocato, professione svolta per 10 anni e con buoni risultati. Dal 1996 al 2002 ho lavorato anche in agenzia e a un certo punto ho dovuto scegliere. Ma è stata una scelta consapevole quella di dedicarmi anima e corpo all’agenzia di viaggi. È un lavoro che mi piace e faccio con passione”.

Nonostante le difficoltà lo spirito sembra non aver risentito delle difficoltà.

“Devi affrontare le cose così. Se non fai questo lavoro col sorriso, ma come se fosse una cosa pesante, non vai avanti. Trovo che in questo le donne abbiano una marcia in più rispetto agli uomini. Riusciamo a tirare fuori il meglio dalle difficoltà maggiori”.

Da queste difficoltà come uscirà il vostro settore?

“So di colleghi che hanno preferito chiudere, altri che hanno mollato. Credo sia molto una scelta soggettiva, a seconda di come si reagisce individualmente. Ho visto persone che sono rimaste prive di energia e hanno preferito non impegnarsi più, nemmeno nei ristori. Sicuramente il settore è stato duramente colpito, bisogna guardare la realtà. Ma bisogna anche avere uno spirito propositivo e pensare a una prospettiva di rinascita”.

Per un attimo si metta nei panni di un viaggiatore.

“Non mi è difficile, amo viaggiare”.

Ecco, che cosa impareremo come viaggiatori dalla pandemia?

“Sono sicura che assaporeremo meglio anche le piccole cose. Sedersi a tavola a mangiare in un ristorante tipico, riempire la valigia di inutili souvenir. Anche il semplice avere un biglietto in mano. Personalmente non vedo l’ora”.