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Traffico di rifiuti, Antimafia scopre organizzazione criminale che avvelenava la terra. Sono le stesse ecoballe scoperte in BassoMolise

Le indagini dell'Antimafia hanno scoperto un'organizzazione criminale che faceva arrivare rifiuti dalla provincia di Caserta e li stoccava abusivamente fra San Severo, Chieuti e Vasto. Oggi tre arresti e un sequestro da 1,6 milioni. Ma ci sono molti punti in comune col ritrovamento nelle campagne molisane di un anno fa.

Un’organizzazione criminale attiva tra Campania, Puglia e Abruzzo è stata sgominata da un’operazione che ha visto la collaborazione fra carabinieri di Bari e Guardia di Finanza di Foggia. Sei le ordinanze cautelare, fra cui tre arresti operati dalle forze dell’ordine. Nel mirino il traffico e lo stoccaggio abusivo di enormi ammassi di rifiuti misti, classificabili come scarti della raccolta differenziata. Rifiuti praticamente uguali a quelli ritrovati un anno fa nelle campagne di San Martino in Pensilis in tre diversi siti, che a distanza di un anno si trovano ancora nello stesso posto, dove la terra non è stata ancora bonificata.

Tre enormi discariche abusive che avevano immediatamente fatto pensare alla mano della criminalità organizzata. Attualmente non risulta che questi tre ammassi di rifiuti siano collegati all’operazione emersa stamane, ma tutto fa credere che possa esserci una connessione.

Tonnellate di rifiuti industriali scaricati nelle campagne del Molise: c’è l’ombra dei clan, scattano le indagini

Infatti stoccaggi dello stesso tipo sono stati scoperti negli scorsi anni al confine con il Molise e in particolare in capannoni industriali di Vasto e di San Salvo. Non si può dare per certo quindi che il ritrovamento avvenuto nell’aprile 2020 in territorio di San Martino in Pensilis, vicino Guglionesi, sia opera della stessa organizzazione criminale, ma intanto a un anno di distanza quei rifiuti sono ancora lì, sotto il sole e sotto la pioggia, senza che nessuno si sia preso la briga di rimuoverli e senza che ci sia alcuna novità sulle indagini aperte.

È invece di oggi la notizia che il Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari e il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Foggia, unitamente al Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata (SCICO) della Guardia di Finanza e ai Nuclei Operativi Ecologici dei Carabinieri di Bari e Pescara e con l’ausilio di un elicottero della Sezione Area della Guardia di Finanza di Bari, hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Tribunale di Bari – Sezione GIP, che ha disposto l’applicazione di 6 misure cautelari personali nei confronti degli appartenenti ad una strutturata organizzazione criminale, operante tra Campania, Puglia e Abruzzo, dedita al traffico e allo smaltimento illecito in aree e depositi non autorizzati di ingenti quantitativi di ‘rifiuti speciali non pericolosi’ che dovevano essere conferiti in discarica.

Inoltre con provvedimento d’urgenza della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bari, sono stati messi i sigilli ai beni e ai rapporti finanziari degli indagati per un valore di 1 milione e 635mila 282 euro corrispondente alla stima del profitto illecito conseguito.

Secondo gli investigatori “il gruppo criminale era dedito all’illecito stoccaggio di rifiuti solidi, prevalentemente provenienti da Comuni della provincia di Caserta, in siti all’aperto o all’interno di capannoni industriali reperiti nella Provincia di Foggia e di Chieti. I rifiuti misti, classificabili come scarti della raccolta differenziata – cosiddetti “fine nastro” – sono stati scaricati e ammassati in capannoni industriali oppure accatastati in un’area recintata con muri alti oltre 4 metri, allo scopo di evitare che la discarica abusiva fosse visibile dalla pubblica strada”.

Viene ritenuto “figura apicale e punto di riferimento dell’organizzazione un imprenditore pregiudicato di San Severo che, in collaborazione con uno dei suoi fratelli (un terzo fratello è indagato a piede libero), titolari di imprese nel settore del recupero di cascami e rottami metallici, e di due imprenditori casertani, anch’essi fratelli, operanti nel settore dei servizi logistici, ha sistematicamente e scientemente pianificato nei minimi dettagli, con ripartizione di ruoli e compiti – anche nel periodo in cui era sottoposto a misura restrittiva domiciliare per reati della stessa specie accertati in una precedente indagine condotta dall’Arma dei Carabinieri – il trasporto dalla provincia di Caserta a quella di Foggia e di Chieti di balle di rifiuti misti, recando grave e perdurante pregiudizio per l’ambiente e per i siti contaminati nonché destando allarme sociale nelle comunità dei territori inquinati”.

L’indagine è partita da un sequestro, eseguito nel marzo 2018 dai finanzieri della Compagnia di San Severo, di una discarica abusiva realizzata all’interno di un capannone industriale a San Severo, dove erano state illecitamente ammassate 600 tonnellate di eco-balle di rifiuti indifferenziati riconducibili, come accertato da personale dell’ARPA Puglia e dal Consulente Tecnico della Procura, a scarti tessili, di plastica, gomma, legno, carta, che avevano diffuso esalazioni nauseabonde avvertite sin da fine agosto 2017.

L’attività d’indagine che ne è scaturita, in una prima fase diretta dalla Procura di Foggia, ha permesso di individuare a settembre 2018 una seconda discarica abusiva all’interno di un’area recintata di circa 3.500 mq, in agro di San Severo, di proprietà della famiglia dei fratelli sanseveresi indagati, dove erano state accatastate circa 10.000 tonnellate di balle di scarti di lavorazioni tessili, mischiati a plastiche ed altri rifiuti comunemente definiti “fine nastro” che nel tempo avevano rilasciato percolato sul suolo.

Gli inquirenti hanno accertato “l’esistenza di un’abituale e sistematica illecita movimentazione di rifiuti speciali derivanti dallo scarto della raccolta dei rifiuti solidi urbani, provenienti dalla Campania, finalizzata ad un loro smaltimento in discariche abusive”, fattore che ha determinato il subentro nella direzione delle indagini della competente Procura Distrettuale Antimafia di Bari. 

Sono seguiti poi i sequestri di altre due discariche abusive (entrambe al confine col Molise) di rifiuti speciali non pericolosi, realizzate all’interno di due capannoni, uno a Vasto di circa 1.250 mq nell’ottobre 2018, quando i carabinieri trovarono un muro di 1.500 tonnellate di eco-balle alto 6 metri, maleodoranti, in cui erano compattati rifiuti misti, prevalentemente contenitori e imballaggi anche di sostanze pericolose.

Il secondo capannone, di 1.600 mq a Chieuti, dove nel novembre 2018 sono state rinvenute ammassate a tutt’altezza – per 5 metri – 1.000 tonnellate di eco-balle costituite da scarti degli impianti di selezione e valorizzazione dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata urbana. Le vetrate del capannone erano state opportunamente oscurate per impedire che dall’esterno potessero essere visibili le cataste di rifiuti.

Complessivamente le attività investigative hanno permesso il rinvenimento e il sequestro di 13.100 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi (compattati in eco-balle); 3 capannoni industriali e un’area di 3500 mq.  

Riconosciuti i gravi indizi di colpevolezza raccolti dalla polizia giudiziaria a carico degli indagati per i ripetuti episodi di trasporto e illecito smaltimento di rifiuti speciali che dovevano invece essere avviati in discarica, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari ha disposto diverse misure cautelari nei confronti di sei persone reputate parte del sodalizio criminale, di cui 3 residenti nella provincia di Caserta. Per due persone è scattato l’arresto con trasferimento in carcere, una è agli arresti domiciliari e tre hanno avuto il divieto di dimora nelle regioni di Puglia e Abruzzo.

Le indagini hanno evidenziato poi un “profitto” illecito – in termini di costi di smaltimento in discarica non sostenuti dall’organizzazione – di oltre 1,6 milioni di euro e per questo è scattata la richiesta dell’emissione di un decreto di sequestro dei beni mobili ed immobili oltre alle liquidità bancarie e finanziarie nella disponibilità del gruppo criminale.

La Direzione Distrettuale Antimafia ha disposto il sequestro preventivo d’urgenza eseguito oggi di 4 compendi aziendali, 4 quote societarie, 4 fabbricati, 9 terreni, 4 polizza vita, 38 rapporti finanziari per un totale di 1 milione e 635mila 282 euro corrispondente all’illecito profitto da reato conseguito dagli indagati.

Alla luce di quanto accaduto oggi, si fanno ancora più urgenti le risposte riguardo alla vicenda molisana, ben tenendo presente che il riserbo sulle indagini appare comprensibile. Come è possibile che a più di un anno da quella scoperta avvenuta in pieno lockdown non sia stato fatto il necessario per rimuovere quelle ecoballe dai terreni di San Martino? Più di un anno in cui quei rifiuti hanno chiaramente provocato l’inquinamento di quel terreno e delle aree circostanti. L’intervento di rimozione, una volta avviate le indagini della magistratura, avrebbe dovuto essere di massima urgenza e invece a quanto fa pare non sembra fra le priorità. E non si può certo accollare al Comune, che in questo caso è vittima, l’onere della bonifica.