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Sistema Iorio, processo alle battute finali: in settimana le richieste di condanna per i 15 imputati

Mercoledì in aula le richiesta del pubblico ministero e le conclusioni della parte civile. L'ex governatore è il principale indagato, difeso da Messere

Il processo sul cosiddetto “sistema Iorio” si avvia alle battute finali. Iniziato nel 2016, a distanza di cinque anni, mercoledì 21 aprile, torna in aula con la requisitoria della pubblica accusa. Il Pm Francesco Santosuossi formulerà al collegio la richiesta di condanna per i 15 imputati.

L’inchiesta portata avanti dall’allora procuratore Armando D’Alterio ipotizza a loro carico e a vario titolo: corruzione, concussione, abuso d’ufficio, peculato, falsità materiale e ideologica, estorsione, violenza privata, bancarotta e ricettazione.

Sul banco degli imputati ci sono politici e non solo. Al vaglio del tribunale un fascicolo che conta decine di migliaia di pagine che raccontano vicende diverse ma che – secondo quanto sostento dalla pubblica in questi anni  – hanno come legame la figura dell’ex presidente della Regione, Michele Iorio. L’ex governatore, in caso di condanna, sarebbe costretto a lasciare il posto che attualmente occupa in qualità di consigliere regionale.

Un’indagine lunga e complessa, soprattutto nella fase di garanzia caratterizzata però anche dalla profondità del contradditorio che si è poi realizzato.

“Se dopo un contradditorio di un anno e nove mesi – disse all’epoca dei fatti e all’esito dell’udienza preliminare il procuratore D’Alterio – l’accusa regge, salvo ipotesi marginali, per alcune delle quali io stesso avevo chiesto il proscioglimento, è evidente che i fatti ci hanno dato ragione”. Per concludere: “Un contradditorio così ampio non è stato solo un filtro relativo all’indagine, ma si tratta anche di un sigillo di correttezza dell’indagine. E questo è molto importante per il clima che si è realizzato all’esterno del processo. E’ molto importante anche per affermare soprattutto la correttezza degli investigatori della Polizia, dal più alto vertice e fino all’ultima, meno elevata, qualifica, al cui impegno si deve anche il risultato delle indagini. Un ringraziamento questo che va esteso pure ai Carabinieri e alla Finanza, che hanno collaborato, e al personale amministrativo della Procura”.

L’avvocato Arturo Messere, uno dei difensori dei principali indagati ha sempre ribadito che soprattutto nei confronti di Iorio su dieci capi di imputazione per “cinque di questi abbiamo ottenuto il proscioglimento”. Da qui la sua certezza di un’inchiesta “colabrodo”.

Una scrematura, secondo il legale, che dimostrerebbe come il “Sistema Iorio” è ben altro, “non certamente quello che ritiene la Procura della Repubblica”.