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“Sistema Iorio”, corruzione ed estorsione. L’accusa chiede un totale di 69 anni per i 16 imputati

Si è tenuta questa mattina la requisitoria del sostituto procuratore che ha confermato le accuse a carico delle persone coinvolte nell'inchiesta che fu coordinata da Armando D'Alterio. L'ex governatore: "Durante la mia carriera politica in Regione ho subìto 23 processi. Tutti terminati con assoluzione con formula piena. Questo sarà il 24esimo"

La pubblica accusa, rappresentata in aula dal sostituto procuratore Francesco Santosuossi, ha confermato le accuse a carico dei sedici imputati nell’ambito del processo sul cosiddetto “sistema Iorio”. Inchiesta che risale all’epoca in cui l’attuale consigliere della regione (Michele Iorio, appunto) era governatore e a capo della procura c’era Armando D’Alterio che condusse l’indagine ipotizzando – a carico di quelli che alla fine sono stati 16 imputati – i reati di: corruzione, concussione, abuso d’ufficio, peculato, falsità materiale e ideologica, estorsione, violenza privata, bancarotta e ricettazione.

Una requisitoria che ha ripercorso le fasi salienti dell’indagine e che alla fine si è conclusa con la richiesta di condanna per tutti gli indiziati. Il totale: 69 anni di reclusione.

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Sul banco degli imputati ci sono politici, imprenditori, editori, dirigenti della Regione e degli enti sub regionali, funzionari dell’Asrem, che a vario titolo avrebbero commesso – secondo la procura – i reati in questione.

La pena maggiore Francesco Santosuossi l’ha chiesta per un imprenditore che all’epoca dei fatti era titolare di un quotidiano che avrebbe usufruito di denaro pubblico. Per questi il Pm ha chiesto una condanna a 12 anni di reclusione.

Per l’imputato principale, l’ex governatore Michele Iorio, sono stati chiesti 6 anni di reclusione.

Ai dirigenti regionali, invece, stando alla ricostruzione del Pm spetterebbe una pena di 3 anni e 6 mesi.

Cinque anni invece la condanna chiesta per l’ex dirigente Asrem. Per tutti gli altri imputati le pene richieste non scendono sotto i 3 anni.

Al vaglio del collegio giudicante un fascicolo che conta decine di migliaia di pagine che raccontano vicende diverse ma che – secondo quanto sostento dalla pubblica in questi anni – hanno come legame la figura dell’ex presidente della Regione, Michele Iorio. L’ex governatore, in caso di condanna, sarebbe costretto a lasciare il posto che attualmente occupa in qualità di consigliere regionale.

Un’indagine definita “lunga e complessa”, soprattutto nella fase di garanzia caratterizzata però anche dalla profondità del contradditorio che si è poi realizzato.

Di parere contrario gli avvocati degli imputati che invece parlano di “accanimento” ingiustificato e quindi di sostanziale assenza dei capi d’imputazione.

Se dopo un contradditorio di un anno e nove mesi – disse all’epoca dei fatti e all’esito dell’udienza preliminare il procuratore D’Alterio – l’accusa regge, salvo ipotesi marginali, per alcune delle quali io stesso avevo chiesto il proscioglimento, è evidente che i fatti ci hanno dato ragione”.

“Dopo 10 anni di processo – ha scritto in una nota l’ex governatore Michele Iorio – non ho ancora ascoltato una sola motivazione derivante da una prova che giustifica la richiesta di sei anni di condanna a mio carico. Questa mattina ho assistito solo a libere interpretazioni dell’accusa che verranno puntualmente confutate dai miei legali. Ho la coscienza pulita, anzi pulitissima. Durante la mia carriera politica in Regione ho subìto 23 processi. Tutti terminati con assoluzione con formula piena. Questo sarà il 24esimo”.

L’avvocato Arturo Messere, uno dei difensori del consigliere Michele Iorio, insieme ai suoi colleghi, ha sempre parlato di inchiesta “colabrodo”, e a dimostrarlo ci sarebbe anche il proscioglimento del suo assistito da ben cinque dei dieci capi d’imputazione.

Una scrematura, secondo il legale, che dimostrerebbe come il “Sistema Iorio” è ben altro, “non certamente quello che ritiene la Procura della Repubblica”.

Tuttavia, terminata la fase della requisitoria e quelle delle parti civili che pure hanno relazionato questa mattina, si torna in aula a settembre per le arringhe. La sentenza è prevista per novembre.