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Poetessa della termolesità, il ricordo di Rosa Maria Cappella a 8 anni dalla sua morte

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Oggi voglio ricordare, ad 8 anni dalla sua morte, la professoressa e poetessa Rosa Maria Cappella di cui mi onoro di essere stato suo carissimo amico.

La professoressa Rosa Maria Cappella nasce a Termoli il 22 marzo 1938 da una famiglia del ceto medio locale. Il padre Carlo era un vigile urbano ma, nel tempo libero, amava dipingere e suonare il sax. La madre Carmela Rucci era casalinga e abile ricamatrice di corredi. Rosa Maria frequenta le scuole elementari presso il l’Istituto “Gesù e Maria” nel borgo vecchio e, fin da piccola, si innamora di quello che erano la vita, i personaggi e i racconti della gente che viveva tra i vicoletti e le piazzette del borgo.

Con l’aiuto delle zie Italia e Filomena, studia e, da privatista, consegue la licenza media e poi il diploma di maestra elementare. Si iscrive all’Istituto Universitario Orientale di Napoli e, il 4 luglio 1967, si laurea in lingue e letterature dell’Europa occidentale: Inglese, Francese e Tedesco. Nel 1967 inizia ad insegnare lingua inglese, prima come precaria e, dopo l’abilitazione, come insegnante di ruolo itinerante in diverse scuole del basso Molise e poi presso il Liceo Scientifico di Termoli. Conclude la sua carriera come insegnante presso la Scuola Media “Brigida” di Termoli fino al pensionamento nell’anno 1996.

libro rosa maria cappella

Nel 2009 pubblica il libro “Chacchiarianne”, una raccolta di poesie in vernacolo che riscuote un grande successo tra gli amanti della “termolesità” e non solo.

La presentazione del libro, organizzata da Stefano Leone presso il cinema Sant’Antonio il 22 ottobre del 2009, vede una grande partecipazione di pubblico che, con scoscianti applausi, battezza Rosa Maria tra i grandi poeti locali come Giuseppe Perrotta, Raffaello d’Andrea e suo zio Carlo Cappella.

Antonio Bianchini così presentava il suo libro:

Racconta, con dovizia di particolari: fatti, personaggi e cronaca paesana, con amore e tanta passione, si che quanto narrato possa sembrare inventato, mentre è frutto della sua arte poetica e della lucida memoria che fa di ogni vicenda una espressione gentile del suo animo. Ti pare allora di sentire odori e profumi che si sprigionano dai vicoli del paese vecchio (“a fretture di scarpelle, u prefume di geranei”) e allo stesso modo ti vedi immerso nei discorsi di personaggi, i cui nomignoli e soprannomi, ancora oggi sono presenti nel nostro quotidiano. La sua sensibilità e capacità di narrare utilizzando il dialetto luoghi e fatti da lei veramente vissuti e, non in un immaginario come invece si riscontra in tanti altri cultori del “termolese”, pur bravi ma non sempre reali, la sua sensibilità e capacità, dicevo, aiutano a riscoprire il desiderio di coltivare la memoria storico-culturale in noi che ancora abbiamo la passione di questa nostra terra.

rosa maria cappella e marito

Negli ultimi anni della sua vita, ormai malata e impossibilitata ad uscire, andavo spesso a trovarla perché lei era “assetata” di sapere cosa si faceva a Termoli e gli avvenimenti che si succedevano. Ad accogliermi, insieme a lei, il marito Carmine Laquaglia. Ogni volta che valicavo il portone d’ingresso di casa sua con una splendida visuale sul nostro mare, ormai era consuetudine farmi trovare un vassoio di ottimi pasticcini alla crema e una bottiglia di passito di Pantelleria. Rosa Maria mi recitava le sue ultime poesie che purtroppo non sono state pubblicate e mi pregava sempre di rimanere ancora un po’ con lei per una passione che ci accomunava: l’amore che ci legava alla nostra bella Termoli.

Rosa Maria si spegneva il 7 aprile del 2013 ma di lei ci restano tante belle poesie dedicate alla Termoli della sua gioventù e che sarebbe bello far conoscere alle nuove generazioni di studenti ai quali per anni aveva dedicato  tante tante ore della sua vita.

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