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Per Lauretum, sulle ali di una tradizione antichissima. Cibi sacri tra gli ulivi

L’anima di un mondo antico palpita in una tradizione singolare a forte valenza simbolica ed espressiva. E grazie alle mani sapienti di poche anziane, per fortuna in paese ancora sopravvive.

Nel periodo pasquale, secondo il rituale di una usanza singolare, vengono preparati dei cestini per i più piccini, dalla forma strana, che dà spazio al volo della fantasia, secondo princìpi di una filosofìa antica. I cestini contengono all’interno un uovo sodo ben protetto, da consumare rigorosamente sulla rotonda collina di Santa Maria di Lauretum, il giorno del Lunedì in Albis.

cestini pasqua colletorto

Giornata di festa, appunto, della Madonna Lauretana dalla Pelle Olivastra, che, solitamente, risiede in una chiesetta rurale solitaria, tra il verde argenteo del suo oliveto circolare. Si tratta, dunque, di un cibo sacro della tradizione pasquale locale. Prodotto dai forni locali, e, sull’esperienza di Zia Nina in Via Capitanata, coinvolge altre anziane.

cestini pasqua colletorto nonna fabrizio occhionero

In questo contesto di antichi sapori, Nonna Teresa svolge un ruolo di primo piano, affiancata dalle due figlie che hanno raccolto i segreti di famiglia. Col suo sapere ancestrale, proprio di fronte alla “Porta Castello” del vecchio borgo, coinvolge un po’ tutti i componenti della famiglia Minotti. Così l’attiva nonnina sale in cattedra. Ne prepara tanti di piccoli cestini per non cancellare il sapore di una tradizione che si perde nella notte dei tempi.

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In dialetto colletortese vengono chiamati “I cesc’tille de Pasque”. Come si può vedere dalle immagini, nonna Teresa, che porta benissimo i suoi 91 anni, ne prepara tanti per i nipoti ed i bimbi del vicinato. L’antica ricetta è molto semplice. Come del resto era semplice la vita d’un tempo. Indubbiamente è legata al cammino di una storia che s’intreccia a curiose geometrìe rurali, alla sacralità dell’olio e del  paesaggio degli ulivi. Il telaio del cestino, infatti, viene realizzato con una “bacchetta” della cultivar autoctona del luogo: l’Oliva Nera di Colletorto.

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Tanti polloni, dunque, quei rametti elastici che crescono alla base del tronco di ulivo, vengono raccolti negli oliveti per realizzare i cestelli con l’uovo, da portare in mano nel giorno della festa tradizionale. Le cosiddette “bacchette”, grazie alla loro elasticità, possono essere incrociate e lavorate con maggiore facilità. Dopo aver preparato  la pasta per ottenere delle lunghe strisce, simili a serpentelli, i cosiddetti “cia_ce“ in vernacolo colletortese, si procede al rivestimento dell’uovo e del telaio a forma ovale.

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In queste forme simboliche c’è il cammino dell’uomo fin dai suoi albori. Il sacro legame religioso con la Madonna Madre, protettrice e fonte di vita, s’intreccia ai frammenti di uno spirito pagano, multiforme e strano, radicato nell’aspetto zoomorfico che assumono appunto i cibi oppure i dolci pasquali. La forma di una serpe, con testa e coda ricongiunte, infatti, ricorre nei “taralli con l’acqua”, nei “taralli con le uova” e nel singolare cestino che  Nonna Teresa da tempo prepara con tanta premura.

Nel campo demologico questa morfologia arcaica denota la spinta verso il rinnovamento del mondo rurale. Dopo il letargo invernale, si spera che questa energia sia benevole e fruttuosa, a vantaggio dei bisogni dell’uomo. L’uovo, ben protetto nel cestino, è il simbolo di una nuova vita, delicata, che sta per nascere. Questo cibo sacro di buon auspicio, secondo tradizione, deve essere consumato dai bambini, perchè nel loro cammino hanno la possibilità di scrivere una pagina di vita senz’altro più felice.

colletorto processione lauretum lunedì in albis

Per questo motivo, a conclusione della processione della Madonna in mezzo agli ulivi, portata a spalle dalle donne, il parroco, dopo aver benedetto le campagne, benedice sul sagrato con l’acqua santa tutti i bambini. Quest’anno le varianti del Covid-19 negano per la seconda volta questa meravigliosa tradizione. L’appuntamento è, dunque, rinviato all’anno prossimo.