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Braccianti, pescatori e operai degli allevamenti: “I lavoratori più umili dimenticati dai ristori del Governo”

I rappresentanti sindacali hanno incontrato questa mattina il nuovo prefetto di Campobasso per esporre le criticità che sta attraversando il settore agricolo: "I lavoratori sono esclusi ancora una volta da qualsiasi forma di ristoro dagli ultimi provvedimenti del Governo". Il dramma degli addetti negli agriturismi e nel settore florovivaistico: "Non sono nemmeno riusciti ad accedere al sostegno al reddito della disoccupazione agricola perchè non hanno raggiunto i requisiti minimi delle giornate lavorate nell'arco dell’anno".

Vivono e mantengono le loro famiglie con un reddito che si aggira sugli 8-9mila euro all’anno. Sono i braccianti che si spaccano la schiena nei campi del Basso Molise (tra Ururi, Campomarino, San Martino in Pensilis e Montenero di Bisaccia), addetti dei caseifici, negli allevamenti di bovini dell’Alto Molise o di polli nella zona tra Riccia e San Giuliano di Puglia. Oppure impiegati nelle cooperative agricole o nelle ditte che trasformano ad esempio finocchi e broccoli e che annoverano anche molte donne.

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Un mestiere durissimo, in cui ci si spaccano la schiena e le mani dopo giornate scandite dalla sveglia all’alba, dal sudore e dalla fatica nelle piccole aziende del Molise che svolgono un’attività essenziale e che quindi non si è fermata a causa dell’epidemia.

Eppure sono lavoratori dimenticati. Ne sono circa mille in Molise, inquadrati con il contratto agricolo. “Svolgono un lavoro faticosissimo, oltre a una funzione fondamentale perchè se a tavola ogni giorno possiamo consumare prodotti freschi, frutta, verdura e latticini è grazie a loro”, rimarca Florinda Di Giacomo, sindacalista della Flai Cgil. “Sono i lavoratori più umili, ma i più essenziali”. Sono rimasti esclusi da qualsiasi forma di sostegno al reddito che il Governo ha varato per aiutare quei comparti paralizzati dalla pandemia provocata dal coronavirus.

Il rinnovo del contratto è una priorità per i sindacati. “E’ un passaggio necessario perchè il contratto collettivo dà pari garanzia a tutti i lavoratori a livello nazionale”, insiste l’esponente della Cgil. “In Molise poi si aggiunge un altro problema: il contratto regionale per i lavoratori agricoli è stato rinnovato nel 2018, dopo diciotto anni di vacatio. Per cui è necessario riaprire il tavolo con Cia, Coldiretti e Confagricoltura perchè bisogna pensare che in Molise un operaio comune percepisce 49 euro al giorno e bisogna rinnovare al più presto questo contratto, non si possono aspettare altri 18 anni. Parliamo di persone che guadagnano meno di 10mila euro all’anno”. 

E’ stato un anno nero anche per gli addetti negli agriturismi e nel settore florovivaistico che hanno lavorato per pochissime giornate: “Non sono nemmeno riusciti ad accedere al sostegno al reddito della disoccupazione agricola perchè non hanno raggiunto i requisiti minimi delle giornate lavorate nell’arco dell’anno”.

Per non parlare degli operai forestali o dei pescatori: per questi ultimi non ci sono nemmeno gli ammortizzatori sociali nonostante il periodo di inattività legato al fermo. “Il periodo di fermo biologico non è supportato da un adeguato ammortizzatore sociale – osserva ancora Di Giacomo – e questi lavoratori hanno solo un’indennità che si aggira sui 30 euro a giornata. C’è bisogno di strutturare non solo la tutela reddituale, ma anche rafforzare la sicurezza sul lavoro: gli addetti di questo comparto sono sprovvisti di malattie professionali, non esiste un Testo unico per la sicurezza”. Eppure “questo settore è molto legato al turismo grazie alla peculiarità del nostro prodotto ittico”.

Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil questa mattina, oltre ad organizzare un piccolo presidio in piazza Prefettura (nel rispetto delle norme anti-covid), hanno esposto al nuovo prefetto di Campobasso Antonio Cappetta le criticità di questo comparto: a loro dire, tale segmento dell’economia è stato trascurato dal Governo.

I sindacati hanno dunque rivendicato il riconoscimento di un bonus stagionale, l’estensione della Naspi (l’indennità mensile di disoccupazione) ai dipendenti a tempo indeterminato delle cooperative, la cassa integrazione stabile anche per i pescatori dal momento che “l’attività della pesca si è fortemente ridotta”.

“Bisogna includere anche questi lavoratori nella platea che ha diritto a un ristoro o a un bonus”, rimarca ancora Florinda Di Giacomo. “Oppure bisogna pensare al trascinamento delle giornate agricole svolte nel 2019”. E dunque “al prefetto abbiamo chiesto di farsi portavoce di queste problematiche al Governo”.