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Matrimoni ed eventi bloccati, 6mila aziende in crisi: “Vogliamo una data certa per riaprire”

La protesta degli operatori di un settore fermo da oltre un anno: "Porteremo al presidente Toma un protocollo stilato per dare regole certe". Il flashmob è andato in scena davanti al Consiglio regionale e in contemporanea in dodici capoluoghi italiani.

Chissà quante fedi rimaste nei cassetti, quanti ‘sì’ trasformati in ‘no’ o magari in ‘ni’. La pandemia ha inciso su tutto e tutti. Matrimoni compresi. Niente cerimonie, ristoranti e banchetti banditi, viaggi di nozze manco a parlarne. Con la piccola tregua concessa la scorsa estate ma sempre per pochi intimi. Non c’è dubbio: il settore degli eventi e dei matrimoni in particolare è caduto in una crisi nerissima. E purtroppo l’ultimo Decreto Draghi non ne fa menzione, non prevede protocolli aggiornati che arrivano invece dalla categoria.

Protesta flashmob matrimoni eventi

Un comparto crollato, centinaia di famiglie in difficoltà e che ora chiedono di poter riaprire. “In sicurezza e con tutti i protocolli del caso” sottolineano. “Non siamo irresponsabili” dicono le diverse persone che si sono date appuntamento davanti al Consiglio regionale. Si parla di un settore che coinvolge addirittura seimila aziende: dai fotografi ai videografi passando per le sale ricevimento, i negozi in cui si fanno le liste nozze, pasticcerie, agenzie di viaggi e tanti altri soggetti che permettono la perfetta riuscita di una festa o fanno da sfondo all’evento.

“L’intera filiera non lavora ormai da 14 mesi – spiega il capo delegazione di Federmep per il Molise, Mauro Di Salvatore –. E non viene ristorata e in più deve pagare le tasse. Siamo scesi in piazza per la prima volta in tutta la storia, di solito siamo bravi a raccontare e a realizzare i sogni di tante persone. Purtroppo, dopo l’ultimo decreto Rilancio, noi siamo stati dimenticati anche questa volta”.

Protesta flashmob matrimoni eventi

A Campobasso è andato in scena una sorta di flashmob, assolutamente pacifico ma carico di emotività: si parla di lavoro perso, di continui rinvii. Giustificati dalla pandemia, è vero, ma viste le tante riaperture stabilite dal presidente Draghi forse è scoccata l’ora anche per la rinascita degli eventi, matrimoni in primis. Ad organizzare la protesta, in contemporanea con altri undici capoluoghi di Regione, ‘Unanime’, la confederazione delle associazioni di categoria del settore, in collaborazione con ‘Filiera Eventi Unita’.

Nello specifico, “chiediamo al Governo una data certa per ripartire perché noi lavoriamo sulla programmazione, per organizzare un evento c’è bisogno di tempo e fatica. Vogliamo dare risposte certe alle migliaia di sposi. Al presidente Toma porteremo un plico con un protocollo sanitario per la ripartenza, noi vogliamo ripartire ma in sicurezza. C’è un protocollo nazionale che a breve verrà approvato e che parla delle regole per le sale ricevimento e per tutte le cerimonie”.

C’è il fotografo che magari è rimasto aperto durante il lockdown ma senza poter lavorare, e dunque sarebbe stato meglio far parte delle attività chiuse per Dpcm. C’è chi vende casalinghi, oggetti che vanno a ruba in tempi normali per confezionare le bomboniere. E ancora, la pasticceria che realizza la torta speciale, le cartolerie che sfornano le partecipazioni per i matrimoni, i palloncini per i compleanni. Insomma, è tutto fermo al punto di partenza.

Come detto, si parla di un movimento che mette assieme circa 6mila aziende che hanno voluto far sentire la propria voce. Che si spera non rimanga inascoltata.

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