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Le basi dell’autosvezzamento

Lo svezzamento è una fase fondamentale in cui, gradualmente, viene introdotta un’alimentazione completa, eliminando poco a poco quella a base di latte materno. Vediamo insieme come affrontarlo al meglio.

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    Rispetto a qualche decennio fa lo svezzamento viene affrontato in maniera differente dai genitori e dai pediatri, che non concepiscono più l’allattamento prolungato come un problema, una cattiva abitudine da far perdere, ma rispettano maggiormente i ritmi dei bambini e il loro naturale sviluppo.

    Quanto dura l’allattamento

    A differenza di ciò che si credeva un tempo, l’allattamento, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si dovrebbe svolgere almeno fino ai sei mesi di vita, poiché il latte materno è in grado di fortificare il sistema immunitario, rendendo i bambini meno soggetti a patologie intestinali e ad allergie.

    Non vi è una data limite entro cui è necessario assolutamente toglierlo: in questa fase della vita dunque, è possibile praticare l’allattamento a richiesta, considerato che non è un bene né costringere il piccolo a poppare, né rimandare lo svezzamento, poiché potrebbe causare un attaccamento morboso nei confronti della mamma.

    Come iniziare

    Secondo la nuova concezione dello svezzamento naturale, non è più necessario sostituire il pasto a base di latte materno con pezzetti di frutta, ma basta attendere che il bambino sia in quella fase dello sviluppo in cui riesce a stare dritto senza sostegno. Si tratta infatti del momento più importante della crescita, poiché inizia a toccare gli oggetti, a essere curioso del mondo esterno e valutare tutto ciò che ha intorno.

    Per questo motivo, viene consigliato di far partecipare attivamente il frugoletto al momento dei pasti degli adulti, posizionandolo su un seggiolone e facendolo sedere a tavola con i genitori. Il bambino, imitando il comportamento dei più grandi, ovvero quello di prendere le posate e portarle alla bocca, mostrerà interesse in ciò che vede, ed è a questo punto che sarà necessario posizionare una forchetta con un pezzettino di cibo e lasciare che sia lui ad afferrarla.

    Anche se potreste ipotizzare che vostro figlio sia attratto dagli alimenti, in realtà vi sta semplicemente emulando, poiché non è in grado di distinguere ciò che si può o non può mangiare. Una volta compreso che il pargolo è ormai pronto, potrete proporgli consistenze diverse affinché possa abituarsi a ognuna di esse.

    Anche se non ha ancora i denti e non può masticare, dare solo brodo vegetale o pappine non è utile a un corretto svezzamento, ma è necessario anche sfilacciare, tritare o semplicemente schiacciare il cibo. La cottura a vapore è senz’altro la più indicata poiché riesce a mantenere inalterate la maggior parte delle sostanze nutritive.

    Ricette

    Quando il bambino è ormai consapevole della finalità del cibo, ovvero quella di essere ingerita in sostituzione del latte materno, è possibile preparare numerosi piatti per far assaggiare tutti gli alimenti possibili. In questa fase è possibile anche affinare la tipologia di dieta da seguire, se vegetariana oppure onnivora, tuttavia è bene ricordare che è sempre necessario consultare un pediatra esperto in nutrizione per decidere insieme le dosi da offrire.

    Al primo posto ci sono senza dubbio i legumi, la verdura cotta come carote e patate che si possono schiacciare, sfilacciare o ridurre in poltiglia con l’aiuto di un macchinario specifico,
    ma che consenta al piccolo di effettuare un tentativo di masticazione, abbandonando gradualmente l’istinto di suzione.

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    Anche le proteine nobili come carne e pesce si possono somministrare, partendo sempre da una consistenza in poltiglia fino ad arrivare a pezzetti microscopici e facili da ingoiare.

    Cose da non fare

    Come abbiamo già accennato, è preferibile non proporre sempre le stesse consistenze affinché possa abituarsi gradualmente a pietanze diverse, inoltre non è necessario attendere l’ultimo periodo dello svezzamento per far provare alimenti potenzialmente allergizzanti. Darne un po’ alla volta infatti, può diminuire e prevenire i casi di reazioni avverse.

    Un’altra cosa da evitare, o che comunque andrebbe limitato quanto più possibile, è il sale che è già contenuto naturalmente all’interno del cibo, così come lo zucchero, che può portare assuefazione. Nonostante sia opportuno dare la possibilità al bambino di provare consistenze e piatti differenti, è invece sconsigliato offrire tutti quei cibi preconfezionati o lavorati, come i latticini, le fritture, le bevande gassate, oppure frutta tonda e piccola come le noccioline, le olive o le ciliegie, poiché possono causare soffocamento.

    Infine, nonostante le nuove teorie sull’autosvezzamento, è preferibile non cominciare il processo prima dei sei mesi di vita, poiché l’intestino del bambino non è in grado di digerire un alimento più complesso rispetto al latte, sia materno sia in polvere.

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