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La sanità naufragata per carenza di medici. Anestesisti, al San Timoteo stop agli interventi non urgenti

Al San Timoteo con un anestesista in meno (e uno che andrà in pensione) disposto lo stop dell'attività chirurgica programmata, al Cardarelli permane l'interruzione dei ricoveri non urgenti per via del Pronto soccorso intasato e il Veneziale è ugualmente con l'acqua alla gola per un surplus di pazienti nel reparto d'urgenza con reparti che non ce la fanno ad accoglierli tutti. Gli ospedali molisani sempre più nel caos, e non è solo per via del Covid

Un anestesista in meno al San Timoteo significa mandare all’aria l’ordinaria attività dell’ospedale. E sarà realtà dalla prossima settimana: stop agli interventi chirurgici rinviabili, quelli programmati e non urgenti, insomma.

In queste ore la vicenda ha tenuto banco e sollevato diversi interrogativi ma soprattutto critiche a quello che sembra l’ennesimo colpo inferto alla sanità di Termoli e del Basso Molise. Le voci più critiche oggi sono quelle di Vittorino Facciolla, consigliere regionale nonché segretario regionale del Pd, e di Marcella Stumpo, esponente dell’opposizione di sinistra a Termoli dove proprio ieri la questione è stata dibattuta in Consiglio comunale.

Il consigliere Facciolla non usa mezzi termini: “Termoli e il Basso Molise scivolano ancora più a fondo nel baratro: come avevamo già ampiamente previsto la riduzione del numero degli anestesisti al San Timoteo inizia a generare i primi effetti deleteri e cioè che dalla prossima settimana si bloccheranno completamente tutti gli interventi chirurgici ordinari e quelli programmati e saranno garantite solo le urgenze”.

Da fonti ospedaliere la conferma: dalla settimana prossima il blocco operatorio si fermerà per quanto riguarda gli interventi non connotati da urgenza, e ciò vale per tutto l’ospedale. La spiegazione è semplice quanto terrificante: non ci sono abbastanza anestesisti. Uno è stato – con ordine di servizio dell’Asrem – precettato per il Cardarelli (dove pure la situazione è complessa) e uno andrà via per pensionamento. Ergo, rimarranno in 6. Non abbastanza per garantire i turni e la guardia h24. La legge è tassativa e non ci sono i numeri per far funzionare il blocco operatorio. Quindi l’attività sarà bloccata, emergenze e urgenze escluse. Per quanto tempo non è dato saperlo. Il professionista per un mese temporaneamente presterà servizio al Cardarelli, poi dovrebbe far ritorno al nosocomio termolese. Ma intanto?

Una vera (ennesima) iattura per l’ospedale del Basso Molise, dove i medici sono oltremodo in affanno e gli anestesisti che sono rimasti non godono delle ferie da mesi. Una carenza ormai cronica, che non nasce certo oggi ma che oggi esplica tutta la sua crudezza. Soprattutto perchè in questo periodo (come peraltro i casi Cardarelli e Veneziale, con un altissimo numero di pazienti al Pronto Soccorso, dimostrano) in ospedale a Termoli l’afflusso di pazienti è ingente. Il motivo, non una sensazione ma un fatto corroborato da dati, è che nei mesi di pandemia molte persone hanno rinunciato a curarsi e arrivano ora in ospedale con quadri clinici già compromessi. Ora e nei prossimi mesi si vedrà l’effetto di tutto ciò.

 

Il segretario dem sottolinea anche che “Ci giunge notizia inoltre che sono state ridotte del 50% le forniture e quindi le dosi di vaccini disponibili nel basso Molise e a partire dalla settimana scorsa non si vaccina più a Castelmauro (dove confluivano tutti gli utenti ultrasettantenni anche di Montefalcone e dintorni), non si vaccina più neanche a Larino e neanche a Montenero”.

Quindi l’amara conclusione: “È evidente che per Toma e Florenzano il basso Molise deve restare fanalino di coda della regione e di una sanità già fortemente compromessa”.

 

E compromessa lo è davvero. L’emergenza Covid ha superato i picchi di criticità ma stanno venendo al pettine tutte le altre difficoltà. In questi giorni al Cardarelli è stato disposto lo stop temporaneo ai ricoveri programmati. La motivazione? Come anticipavamo, un surplus di afflusso al Pronto Soccorso che ha indotto la direzione medica a decidere di interrompere i ricoveri – quelli ordinari programmati, non già quelli urgenti che restano garantiti – per ‘smaltire’ l’eccesso di domanda, anche perché le disposizioni anti-covid (un solo paziente ricoverato per stanza) hanno di fatto limitato la capienza dell’ospedale.

 

Situazione non rosea, tutt’altro, anche al Veneziale di Isernia dove nei giorni scorsi il primario del reparto d’urgenza, Lucio Pastore ha chiesto ufficialmente all’Asrem lo stop dei ricoveri proprio perché c’erano troppi pazienti in attesa al Pronto Soccorso.

Insomma, una situazione esplosiva e che si fa sempre più fatica a gestire. Il motivo resta sempre quello della carenza di medici. Quella degli anestesisti, poi, è comune a tutt’Italia ma in Molise in particolare. Ed è una situazione che va affrontata in maniera strutturale – e certo non sarà facile – perchè le soluzioni di emergenza hanno manifestato tutta la loro inanità.

 

Tornando al San Timoteo, la consigliera della Rete della Sinistra Marcella Stumpo dopo le risposte a suo dire ‘insufficienti’ del sindaco di Termoli all’interpellanza delle opposizioni sul tema, ha affermato che “Chiedevamo un intervento forte a tutto tondo in difesa del nostro ospedale, ridotto allo stremo da anni e anni di uno smantellamento sistematico che lo sta inesorabilmente trasformando in una scatola vuota, incapace di rispondere ai bisogni primari di un bacino di popolazione che arriva a 100.000 abitanti.

Sappiamo bene che il sindaco di Termoli non ha poteri decisionali in materia di programmazione sanitaria, ma l’emergenza che abbiamo vissuto e viviamo ha reso chiarissimo anche a chi non vuol vedere, per superficialità o ideologia, che è arrivato il tempo di intervenire. Anche solo il levarsi di una voce istituzionale autorevole può aiutare i cittadini a sentirsi meno abbandonati, e soprattutto può far capire ai decisori regionali che il Basso Molise non è più disposto a subire inerme la sottrazione del diritto alle cure.

Cosa abbiamo sentito ieri invece in Consiglio, oltretutto senza avere la possibilità di controbattere, perché il regolamento impedisce, incomprensibilmente, di rispondere agli interventi del Sindaco? Vaghe promesse di colloqui con le nuove commissarie, richiami al dovere di solidarietà tra medici per cui bisogna accorrere in soccorso degli altri ospedali (e pazienza se così facendo a Termoli non c’è più possibilità di garantire i turni di guardia sulle 24 ore, rendendo impossibile di fatto il funzionamento della rianimazione), autodifesa dell’attuale amministrazione in materia di sanità perché la colpa è delle amministrazioni precedenti, come da copione, che non sono intervenute prima”.

Poi l’affondo: “Francamente troviamo imbarazzante la risposta del Sindaco; avrebbe dovuto intervenire subito a voce alta, protestando contro la decisione in sé (anche una sola persona in meno mette a rischio un ospedale indebolito come il nostro), richiamando quello che è successo in questi ultimi 15-20 anni, stigmatizzando l’impossibilità di ricevere cure per le patologie non covid da marzo 2020 proprio a causa della mancanza di uomini e mezzi. Senza dimenticare l’ultimo assalto al diritto alle cure, la prossima chiusura della camera iperbarica di Larino, altro oltraggio alla popolazione non solo molisana.

Ma soprattutto occorre che l’amministrazione esponga richieste precise per salvare il San Timoteo e per riorganizzare la sanità regionale: una piattaforma programmatica per elaborare la quale esistono competenze nel personale sanitario e nella società civile, che sta mettendo a punto saperi e proposte alle quali sarebbe dimostrazione di intelligenza politica dare ascolto. Perchè sono i territori a sapere di cosa hanno bisogno e la loro voce andrebbe ascoltata, e trasmessa autorevolmente  da chi ha il ruolo istituzionale per farlo.

Come diceva Don Milani, sortire insieme dai problemi è politica. Ma bisogna avere il coraggio di alzarsi e parlare. Qui non si tratta di chiedere colloqui, ma di esigere risposte su problemi e proposte concrete, prima che del nostro ospedale (e di tutto il sistema sanitario regionale) restino solo macerie.

Quindi no, signor Sindaco, non siamo assolutamente soddisfatti della risposta all’interpellanza. E crediamo che nessun cittadino termolese possa esserlo”.