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Le rubriche di Primonumero.it - L'Ospite

La resurrezione di Cristo e la qualità della vita

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di don Mario Colavita

 

“Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo (1Cor 15,14-15). È Paolo di Tarso nella sua predicazione che conferma l’importanza della risurrezione nella vita di Gesù e nella nascente comunità cristiana.

La fede cristiana sta o cade con la verità della testimonianza secondo cui Cristo è risorto dai morti. Se si toglie questo il cristianesimo non ha luogo di esistere tutto è fondato e respira su questo asserto della fede: Cristo è risorto dai morti.

La vera novità è racchiusa in questo evento, tale novità, la Risurrezione, cambia il mondo e la situazione dell’uomo. Allora Egli, Gesù, diventa il criterio, del quale ci possiamo fidare, poiché Dio si è veramente manifestato.

Dimenticarci della risurrezione significa rendere la fede cristiana neutra, innocua, inefficace. Il centro che vive e pulsa per la Chiesa è e rimane questo. Tutte le nostre liturgie, la catechesi, la carità è fiorita e si è sviluppata dall’evento pasquale.

Per la fede cristiana la risurrezione di Gesù è un salto di qualità.

Nella risurrezione di Gesù è stata raggiunta una nuova possibilità di essere uomo, una possibilità che interessa tutti e apre un futuro, un nuovo genere di futuro per gli uomini.

Dai racconti evangelici sappiamo delle difficoltà nell’accettare e accogliere il Risorto e la risurrezione.

I  più vicini al maestro sono fuggiti, avevano nelle loro menti la scena della crocifissione, della morte e della sepoltura, per loro era tutto finito e finito male. La storia del loro maestro era conclusa con la peggiore delle vergogne: la croce.

L’evento della risurrezione nel tempo diviene centrale, certo, per i discepoli e seguaci di Gesù era molto più facile credere alla morte ma la risurrezione è qualcosa di qualitativamente e realmente diverso e alto. Senza la risurrezione il crocifisso non ci salva e la Chiesa non ha nulla da dire.

Nel vangelo di Giovanni tre personaggi vanno al sepolcro la mattina di Pasqua: Maria Maddalena ci andò quando ancora era buio, vede la pietra rotolata e pensa che hanno rubato il corpo del maestro. Ella rappresenta il discepolo che ancora è maturo per accogliere la fede nella risurrezione, pensa solo alla morte, alla tomba, ai riti funebri.

L’altro discepolo è Pietro che corre al sepolcro vede i teli e il sudario messi in un luogo a parte e avvolti per bene e non dice niente.

Infine, il discepolo amato da Gesù, vede come aveva fatto Pietro, e crede.

In questi tre personaggi c’è molto di noi.

Quelli che ancora piangono la morte e vogliono rimanere nel sepolcro: compiacersi nel dolore e delle sofferenze passate, non vogliono uscire, quasi che il sepolcro sia un nido protettivo; altri che non si sforzano di andare oltre rimanendo muti come Pietro.

Il discepolo amato è qui descritto come il credente maturo che vede e crede, crede confermando quelle parole che Gesù aveva detto, dopo tre giorni risorgerò (cf. Mc 10,34).

Credere alla risurrezione ci è necessario per la vita personale e comunitaria, senza la fede nel Cristo risorto corriamo il rischio di celebrare cose che non hanno nessuna attinenza con la vita, di dire con la bocca cose che minimamente crediamo con il cuore e la vita.

In un tempo di forte contraddizioni, di paure e di chiusure, la fede nella risurrezione ci apre orizzonti nuovi. Accende la speranza ravviva l’amore, la solidarietà e la virtuosità.

Non so se la fede nella risurrezione possa scuotere i tanti cristiani rannicchiati nei sepolcri, pronti a giudicare e condannare, a non accontentarsi mai della situazione e conservare un’esistente ormai sempre più inconsistente.

La risurrezione dice novità di vita, ma dice anche impegno per una vita diversa e nuova nella sua qualità.

Con la Risurrezione inizia una nuova stagione per l’uomo, fanno riflettere le parole del poeta Mario Luzi: “Comincia un’era nuova: l’uomo riconciliato nella nuova alleanza sancita dal tuo sangue ha dinanzi a sé la via”.

Se la pandemia ci ha fatto vedere le piccolezze della nostra condizione, ci sta facendo sperimentare l’angoscia, la paura, la rabbia, i credenti non possono fare a meno di una speranza interiore che scaturisce dal fatto del credere in un evento che va oltre le nostre corte visioni di vita.

Di certezze oggi ne abbiamo tanto bisogno. Quando sarà finita la pandemia e potremo ritornare ad una sorta di normalità, molti uomini e donne avranno bisogno di certezze, di essere accompagnati da psicologi a riprendere fiducia, stima e speranza, sarà un lavoro immane e lungo.

Il credente, però, ha già una certezza è la certezza del discepolo amato che contro ogni logica nel vedere tomba vuota, teli avvolti crede che Gesù è risorto.

Il Risorto di Gerusalemme non è una favola tantomeno un mito dettato dall’esigenze religiose, è una realtà che vive nel cuore di oltre un miliardo di persone sulla terra, per questo non possiamo che rivolgerci a Lui, il Cristo, il risorto, e chiedere il suo aiuto, la presenza, le certezze che in questo tempo sono venute meno.

Con le parole del poeta Mario Luzi, vorrei augurarvi buona Pasqua: L’offesa del mondo è stata immane. Infinitamente più grande è stato il tuo amore. Noi con amore ti chiediamo amore.

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