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Il Venerdì santo senza processione: fede, emozioni e devozione nella Croce davanti al carcere

Anche quest'anno, per la seconda volta dal 2020, il momento di raccoglimento dedicato alla morte di Cristo si è tenuto davanti al Penitenziario. Commovente lettere di un detenuto che ha ringraziato la Polizia penitenziaria. Bregantini: "Tornino gli spazi dedicati alla cultura"

Un venerdì santo strano, inconsueto, anomalo. Come quello già vissuto lo scorso anno. Segnato dal covid,  dalla pandemia, dalla paura del contagio. Segnato dai tanti, troppi morti in questa guerra che dura ormai da un anno. Ma la speranza di farcela nonostante tutto, oggi ha preso forma nel volto del Cristo sulla croce che la polizia penitenziaria ha portato dalla Cappella del carcere all’esterno per accogliere il momento di preghiera organizzato da monsignor Bregantini.

Venerdì Santo Campobasso covid croce Gesù

Non c’è il coro, non ci sono donne col velo nero, né gli uomini con il lutto. Non c’è la Madonna Addolorata che accompagna il feretro del Figlio morto ma c’è questo crocifisso che racchiude tutto il dolore del mondo. Che raccoglie le emozioni di Mimmo, detenuto che prima di monsignor Bregantini prende la parola e che durante il suo breve intervento più volte si commuove. Lo fa quando deve ringraziare la polizia penitenziaria di Campobasso “perché in questo carcere lavora del personale non soltanto attento al proprio dovere ma anche scrupoloso nell’essere con noi, che abbiamo sbagliato e che per questo paghiamo, umanamente tolleranti. Comprensivi”.

Le sue sono parole di ringraziamento per tutta la casa circondariale, per la direttrice, per il personale sanitario, per i cappellani “per tutti quelli che qui dentro si prodigano con e senza il covid”.

La sua preghiera, scritta assieme ai compagni del carcere di via Cavour, parla della voglia di riscatto. Della necessità di tornare a vivere e farlo per bene.

Di vita parla subito dopo anche Monsignor Bregantini. Di quanto questa sia preziosa tanto da far presente l’importante traguardo raggiunto dal governo con “il sostegno alla maternità, è un passo storico”. Per il vescovo di Campobasso si tratta della “vittoria dell’avvenire e del mondo cattolico che ha creduto e combattuto per questa battaglia vinta”.

E poi: “Il Molise deve aprirsi alla vita e deve farlo tramite il lavoro, le strade adeguate e agevoli, lo sviluppo, la crescita”.

Immancabile il suo passaggio sugli ospedali: “Troppo facile criticare – dice – Invece al di là di sovrapposizioni opinabili va detto che l’impegno del personale sanitario tutto in questo ultimo anno è stato e continua ad essere disarmante. Grazie anche ai cappellani che portano l’Eucarestia e l’unzione ai malati pure nei reparti covid. Anche loro, eroicamente, hanno detto sì”.

E poi ha concluso con un appello. Ha chiesto che tornino ad aprirsi gli spazi della cultura e per il turismo locale. Quindi si è domandato a voce alta, senza alcuna titubanza: “Perché mai all’estero sì e al paese accanto no? Il Molise non ha bisogno di folla ma di presenza, non ha bisogno di  chiasso ma di sostegno”.