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Il capo della Mobile lascia il capoluogo. Raffaele Iasi, un uomo prezioso anche oltre le indagini

Capo della squadra mobile, la sua firma è sulle maggiori indagini di polizia. Ma oltre l'uniforme c'è un uomo capace di grandi azioni. E chi scrive lo ha verificato in prima persona

Ho sempre raccontato di lui come del “capo” della Squadra mobile di Campobasso. In questi anni a lui ho posto domande finalizzate ad interviste convenzionali. E ho ricevuto puntualmente risposte rigorosamente formali ma chiarificatrici di dubbi ed incertezze che chi scrive di cronaca nera può frequentemente incontrare.

Ma adesso che il dottore Raffaele Iasi – da lunedì 19 aprile – prenderà servizio alla Questura di Lecce, mi piacerebbe che la comunità molisana, in queste poche righe, conoscesse anche l’uomo, il padre, il marito e soprattutto l’amico che ho avuto la fortuna di conoscere al di là del mio lavoro.

Perché Raffaele Iasi nonostante la stima e la fiducia reciproca coltivata nel tempo, professionalmente ha sempre mantenuto rigore e attenzione nello scindere la sfera professionale da quella personale. Tuttavia in lui, io ho sempre trovato un porto sicuro. E per questo non basterà una vita di riconoscenza.

Quando ho incontrato il dottore Iasi (che ha diretto alcune tra le più importanti indagini di polizia negli ultimi anni a Campobasso e provincia), è stato per questioni estremamente personali. Accadeva nove anni fa.

Ha rappresentato da quel momento il mio primo punto di riferimento rispetto ad una circostanza che stava invalidando in maniera irreversibile la mia vita ma soprattutto quella dei miei cari.

Quando ho bussato alla sua porta non ho trovato chi mi ha creduta a prescindere, ho trovato l’autorevolezza di chi aveva bisogno di verificare e accertare con i fatti quanto io stessi raccontando in quel momento. Come era giusto che fosse. Ma ho trovato anche garbo ed empatia.

E lui, nei mesi successivi, quando ero vicina al crollo e alla sfiducia, mi ha sempre rassicurata sull’espletamento di un dovere che sarebbe stato condotto con la cura e il rigore che  (ho poi capito) ancor prima che all’uniforme appartiene alla sua persona.

A collaborare con le sue indicazioni sulla mia angosciante e lunga vicenda ci sono state persone eccezionali in quell’ufficio e delle quali lui – con l’acume che gli è tipico – si è circondato: Piera, Alessandro, Antonio, Luigi, Francesco. E non me ne vogliano coloro che potrei aver dimenticato.

Ma in ogni occasione che richiedeva un intervento necessario e urgente, l’interfaccia della Polizia per me è stato sempre lo sguardo rassicurante e rigoroso di Raffaele Iasi.

Il suo “essere presente” sempre e comunque, ad ogni ora del giorno o della notte ha infuso in me quella fiducia nelle Istituzioni che oggi, auguro a chiunque.

Sempre con rigore certo, ma proprio quella sua apparente inflessibilità ha rappresentato negli anni, la mia certezza.

La sua intransigenza sui fatti che mi accadevano è stata la molla che non mi ha spinta mai a mollare e che mi ha permesso di continuare a ‘sopravvivere’ nonostante tutto.

La mia storia è andata a buon fine. E non perché io fossi stata semplicemente convincente nel mio racconto, bensì per i fatti dimostrati da quest’uomo e dalla sua Squadra al cospetto dell’Autorità giudiziaria.

Le loro indagini, la loro vicinanza, il loro “esserci anche in silenzio” mi hanno permesso di continuare una vita normale. Lo ha permesso a me ma soprattutto ai miei cari. E, lo dico senza alcun timore di essere smentita: non ho trovato in altri ambienti la stessa attenzione e la stessa dedizione.

Raffaele Iasi è questo: uomo e funzionario di polizia capace di esserci in ogni istante. L’amicizia tra noi è poi inevitabilmente nata, e per fortuna si è consolidata.

Nella mia vita quindi sono entrati Chiara (moglie di Raffaele) insieme a Letizia, Alessandra, Paolo, figli di questa coppia ammirabile. E quando leggo che “dietro un grande uomo c’è una grande donna”, guardando questa coppia non ho motivi per dubitare che sia vero. Quando guardo i loro ragazzi non ho altro motivo di screditare chi afferma che: “la mela non cade mai lontano dall’albero”.

Sono felice per la crescita professionale del dottore Iasi che con il trasferimento a Lecce si avvicina alla sua terra di origine, e finalmente svolgerà a casa lo stesso compito che per anni ha svolto qui in Molise diventando di questa regione cittadino adottivo a tutti gli effetti.

Egoisticamente sono amareggiata dalla consapevolezza di dovermi dividere da lui, da Chiara e “dai ragazzi” con i quali ho imparato a condividere alti e bassi della mia vita. Con i quali mi sentivo al sicuro a prescindere.

E allora, “dottor Iasi” mi congratulo con lei per il trasferimento e gioisco per la notizia che insieme a sua moglie Chiara e ai ragazzi aspettavate da tempo: il rientro a Lecce.

 E poi: “Caro Raffaele mi mancherete”. E mancherete a tanti come me che nel tuo ufficio hanno trovato sempre risposte inequivocabili e nello sguardo di Chiara la voglia di andare avanti. A prescindere.