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I danni del lockdown sulla salute. Il prof Bove: “Più pazienti con artrosi. Nei casi più gravi serve la chirurgia”

L'epidemia provocata dal coronavirus ha favorito anche altre patologie: sono aumentate, ad esempio, le artrosi. Per le persone che ne soffrono è difficile e doloroso anche svolgere gesti quotidiani come vestirsi. Il dottor Bove: "Le soluzioni terapeutiche sono di due tipologie, ma nei casi più gravi bisogna ricorrere all'operazione".

dottor Giorgio Bove

Il coronavirus ha concentrato le attenzioni e le risorse della sanità sui contagi e sui malati di covid-19. In realtà il virus ha provocato ‘effetti collaterali’ anche per tutti coloro che non hanno contratto l’infezione: sono danni alla salute collegabili al lockdown e alle restrizioni che ci hanno costretto a restare a casa favorendo patologie che non riguardano prettamente il Sars-cov-2.

Sono aumentate, ad esempio, patologie come l’artrosi. E per le persone che ne soffrono svolgere movimenti quotidiani come vestirsi o scendere dall’auto diventa complicato e doloroso, come ci spiega il dottor Giorgio Bove, medico chirurgo specialista in Ortopedia e Traumatologia, responsabile della Chirurgia protesica anca I.N.I. (Istituto Neurotraumalogico Italiano) di Grottaferrata (Roma), nonchè professore a contratto dell’Unicamillus Medical University di Roma.

“Nel periodo del lockdown le persone hanno fatto meno movimento e coloro che soffrono di artrite e artrosi hanno riscontrato rigidità articolare e dolore rendendo necessarie le cure. Noi ortopedici specialisti abbiamo notato un incremento di questi pazienti poichè lo scarso movimento e la vita sedentaria non favorisce la produzione del liquido sinoviale responsabile della lubrificazione e protezione delle nostre cartilagini”.

L’artrosi da cosa è dovuta? E, in particolare, Lei che si occupa di anca cosa si intende per coxartrosi?

“Si intende una patologia degenerativa della cartilagine che porta alla deformità dell’articolazione, rigidità, limitazioni articolari e dolore con un progressivo peggioramento delle normali funzionalità quotidiane come vestirsi, alzarsi da una sedia o scendere dall’auto”.

E questo cosa comporta?

“Con l’aumentare dell’età si va incontro a limitazioni articolari importanti e quindi a un abbassamento della qualità della vita. Il protagonista principale di questa patologia articolare è il dolore che si manifesta principalmente nella regione inguinale e anteriore della coscia”.

In caso di dolore, quali sono gli esami consigliati per una diagnosi precisa dell’artrosi dell’anca?

“L’esame che viene consigliato è una semplice radiografia delle anche. In casi particolari può essere utile anche una risonanza magnetica”.

Quali le soluzioni terapeutiche?

“Noi consigliamo una visita accurata dal proprio specialista che valuterà attentamente il grado di invalidità del paziente attraverso un esame obiettivo accurato. Possiamo percorrere due strade: la terapia conservativa farmacologica con antinfiammatori non steroidei (l’ibuprofrene ad esempio) o terapia infiltrativa locale radioguidata”.

In quali casi si ricorre alla chirurgia?

“La decisione di ricorrere alla chirurgia si basa sempre sul grado di invalidità del paziente e la deformità dell’articolazione valutata con la radiografia. Il tipo di chirurgia prevede la sostituzione dell’articolazione malata con un impianto protesico di materiale metallico”.

La chirurgia di oggi è meno invasiva rispetto al passato?

“Certamente sì, l’incisione è più piccola (circa 7 centimetri), i muscoli vengono scollati, i tempi chirurgici sono di circa 40 minuti e questo vuol dire minor perdita di sangue e recupero funzionale post chirurgico più rapido”.

Quanto dura il decorso post-operatorio?

“Due giorni dopo l’operazione, i nostri pazienti vengono messi in piedi con bastoni canadesi e dopo circa dieci giorni vengono rimandati a casa. Poi dovranno sottoporsi a controlli post-chirurgici dell’impianto protesico: vengono effettuati dopo un mese e di seguito dopo tre mesi, sei mesi e un anno. La sostituzione con protesi artificiale ha un unico obiettivo: togliere il dolore e riottenere una qualità di vita alta”.

Ma i pazienti poi tornano a fare anche attività sportiva?

“Sì, con cautela e rispettando sempre i controlli con il proprio ortopedico di fiducia”.

Per ulteriori informazioni si può contattare il dottor Bove al sito www.giorgiobove.com.