Il piano marshall per la ripresa

Ecco come il Molise spenderà i 3 miliardi del Recovery. Tra le opere candidate ferrovie, depuratore di Termoli e infrastrutture per la Zes

Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza che il Governo invierà a Bruxelles dopo l'approvazione del Parlamento, è previsto un plafond di 3 miliardi per la nostra regione. A Primonumero il presidente Donato Toma spiega gli interventi principali candidati, come il potenziamento della linea ferroviaria, i 4 milioni e mezzo per il depuratore di Termoli e i 15 milioni per migliorare le infrastrutture nel perimetro della Zona economica speciale. Scartato invece il progetto sulla superstrada a 4 corsie per collegare Venafro a Termoli. "Ma il ministro Carfagna mi ha assicurato che ci saranno altre forme di finanziamento per quest'opera", aggiunge il capo della Giunta.

Nelle prossime ore il Governo Draghi invierà a Bruxelles il Recovery Fund, o se preferite il Piano nazionale di ripresa e resilienza approvato ieri in Parlamento. Un intervento definito “epocale” per garantire la ‘ricostruzione’ dei Paesi travolti dalla pandemia. E non a caso è stato definito un ‘piano Marshall’ (ma) 4.0, sulla scorta del programma straordinario attuato nel secondo dopoguerra ma declinato sulla digitalizzazione e l’innovazione.

Il Pnrr da 248 miliardi, “articolato in progetti di investimento e riforme” come ha spiegato lo stesso presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi in Aula, servirà a dare una ‘scossa’ all’economia: secondo le stime, nel 2026 il prodotto interno lordo – il Pil – “sarà di circa 3,6 punti percentuali superiore rispetto a uno scenario di riferimento che non tiene conto dell’attuazione del Piano”.

Ci sono inoltre più fondi per il Sud per ridurre lo storico gap con il Nord. “Il Piano – le parole del premier – destina 82 miliardi al Mezzogiorno su 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio, per una quota dunque del 40 percento”.

E i finanziamenti per la nostra regione? “Al Molise sono destinati 3 miliardi di euro”, esplicita il governatore Donato Toma che ‘intercettiamo’ alla fine della seduta mattutina del Consiglio regionale. Come spenderà i soldi la nostra regione? Il governo di Palazzo Vitale ha candidato alcune opere che dovranno essere immediatamente cantierabili (questo è uno dei requisiti) e poi dovranno essere valutate nell’ambito del complessivo esame che la Commissione europea deve svolgere sull’intero ‘pacchetto’ previsto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza del nostro Paese.

toma

La Regione Molise ha puntato, ad esempio, sull’elettrificazione della linea ferroviaria inserendosi all’interno dell’indirizzo complessivo del Recovery: per favorire la crescita del Mezzogiorno, considerata una delle priorità, “più del 50 per cento del totale degli investimenti in infrastrutture – soprattutto l’alta velocità ferroviaria e il sistema portuale – è diretto al Sud”.

Non solo il rafforzamento delle ferrovie. “Abbiamo inserito il finanziamento da 4 milioni e mezzo per il depuratore di Termoli – aggiunge Toma – così sarà spostato dal porto”. Con benefici per la città e per i turisti che affollano le spiagge, costretti a volte a fare i conti con odori nauseabondi.

Inoltre “abbiamo chiesto 15 milioni di euro per la zona franca doganale (un terreno da 5 ettari) e per le infrastrutture previste nel perimetro della Zes (la Zona economica speciale, ndr). Purtroppo abbiamo un problema per la superstrada a quattro corsie perchè l’Europa non vuole finanziare la costruzione di nuove strade. Ma ho avuto rassicurazioni dal ministro Mara Carfagna (titolare della delega al Sud e alla Coesione territoriale, ndr) perchè troveremo altre fonti di finanziamento. So che alcuni interventi saranno sicuramente inseriti”, aggiunge Toma. Il suo governo ha candidato anche progetti per risolvere il dissesto idrogeologico molisano. 

In pratica quello molisano è un piano sbilanciato sul Basso Molise, vero cuore economico della nostra regione. Certo, la ‘partita’ non è chiusa qui perchè, evidenzia ancora il capo della Giunta regionale, “non è detto che nel nostro plafond a disposizione non possiamo inserire altri interventi”.

Il Recovery ad esempio destina anche 20,2 miliardi di euro per innovare la sanità pubblica. Nove miliardi sono per il potenziamento dell’assistenza domiciliare e della rete sanitaria territoriale, per la telemedicina e per una più efficace integrazione con i servizi sociali. L’obiettivo è promuovere una sanità territoriale e meno ‘ospedalocentrica’, favorire case della comunità (simili alle Case della Salute come già esistente a Larino, ad esempio) e ospedali di comunità, tipologia con cui è attualmente classificato il Caracciolo di Agnone. 

“Noi abbiamo previsto il rafforzamento della rete ospedaliera territoriale, ci spetterà una fetta dei 20 miliardi di euro”, sottolinea sempre Toma senza sbilanciarsi sui progetti che presumibilmente dovranno essere concordati con il commissario alla sanità e l’Asrem.

Tuttavia, per capire quale progetto sarà ammesso al finanziamento è necessario il via libera definito dell’Europa all’intero ‘pacchetto’ approvato dal Governo Draghi e dal Parlamento. Sempre il premier in Aula ha spiegato alcuni passaggi dell’iter: “L’attuazione delle iniziative e delle riforme, nonché la gestione delle risorse finanziarie, sono responsabilità dei Ministeri e le autorità locali, che sono chiamati a uno straordinario impegno in termini di organizzazione, programmazione e gestione.

Le funzioni di monitoraggio, controllo e rendicontazione e i contatti con la Commissione Europea sono affidati al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Infine, è prevista una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio, con il compito tra l’altro di interloquire con le amministrazioni responsabili in caso di riscontrate criticità nell’attuazione del Piano”.

Per chi volesse approfondire il Recovery, ecco il documento approvato in Parlamento.

 

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