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Dopo la sostituzione dei vecchi tubi, nuovo serbatoio per l’impianto di ossigeno dei reparti Covid: 100mila euro per il potenziamento

Sarà eseguito un altro intervento sull'impianto di ossigeno nell'hub covid di Campobasso che è stato sostituito nelle scorse settimane: è quanto prevede una determina dello scorso 2 aprile del tecnico manutentore dell'Asrem. "In previsione di ulteriori afflussi di pazienti covid", si legge nel documento, gli impianti attualmente presenti "non avrebbero la capacità di sopperire agli attuali elevati consumi".

Nel giro di una trentina di giorni è stato sostituito ex novo, ispezionato dai periti del Nas nominati dalla Procura e ora sarà anche potenziato con l’installazione di un nuovo serbatoio. È accaduto tutto questo all’impianto di ossigeno dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, centro hub del Molise per la cura dei malati covid, sul cui funzionamento ci sono ombre e dubbi dovuti ai numerosi decessi registrati nella seconda e nella terza fase dell’epidemia su cui la magistratura sta provando a fare luce.

Per reggere l’urto di una possibile nuova ondata, che potrebbe essere evitata grazie ai vaccini ma non da escludere del tutto a causa delle nuove varianti in circolazione, l’Asrem ha deciso di impiegare quasi 100mila euro per finanziare tale intervento.

“In previsione di ulteriori afflussi di possibili pazienti covid, si ritiene opportuno effettuare ulteriori interventi sull’impianto di ossigeno tesi a stabilizzare le pressioni alle portate di ossigeno nei possibili reparti covid”: è quanto si legge nella determina numero 63 del 2 aprile firmata dal tecnico manutentivo Sergio Casarella.

Fra l’altro proprio il dirigente nello stesso atto ricorda i lavori affidati con un’altra determina dirigenziale (la numero 24 del 18 febbraio) per effettuare, alla luce della “possibile evenienza di un contemporaneo utilizzo di apparecchi di ventilazione per il trattamento dei pazienti covid”, “alcuni interventi sull’impianto di ossigeno a servizio della ‘Torre covid’ presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso. Non è chiaro il riferimento alla ‘Torre covid’ dal momento che i lavori nell’ex hospice dell’ospedale (dove è prevista la realizzazione di ulteriori posti letto di Terapia intensiva e sub intensiva) non sono stati ancora consegnati.

Chiusa questa parentesi, riprendiamo il discorso dal potenziamento dell’impianto di ossigeno: riguarda le “distribuzioni secondarie” di quattro aree del nosocomio. Ecco in dettaglio quali sono: il primo e secondo piano lato destro (salendo dalle scale), il lato sinistro del secondo e del quinto piano (sempre salendo dalle scale). In pratica, i reparti in cui sono ricoverati i pazienti covid. Il bollettino Asrem di ieri (6 aprile) ne riferiva 60: 50 in Malattie Infettive e 10 in Terapia Intensiva.

Nel caso in cui “dovessero aumentare ulteriormente i consumi di ossigeno liquido o aversi disservizi sul serbatoio esistente – scrive il tecnico manutentivo dell’Asrem nella determina – le fonti disponibili non avrebbero la capacità di sopperire agli attuali elevati consumi, pertanto si ritiene necessaria l’installazione di un serbatoio di ossigeno secondario avente capacità di almeno 5000 litri con la realizzazione di un ulteriore collettore di congiungimento del secondo serbatoio con la struttura ospedaliera”.

I lavori sono stati affidati sempre alla ditta Air Liquide Sanità Service Spa, attuale fornitore dei gas medicali per l’ospedale Cardarelli di Campobasso, nonchè – scrive sempre il dirigente – dotata delle obbligatorie certificazione per la realizzazione degli impianti gas medicinali. I costi: 75mila euro più Iva per un totale di 91.500 euro presi dai fondi per l’emergenza covid.

L’intervento servirà dunque a garantire una portata sufficiente di ossigeno e ad evitare eventuali carenze del sistema di erogazione già emerse e denunciate in passato.

Quante persone sono morte per ‘fame d’aria’ nell’ospedale di Campobasso? Anche di questo si sta occupando la Procura dopo un esposto presentato dalla figlia di una delle vittime, il signor Lombardi ricoverato nel reparto di malattie infettive. Il suo straziante grido d’aiuto è rimbalzato anche sui media nazionali: “Non riesco a respirare, questa maschera non funziona bene”. Infine, il drammatico epilogo e la sua morte. 

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