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Violenze sessuali su un 13enne, amico di famiglia condannato a 4 anni e mezzo di carcere

L'imputato, 30 anni, è stato anche raggiunto dall'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il giudizio abbreviato discusso davanti al Gup Veronica d'Agnone con gli avvocati Serafino Trotta (imputato), Giuseppe Fazio e Letizia Di Lena (vittima)

Nel fascicolo d’indagine della polizia ci sono elementi che raccontano di numerosi episodi di violenza ai danni del ragazzo. Un giovane che aveva poco meno di 13 anni quando, nel 2016, emersero quelle profanazioni alla sua infanzia e alla sua imminente adolescenza da parte di una persona vicina alla sua famiglia.

Il ragazzino era costretto a subire le attenzioni morbose da parte di colui che era riuscito ad entrare nella sua famiglia con il migliore bigliettino da visita: educatore dell’oratorio.

I fatti nel 2016 e questa mattina il primo epilogo con il giudizio abbreviato davanti al giudice per le udienze preliminari, Veronica d’Agnone.

L’uomo che ha abusato del ragazzino all’epoca dei fatti aveva 30 anni.

A scoprire gli abusi è stata la sorella della vittima che leggendo le chat sul pc del fratellino aveva capito che qualcosa non andava in quel rapporto diventato troppo assiduo e a tratti soffocante.

Quindi la segnalazione alla polizia di stato. Subito sono iniziate indagini e verifiche. Che purtroppo a stretto giro hanno confermato i dubbi palesati davanti a quegli scritti online.

Il ragazzino, infatti, stando agli elementi raccolti, era solito subire attenzioni morbose, molestie sessuali, baci sgraditi. Tutto questo è poi confluito nell’accusa descritta e formalizzata nell’articolo 609 quater del codice penale: “Atti sessuali con minorenne”.

In aula questa mattina a sostenere l’ imputazione c’era il sostituto procuratore Viviana  Di Palma (titolare in fase d’indagine è stata il sostituto Elisa Sabusco). I legali della vittima: Giuseppe Fazio e Letizia Di Lena. L’avvocato dell’imputato: Serafino Trotta.

Quest’ultimo ha avanzato la richiesta di rito abbreviato accolta dal Gup che ha riconosciuto colpevole l’imputato in base agli elementi investigativi raccolti dagli agenti della squadra mobile e ha quindi condannato il 30enne,  a 4 anni e 4 mesi di reclusione senza concedere le attenuanti generiche e senza alcuna sospensione della pena. E ancora: interdizione perpetua dai pubblici uffici in particolare da quelli a stretto contatto con i minori.