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Vaccino al sindaco come Capo della Protezione civile, se anche un diritto viene scambiato per privilegio

A Roccavivara l'opposizione accusa il primo cittadino Angelo Minni di aver saltato la fila ma che i sindaci possano essere vaccinati come volontari di Protezione civile lo prevede la legge e nelle nostre realtà chi veste la fascia tricolore è particolarmente esposto

Può un sindaco – non operatore sanitario né persona con patologie gravi – sottoporsi al vaccino, oppure è da considerare tra i furbetti? In sostanza, se un primo cittadino in questi giorni riceve la prima dose del preparato AstraZeneca in qualità di Capo della Protezione Civile comunale è perché ha saltato la fila o ne ha diritto?

La risposta la fornisce il Codice di Protezione Civile che all’articolo 3 chiarisce come vadano considerati parte del Servizio di Protezione Civile “i Sindaci e i Sindaci metropolitani, in qualità di autorità territoriali di protezione civile”.

Su questo è nata una polemica a Roccavivara dopo che il sindaco Angelo Minni si è sottoposto alla vaccinazione anti Covid-19 con AstraZeneca. Il primo cittadino è infatti fra coloro che stanno ricevendo la prima dose.

“Il nostro sindaco ha approfittato della sua autorità per farsi il vaccino…è proprio il caso di dire…Vaccinato Rocco Vaccinata tutta Rocca” attacca l’opposizione del gruppo politico Insieme per Roccavivara.

“Ancora una volta, con le sue azioni il Sindaco ha fornito l’esempio per tutta la comunità e ci ha dato un grande esempio di servizio per il bene comune. Scrivere queste parole ci rattrista ma soprattutto ci indigna perché, con il suo gesto, il sindaco non solo ha abusato del suo potere ma ha letteralmente offeso tutti i cittadini rocchesi. Il sindaco avrebbe potuto dare l’esempio e, dato lo stato della campagna vaccinale nella nostra regione, avrebbe potuto cedere la sua dose e donarla a chi ne è (ancora adesso) più bisognoso come le persone fragili, gli over ottanta, il personale ausiliario dei diversamente abili o gli insegnanti: persone che quotidianamente sono esposti ad un rischio elevato di contrarre il virus e di subire i danni che esso comporta. Questo sì che sarebbe un ottimo esempio”.

Va precisato però, ancora una volta, che il preparato AstraZeneca al momento non viene somministrato ad anziani e persone fragili secondo quanto previsto dal Ministero della Salute. Oltretutto, rinunciare alla prima dose non dà diritto di scegliere a chi destinarla. Rinunciare vuol dire semplicemente aspettare il prossimo turno, quando arriverà.

“Certamente il sindaco, in sua difesa, addurrà che è il responsabile del gruppo di Protezione Civile (nomina che gli spetta per legge e non dettata da una sua libera scelta) ma questo non giustifica il suo abuso non solo perché il sindaco non è mai stato attivo sul campo nell’ambito della Protezione Civile ma anche e soprattutto perché il sindaco avrebbe avuto il dovere morale di rinunciare al vaccino per dare l’esempio e lasciare spazio a chi ha davvero bisogno di quest’ultimo” continua l’opposizione.

Non si è fatta attendere la replica di Minni. “Semplicemente, ho avuto diritto a fare il vaccino in quanto Capo della Protezione Civile, come tutti gli altri iscritti del gruppo comunale che ne hanno avuta la possibilità”.

Quanto affermato da Minni corrisponde alla realtà. Da quando il Molise ha dato il via alla vaccinazione dei volontari di Protezione civile, i sindaci hanno automaticamente ottenuto il diritto all’immunizzazione, senza che questo possa essere considerato saltare la fila. In ogni comune infatti il primo cittadino è Capo della Protezione civile, a prescindere che vada o meno insieme agli altri volontari a fare operazioni di supporto ai malati Covid o altre operazioni legate alla pandemia.

In realtà piccole come quelle del nostro Molise è indubbio però che il sindaco sia spesso una figura estremamente presente fra la popolazione e fornisca un contributo fattivo alla gestione della pandemia anche dal punto di vista pratico. Detto volgarmente, il sindaco è spesso colui che più contatti di tutti con altre persone, esattamente come un volontario di Protezione civile in prima linea.

Però, nonostante il via libera fornito dalla legge, molti sindaci stanno esitando di fronte a questa opportunità, proprio per evitare di finire nel calderone delle polemiche locali e regionali. Il paradosso è quindi che anche chi ne avrebbe diritto oggi ha più timore degli attacchi politici e della gogna social rispetto al virus stesso.

angelo minni sindaco roccavivara

Il sindaco Minni, nel caso specifico, ha fornito quindi una ricostruzione di quanto avvenuto.

“Il 22 febbraio 2021 la Regione Molise ci chiedeva di comunicare un elenco degli iscritti al Gruppo Comunale di Protezione Civile per sottoporli a vaccino. Tra questi nominativi veniva comunicato anche quello del Sindaco in quanto Autorità Comunale di Protezione Civile, oltre che di Pubblica Sicurezza e Sanitaria.

Il 7 marzo 2021 la Regione Molise apriva le adesioni alla vaccinazione per i membri della Protezione Civile. In qualità di Sindaco, come già detto, rivesto il ruolo di Capo della Protezione Civile Comunale, organismo che lavora a stretto contatto con l’Ente Pubblico e che in questi mesi ha collaborato anche in tante azioni per il controllo della pandemia sul nostro territorio comunale.

Il 21 marzo 2021 in Molise sono partite le vaccinazioni per i volontari della Protezione Civile.

Il 22 marzo 2021 vengo contattato dalla Sala Operativa della PC regionale per comunicarmi che il 24 mattina dovevamo presentarsi al centro vaccinale di Isernia.

Il 23 marzo 2021 pomeriggio, sapendo delle polemiche che si sarebbero innescate sulla mia vaccinazione, contatto nuovamente la Sala Operativa della PC regionale per chiedere se era il caso che io facessi il vaccino per le ragioni su esposte. La risposta del funzionario è stata: “Lei è il Capo del Gruppo Comunale di Protezione Civile e in quanto tale ha tutti i diritti per vaccinarsi domani mattina“.

Il 24 marzo 2021 ho effettuato la prima dose di AstraZeneca insieme ad altri membri della Protezione Civile del nostro comune”.

L’opposizione del paese trignino ha richiamato le parole del sindaco di Bari e presidente dell’Anci Antonio Decaro che tempo fa aveva detto: “Ci sono tante categorie di lavoratori esposti e fragili, che dovrebbero essere vaccinati prima di noi. Noi sindaci aspetteremo il nostro turno”. Il fatto è che il turno dei sindaci in quanto esponenti di Protezione Civile è questo, lo prevede la legge.

Non ho saltato nessuna lista – prosegue Minni -, ho aspettato il mio turno e ho fatto il mio dovere. Non ho fatto il vaccino in qualità di Sindaco e mi trovo perfettamente concorde con l’opinione di Decaro che anche i sindaci debbano aspettare il proprio turno e, infatti, ho atteso il mio momento. Gli insulti che arrivano da chi mi odia a prescindere, ci stanno. Loro vivono di quello. Fa parte del gioco”.

Infine una considerazione. “A chi mi addita di non essere un vero volontario del servizio civile, risponderei che ci sono persone che non sono attive da più di un anno, eppure la famigerata dose AstraZeneca per loro c’era ed è stata somministrata. Non è opportunismo questo? O si tratta semplicemente di rispettare una procedura sanitaria regionale?

Questa controversia, non fa che amareggiarmi; continuo, però, a sognare un paese diverso, un paese dove l’amore possa sostituire i rancori di chi non vuole accettare che la vita è fatta di cambiamenti fuori e dentro di sé”.