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Urla isteriche, rissa sfiorata, consiglieri come pugili: in Aula il Fight Club in giacca, cravatta e mascherina

Dai toni da stadio alle offese fino al 'regolamento di conti': si è visto di tutto e di più nella seduta di ieri sera del Consiglio regionale. La rissa per fortuna si è solo sfiorata anche se è stato richiesto l'intervento delle forze di polizia. "Fuori stanno litigando con le mani", ha denunciato l'assessore Nicola Cavaliere. Scene indecorose, che oltraggiano l'alto significato istituzionale dell'assemblea legislativa più importante della regione e nella quale siedono i rappresentanti dei molisani.

Sembrava solo che a un certo punto dovessero entrare Bud Spencer e Terence Hill per iniziare a ‘menare’ due sganassoni.

Agli schiaffi (pare) non si è arrivati ieri sera in Consiglio regionale, ma poco c’è mancato. Quel Consiglio che, come ormai saprete, ha bocciato la mozione di sfiducia presentata nei confronti di Donato Toma. Una cosa va detta: a Palazzo D’Aimmo non si era mai arrivati ad un tale livello di esasperazione, di rabbia e violenza verbale più consone ad altri sedi, nelle quali con uno sguardo ci si dà ‘appuntamento fuori’ per regolare i conti. In spregio ai molisani che in via IV Novembre hanno i loro rappresentanti e che non pensavano di certo di aver scelto aspiranti boxeur quando sono andati alle urne. 

Vogliamo chiarirlo a scanso di equivoci: che in Aula non sia ‘volato’ nemmeno un ceffone nè tanto meno un pugno lo confermano anche fonti di polizia. Anche se nelle cronache politiche della giornata entrano anche le parole dell’assessore Nicola Cavaliere che ha invocato l’intervento dell’autorità di pubblica sicurezza facendo intuire tutt’altro.

“Questo è l’atteggiamento di chi non accetta il confronto – dice il titolare dell’Agricoltura rivolgendosi ad Andrea Greco (M5S) – che crea momenti di tensione e di violenza, che è una violenza che si trasmette sistematicamente anche fuori da qui. Fuori si sta litigando, forse anche con le mani – scandisce al microfono riferendosi probabilmente al cosiddetto Transatlantico (la stanza che precede l’Aula vera e propria, ndr) – perché non si ha la possibilità di confrontarsi dialetticamente. Questo è il livello, in un Consiglio regionale che è la massima espressione delle istituzioni regionali. Stanno litigando con le mani fuori”, insiste l’esponente di Forza Italia. “La mozione di sfiducia non è andata a buon fine, questo è il problema”.

A dimostrazione del clima da quasi far west dentro e fuori dal Palazzo, Cavaliere denuncia un altro episodio: un’auto ha cercato di investire uno degli eletti. Non si capisce se il protagonista di quella che potrebbe sembrare un’intimidazione sia stato lui. “Se le autorità di pubblica sicurezza ascoltano quello che dico e se si verifica qualcosa sul piano personale e familiare, riterremo responsabili chi fa queste cose. Perché, caro Primiani (consigliere M5S, ndr), quando cammini per strada e ti accorgi che qualche automobilista cerca di investirti e all’ultimo momento devia, qui c’è la responsabilità di allarme sociale che state provocando voi in queste modo, in queste forme”, l’accusa ai pentastellati. “Complimenti, questo non si era mai verificato. Voi cinquestelle parlate di una maggioranza che non esiste e che fa schifo. Ma perchè la minoranza com’è?”.

È stato il picco della tensione accumulata nella seduta-fiume del Consiglio regionale.

Sfiorata la rissa, insomma. Una rissa evitata – si racconta – grazie all’intervento di qualche consigliere come Andrea Di Lucente.

Tutto è nato durante le dichiarazioni di voto del capogruppo M5S Andrea Greco che prima battibecca con Gianluca Cefaratti: “Lei si deve far votare da Aldo Patriciello, io no. Non ne ho bisogno”, frase che il capogruppo pentastellato ripete quasi in loop. “Hai rotto”, si sente trillare dai banchi della maggioranza.

Ancora Greco, riferendosi alla maggioranza di centrodestra e al ‘balletto’ interno alla Giunta, cita il film di Ettore Scola ‘Brutti, sporchi e cattivi’ con Nino Manfredi: “Nel film Manfredi si scaglia contro la sua famiglia di 25 persone perchè doveva difendere i soldi che gli avevano riconosciuto per aver perso un occhio. Mi sembrate le famiglie del film che si sparano e si accoltellano e poi si siedono tutti allo stesso tavolo a mangiare. Vista da fuori ,questa è la legislatura di ‘Brutti sporchi e cattivi’ con il ruolo di Manfredi che spetta al presidente Toma e tra di voi vi sparate e vi accoltellate ma poi vi sedete tutti alla stessa tavola a mangiare”. 

La dichiarazioni provoca la reazione di Quintino Pallante. Qualcuno riferisce, senza volerci mettere la faccia, che Pallante avrebbe detto a Greco “tu ne sai qualcosa”, riferendosi probabilmente ad alcune vicende familiari che riguardano la famiglia di Greco  emerse durante la campagna elettorale di tre anni fa. Ovviamente impossibile saperlo, anche rivedendo le immagini della seduta. Ma la scena, pur non essendo stata inquadrata dalle telecamere interne all’Aula che permettono ai cittadini la visione in streaming, ha fatto intuire uno spettacolo indecoroso attraverso le voci e i decibel sempre più alti.

Eppure la seduta dedicata al voto sulla mozione di sfiducia presentata per ‘spodestare’ Donato Toma era iniziata in un’atmosfera relativamente tranquilla. Non proprio da casa del Mulino Bianco ma nemmeno da Fight Club: ma dalle citazioni di Baricco e Papa Francesco si è passati in breve allo spirito da stadio. Fino a quando, in serata, i toni sono diventati più accesi e violenti.

Un Consiglio-show,  che ha tenuto inchiodati oltre 300 cittadini che nonostante l’orario (la riunione dell’assise regionale si è conclusa poco prima delle 22.30, ndr) hanno deciso di collegarsi con i canali social in cui viene trasmesso il consiglio regionale.

Provoca il ‘boato’ delle minoranze l’accusa di Vincenzo Niro che scandisce: “Vergognatevi”. Il titolare dei Trasporti già si era risentito quando Greco lo aveva definito the walking dead (morto che cammina, ndr). “Chi ha voglia di continuare a fare il teatro, lo faccia in un altro luogo non in una sede istituzionale”, insiste Niro che irride a Greco, attore da ragazzino, il quale rivendica la “serietà del mestiere di teatrante rispetto a voi”.

Più che schermagli, veleni e sfoghi, offese reciproche con l’aggravante di una lingua italiana non proprio conforme alle regole dell’Accademia della Crusca, appendice che ha reso la seduta più simile ad una commedia dei fratelli Vanzina: strafalcioni, bottoni che a stento riescono a trattenere le camicie, mascherine sventolanti che qualcuno proprio non riesce a tenere maniera appropriata per coprire naso e bocca, starnuti.

Se a un certo punto qualcuno pensava di essere su ‘Scherzi a parte’ si è sbagliato. La sede del consesso regionale più importante del Molise è stata oltraggiata, calpestato l’elevato significato istituzionale dell’assise stessa. Non è la prima volta che il Consiglio regionale viene trasformato quasi in un ring: nella legislatura Frattura, ricorda qualcuno, sembra che fossero venuti alle mani gli ex consiglieri Scarabeo e Di Nunzio. Anche Vittorino Facciolla aveva litigato con Federico Mandato, editore di una tv locale. 

E dunque, memore di tali episodi, potremmo suggerire al presidente dell’assise Salvatore Micone di ingaggiare dei bodyguard per tenere a bada i bollenti spiriti degli eletti.

Chi volesse vedere o rivedere il fight club del Consiglio regionale del 24 marzo può seguire a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=rN5FcFqQBXc.