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Sanità, a ciascuno il suo!

di Nicola Felice, Presidente Comitato San Timoteo

 

Fa discutere la relazione del dr. Urbani, Direttore Generale del Ministero della Salute, relativa alla visita degli ispettori ministeriali, richiesta dal  Commissario ad acta Giustini. La relazione riporta le criticità e le gravi disfunzioni rilevate dagli ispettori negli ospedali (Cardarelli, Veneziale e San Timoteo) e nella Casa della Salute (Vietri). Richiama inoltre quanto non è stato realizzato del progetto di potenziamento della rete ospedaliera per il Covid, approvato dal Ministero, e quant’altro è disposto nei decreti del Commissario ad acta per la Casa della Salute. La relazione contempla anche le numerose azioni di miglioramento da attuare per rimediare alle criticità rilevate.

Nella relazione si indica incapacità manageriale e inadeguatezza della classe dirigente verso l’organizzazione delle attività cliniche, l’appropriatezza nei ricoveri e cure efficienti negli ospedali. Un giudizio fortemente negativo. Una sonora bocciatura che investe anche chi, nessuno escluso, li ha proposti e designati.

Bocciatura che però investe loro stessi, in primis il Governo centrale, considerato che da circa tredici anni il Molise è esautorato dalla programmazione sanitaria, a causa del piano di rientro del deficit, affidata ai vari Commissari, politici (ex presidenti: Iorio e Frattura) e tecnici con nomina dei governi succeduti. Lo stato emergenziale in cui oggi versa il nostro servizio sanitario regionale è dipeso, oltre che dalla inadeguatezza e incapacità di chi ha programmato e gestito il servizio, anche dal blocco del turn over del personale e dalle direttive imposte negli anni di commissariamento ancora vigente, dai tecnici del Ministero della Salute e Ministero Economico del famigerato Tavolo Tecnico.

Ciò ha comportato tagli del personale, riduzione dei servizi sanitari con chiusura di interi reparti e declassamento di strutture ospedaliere. Nonostante ciò il risultato prefisso del rientro del deficit sanitario, ancora oggi non è stato raggiunto. Infatti pur avendo la Regione Molise contratto altri mutui a carico dei Molisani per far fronte al debito pregresso, ad oggi risulta maturato un nuovo debito sanitario di oltre 120 milioni di euro. Ciò dimostra che nel Molise, pur con solo 300 mila abitanti ma distribuiti in 136 Comuni mal collegati, e la bassa densità demografica, non è possibile realizzare un servizio sanitario capace di garantire cure efficienti ai suoi cittadini con il fondo assegnato dallo Stato, secondo gli attuali parametri nazionali di riferimento. Necessita un fondo aggiuntivo come è avvenuto nel triennio 2015-2017 in cui si è raggiunto almeno l’equilibrio di gestione grazie al fondo di solidarietà delle altre regioni di 72 milioni di euro.

L’avvento del Covid ha solo aggravato e messo in luce le criticità e i disservizi nelle strutture sanitarie e il disagio in cui versa il poco personale rimasto in servizio. Ciò era a ben conoscenza di tutti! Solo chi non ha voluto vedere non ha visto e chi non ha voluto sentire non ha sentito gli allarmi e i richiami di attenzione gridati in tutti questi anni, in primis dal Comitato San Timoteo. A nulla è servito!

Si è giunti al punto che, per affrontare l’emergenza Covid, si è dovuto chiedere un ospedale da campo (quattro tende in adiacenza all’ospedale San Timoteo) e personale della CRI, l’intervento dei medici dell’Esercito, e ripetuti interventi dell’elisoccorso per trasferire malati Covid in ospedali di altre regioni.

Per la nostra classe dirigente tutta (in primis politica, amministrativa) ciò è il monumento del loro fallimento! Resterà indelebile nella memoria dei molisani. Come indelebile è il ricordo delle tende del terremoto dell’ottobre 2002, con la morte di 27 bambini di San Giuliano di Puglia e la loro insegnante. Il terremoto, però, è un evento naturale e imprevedibile, ben diverso invece dalla seconda ondata del Covid che stiamo vivendo, ampiamente prevista e annunciata dal mondo scientifico.

Il Molise appare essere la regione che meno iniziative ha intrapreso per fronteggiare la nuova ondata del virus, infatti non ha potenziato i laboratori molecolari, il tracciamento del virus con tamponi, test rapidi sierologici e antigenici, e altro ancora. Ancor  meno è stata la realizzazione degli interventi programmati per il miglioramento della rete ospedaliera per il Covid (strutture, posti letto, apparecchiature strumentali…) da parte dei preposti all’emergenza e al servizio sanitario regionale, diversamente da quanto altre regioni hanno attuato nei modi e tempi stabiliti. La responsabilità della gestione di questa emergenza non può che ricadere sull’attuale classe dirigente preposta.

Ora, oltre a dare immediata attuazione alle raccomandazioni della relazione ministeriale, occorre riversare la massima attenzione al piano di vaccinazione da attuare, evitando il ripetersi degli errori e negligenze commessi in questa emergenza.

Vaccinarsi, e subito, contro il Covid è indispensabile per bloccare la pandemia, ma non ci rende immortali. Per questo, sapendo che non si soffre e/o si muore di solo Covid, occorre anche e presto rimettere gli ospedali in condizione di prestare le cure ed eseguire i ricoveri  programmati delle diverse specialità, interrompendo l’allungarsi delle liste di attesa.

Nello stesso tempo urge l’approvazione del nuovo P.O.S. 2019-2021, compito, non più procrastinabile, che spetta al Commissario Giustini e in corso di redazione da parte dell’Agenas. Programmazione rispettosa solo di criteri oggettivi e delle peculiarità dei territori, escludendo ogni forma di campanilismo, con il potenziamento della medicina sul territorio e una rete ospedaliera appropriata.

Per quanto concerne l’ospedale San Timoteo, unico presidio ospedaliero rimasto nel basso Molise, si continua a chiedere, quanto meno, di conservare e potenziare i reparti già esistenti con personale sanitario, apparecchiature tecnologiche e altro ancora, in modo da restituirgli l’importante ruolo sanitario e socio-politico del passato, trainante per l’intero territorio regionale.