Quantcast

Dopo il blackout dubbi e domande in ospedale. Pazienti della rianimazione ventilati a mano per ore

E se nella rianimazione del nosocomio termolese ci fossero state più persone? Come avrebbero fronteggiato l'emergenza due soli infermieri? Sul banco delle ipotesi dell'interruzione elettrica anche quella del sovraccarico di energia legata all'ospedale da campo, per giunta inutilizzato (o sottoutilizzato) da giorni

Cosa sarebbe accaduto se nel reparto di rianimazione del San Timoteo, che non è un reparto covid, al posto di due pazienti trattati ce ne fossero stati 5? Cioè tanti quanti sono i posti disponibili? Come avrebbero fatto due soli infermieri, quelli di turno, a ventilare manualmente per un paio d’ore le persone intubate?

È uno degli interrogativi che si pongono con forza a poche ore dal guasto elettrico, sulle cui cause è ancora mistero, che ha investito l’ospedale San Timoteo di Termoli, in gran parte oggi riservato al trattamento dei malati covid. Alle rassicurazioni del direttore sanitario Celestino Sassi, che è stato chiamato immediatamente allo scattare della emergenza, si affiancano le paure del personale dipendente, che rimarca il timore che, in assenza di un chiarimento su quanto accaduto, possa ripetersi un blackout che in circostanze meno fortunate potrebbe anche creare danni irreversibili.

È accaduto intorno alle 21.30 di ieri sera, sabato, quando improvvisamente la corrente è saltata in tutto il nosocomio. Sono entrati in funzione i gruppi elettrogeni la cui batteria però è durata un paio d’ore, lasciando poi medici infermieri e soprattutto pazienti senza corrente. Tanto che nella rianimazione, dove si trovavano due pazienti intubati, gli infermieri di turno sono stati impegnati in una ventilazione manuale faticosa e prolungata.

“Cose di questo genere non devono e non possono accadere” dicono i dipendenti che puntano anche il dito sulla tenda da campo della Croce Rossa montata all’esterno del nosocomio, desolatamente vuota da circa 10 giorni ma agganciata al sistema elettrico del San Timoteo, sebbene provvista di gruppi elettrogeni. Probabilmente, ma è solo una delle ipotesi al vaglio, un maggiore assorbimento di energia elettrica ha causato un sovraccarico dell’impianto.

Corsa disperata durante la notte nei reparti, dove fortunatamente i problemi per i pazienti sono stati limitati. Allertata la ditta esterna che è arrivata per ripristinare la corrente e risolvere il disservizio che oggi perdura ma in maniera limitata. Il grosso della energia elettrica è stato infatti ripristinato.

Restano i dubbi accompagnati da timori. Se ci fossero stati interventi chirurgici in corso, se fossero stati in azione bisturi elettrici, se i pazienti della rianimazione – dove l’energia elettrica è importante tanto quanto l’ossigeno per salvare la vita delle persone – fossero stati più numerosi. Tutte domande che non possono avere al momento una risposta e che si aggiungono ad uno stato di abbandono di fatto dell’ospedale, dove da molto tempo manca un direttore sanitario che sia punto di riferimento costante e quotidiano per i responsabili di reparto e per tutto il personale in servizio in quello che oggi è diventato suo malgrado centro covid. (mv)

Più informazioni su