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Salute e rigore su impatto ambientale: associazioni molisane scrivono al Governo

'I Discoli del Sinarca' e 'Trivelle Zero Molise': "In un momento storico così delicato la partecipazione dei cittadini nelle scelte e la trasparenza sono fondamentali".

Anche il Molise partecipa al lavoro collettivo di analisi e proposte relativo al Recovery Plan e alle scelte cruciali in materia di energia e infrastrutture. Alcune associazioni molisane hanno sottoscritto infatti la lettera aperta di 200 realtà civiche, nazionali e locali, a Governo, Parlamento e Commissione europea su grandi opere e Valutazione di Impatto Ambientale. I Discoli del Sinarca, Trivelle Zero Molise e le Mamme per la salute e l’ambiente di Venafro, “da sempre in prima linea per fermare l’estrattivismo che uccide il pianeta e gli insediamenti che avvelenano aria e salute dei cittadini in nome del profitto, hanno aderito al documento inviato il 3 marzo alle istituzioni italiane ed europee”.

Ed ecco cosa chiedono le associazioni: “Che la tutela di salute, clima, biodiversità e paesaggio passi per valutazioni ambientali di piani e progetti svolte con rigore, trasparenza e partecipazione”. E avanzano alcune proposte: “Da Fridays For Future al Forum dell’Acqua, da Italia Nostra a centinaia di comitati locali parte un messaggio chiaro, rilanciato anche dal Molise: il Ministero dell’Ambiente è gravemente inadempiente sulle norme europee, serve un immediato stop a progetti scriteriati, dopo le ammissioni del Presidente della Commissione VIA nazionale. Un ampio fronte di 200 organizzazioni nazionali e locali ha inviato una lettera aperta al Presidente Draghi, al Ministro della Transizione Ecologica, alla Commissione europea e ai parlamentari di ogni schieramento per chiedere una rigorosa applicazione delle normative comunitarie sulle procedure di valutazione ambientale relative a piani e grandi progetti. Queste dovrebbero essere realmente connotate da trasparenza e partecipazione del pubblico nelle scelte, come richiesto dall’Unione europea e al contrario di quanto avviene in Italia. Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.): si tratta di procedure ancora poco note al grande pubblico che invece dovrebbero essere centrali nella vita del nostro Paese, visto che riguardano impianti energetici, raffinerie, gasdotti, porti, autostrade”.

E proseguono: “In Italia le grandi imprese, invece di affrontare la sfida di vedersi valutare pubblicamente i propri progetti come prevedono le leggi in materia, vivono queste procedure come fastidiosi orpelli. Continuano a chiedere di stravolgere le regole in una continua gara ad abbassare l’asticella delle tutele, peraltro condannando l’Italia a continui fallimenti. Basti pensare che le norme sulla VIA sono state modificate con il D.lgs. 104/2007 e il recente Decreto “Semplificazioni” per introdurre la solita e vacua “semplificazione”. La situazione è peggiorata. Invece di trarre le dovute conseguenze, nel 2020 si è pensato di introdurre ulteriori modifiche al Decreto “Semplificazioni”, immediatamente da noi denunciate. Dopo pochi mesi, proprio chi ha pensato di beneficiare di tali leggi ora grida al loro fallimento”.

Recentemente il Presidente della Commissione VIA nazionale, il dottor Atelli, “ha ammesso candidamente che l’ingorgo di 600 progetti attualmente in valutazione presso il Ministero dell’Ambiente – molti dei quali da diversi anni – è dovuto al fatto che anche i progetti superficiali o incompleti, invece di essere respinti, sono incredibilmente ammessi alla procedura. Così perdono tempo tutti, dai cittadini interessati agli enti locali impegnati in estenuanti lungaggini. Un vero e proprio “accanimento”, per usare le parole del Presidente Atelli, che spesso finisce con l’approvazione di progetti rattoppati a furia di integrazioni, con i cittadini che presentano preziose osservazioni, utilizzati nei fatti come meri “correttori di bozze”, svilendo così il rapporto con le comunità. Il 90% dei progetti alla fine riceve comunque l’ok: viene da chiedersi come mai, se hanno tali e tante criticità ammesse dagli stessi valutatori. Da tempo associazioni e ricercatori segnalano inutilmente al Ministero casi spudorati di copia-incolla, strafalcioni ed errori. Addirittura, si presentano studi di impatto ambientale realizzati attraverso foto e senza recarsi mai sul posto, nonostante i progetti spesso valgano centinaia di milioni di euro. Per non parlare, poi, delle verifiche sull’ottemperanza di tali prescrizioni nei cantieri, che, quando va bene, vengono effettuate basandosi esclusivamente sulla documentazione inviata dai proponenti. Il paradosso di questa corsa al ribasso è che a farne le spese sono alla fine i progetti meritevoli di attenzione che rimangono invischiati nelle lentissime e farraginose procedure ministeriali. Insomma, ci si chiede perché mai un’azienda dovrebbe puntare su una progettazione di qualità in queste condizioni”.

Le proposte delle associazioni vanno dalla pubblicizzazione degli ordini del giorno della Commissione VIA nazionale alla possibilità di fare audizioni, cosa prevista in alcune Regioni (purtroppo ancora poche), che garantisce in tempi certi un sereno confronto tra le parti, con i media che potrebbero approfondire i pro e i contro dei progetti in questione. “Tutto a costo zero, tra l’altro. Necessario, poi, un controllo sul campo dei cantieri, che sia trasparente e partecipato. Infine, è indispensabile rivedere i pareri di opere approvate dieci anni fa che per un incredibile gioco di leggi e leggine hanno provvedimenti VIA “highlander”, senza scadenza, in palese contrasto con i principi comunitari, visto che oggi le condizioni ambientali e sociali e le conoscenze scientifiche sono radicalmente cambiate. Paradossalmente nel Decreto “Semplificazioni”, invece di rafforzare le strutture esistenti e aprirle alla trasparenza, hanno pensato bene di introdurre una seconda Commissione per i progetti del Piano Clima Energia. Altra complicazione più che semplificazione, come ammesso dal Presidente della Commissione VIA. Noi l’avevamo detto: se problemi complessi come quelli relativi ad una procedura come la VIA si affrontano in questo modo, alla fine il sistema va in tilt, come è puntualmente accaduto. Le associazioni sono da sempre aperte al confronto sulle regole: in un momento storico così delicato la partecipazione dei cittadini nelle scelte e la trasparenza sono fondamentali. Noi ci siamo”.

Comitato “I Discoli del Sinarca”

Trivelle Zero Molise