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No al cortisone a casa, l’allarme del primario di Bologna: “Reparto invaso da giovani curati male”

La situazione sanitaria in Emilia-Romagna si fa sempre più difficile tanto che ieri si è deciso lo stop dei ricoveri programmati in tutta la regione. Dal Policlinico Sant'Orsola arriva un forte appello a non prescrivere cortisone nei primi giorni dalla comparsa dei sintomi. "Nei pronto soccorso di tutta Bologna stanno arrivando pazienti, anche giovani, con Covid severo che hanno in comune l'aver iniziato prematuramente una terapia con cortisone". Rilanciamo l'appello che già giorni fa avevamo fatto nostro con il contributo scientifico di una infettivologa. Ma i medici di base continuano a fare questo errore. E se Sparta (la regione del Nord) piange, la 'nostra' Atene (il Molise) lo fa ancor di più con percentuali di occupazione dei posti letto inusitate

L’allarme stavolta arriva dal Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, una delle eccellenze sanitarie del nostro Paese. Primonumero.it ve ne aveva parlato giorni fa con un’intervista alla dottoressa Francesca Vignale, dirigente medico di Malattie Infettive al Policlinico “Santissima Annunziata” di Chieti, impegnata come molti suoi colleghi da un anno a questa parte nella lotta al Covid-19.

L’infettivologa mette in guardia da antibiotici e cortisone per curare il covid a domicilio. E avverte: “Chi è in sovrappeso rischia di più”

 

L’appello che arriva dalla clinica dell’Emilia, rivolto in primis ai medici di base, suona più o meno così: “Un trattamento con cortisone iniziato entro 7 giorni dall’esordio dei sintomi (del Covid-19, ndr) favorisce la replicazione virale e quindi l’infezione e le sue conseguenze”. Lo mette nero su bianco il direttore di Malattie Infettive, il professor Pierluigi Viale, e non è una voce che si può ignorare. Anche perché, si legge nel documento, “nei pronto soccorso di tutta Bologna stanno arrivando pazienti, anche giovani, con Covid-19 severo che hanno quale unico fattore di rischio il fatto di avere iniziato terapia con cortisone prematuramente”.

Di seguito il documento (ALERT CORTISONE IN COVID-19 AL DOMICILIO) che pone di fronte alle proprie responsabilità i medici di medicina generale che prescrivono farmaci cortisonici nonostante le Linee Guida Ministeriali dicano altro.

Come dicevamo, lo avevamo scritto su queste pagine giorni fa mediante il contributo scientifico della dottoressa Vignale. Un utilizzo controindicato che può costare caro. “I farmaci steroidei o cortisonici sono risultati essere farmaci realmente efficaci esclusivamente su determinati stadi della malattia, ma sono controindicati nella fase iniziale e nei pazienti non ospedalizzati”. E dunque stigmatizzava il loro utilizzo a casa “perché possono favorire la progressione della malattia verso una forma più severa”. D’altronde è notorio che il cortisone sia controindicato in caso di infezioni virali e che “può avere una sua efficacia esclusivamente in determinate situazioni, che riguardano pazienti ospedalizzati con insufficienza respiratoria che necessitano di ossigenoterapia”.

Dunque no alla prescrizione per un uso a domicilio, men che meno (proprio come dice il professor Viale) prima dei 7 giorni dalla comparsa dei sintomi. “Il covid ha una storia naturale nota: la prima settimana è quella della moltiplicazione del virus – ci spiegava l’infettivologa – e durante questa fase il cortisone è assolutamente controindicato; la seconda settimana è caratterizzata dalla cascata infiammatoria, e in questa fase può avere un suo ruolo ma si è dimostrato realmente efficace solo nei pazienti con malattia severa che necessitano di ossigenoterapia”.

Eppure molti medici di base si ostinano a prescrivere cortisone fai-da-te nei primi giorni, quelli dello stato embrionale della malattia. Niente di più sbagliato, insomma, e quello che sta succedendo in Emilia-Romagna e che descrive il primario del reparto Infettive del Sant’Orsola è emblematico. Peraltro l’Emilia-Romagna sta vivendo una situazione ospedaliera difficilissima, tanto che qualcuno la paragona alla situazione lombarda della prima ondata. Di ieri la notizia dello stop, in tutta la regione (che ha un sistema sanitario che può ben essere definito una eccellenza), dei ricoveri programmati negli ospedali del Servizio Sanitario Regionale. Sono garantite solo le urgenze. Lo ha comunicato la Regione spiegando che nel periodo 20 febbraio-8 marzo l’occupazione delle terapie intensive è stata del 37.6%, con la soglia critica indicata dal ministero (30%) superata il 28 febbraio. Così come sopra la soglia critica (del 40%) sono i posti-letto occupati da pazienti covid nei reparti ordinari, come quello diretto dal dottor Viale.

Ebbene, i dati Agenas aggiornati a ieri (gli ultimi disponibili, vedi tabella sotto) parlano per l’Emilia-Romagna rispettivamente del 40% (Terapie Intensive) e 47% (Area medica). Sapete in Molise che percentuali si sono raggiunte? Rispettivamente 67% e 45%. L’appello del primario di Bologna vale naturalmente per tutti, noi compresi.

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