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Contagiata operatrice sanitaria No Vax. Niente test su anticorpi in ospedale, a chi conviene?

La donna aveva rifiutato il vaccino, la cui somministrazione avviene su base volontaria. Se almeno avesse potuto fare il test sierologico sugli anticorpi oggi forse non sarebbe a casa in malattia. Centinaia le richieste dei vaccinati, ma i test in Molise li fanno solo i privati.

Sono innumerevoli i cittadini, vaccinati e non, che chiamano in ospedale domandando di poter fare il test sugli anticorpi. A loro si aggiungono medici e infermieri che vorrebbero conoscere il dosaggio delle “sentinelle” sviluppatesi contro il virus del Sars Cov 2.

Ma in ospedale, come abbiamo raccontato in questo articolo, il test non si può fare. Non si può fare al San Timoteo, non si può fare al Cardarelli e nemmeno al Veneziale. Semplicemente nelle strutture sanitarie pubbliche del Molise questa possibilità non c’è e l’unico modo per potersi sottoporre al sierologico che dosa gli anticorpi al virus nel sangue è arrivare al Gemelli o in un laboratorio privato e pagare 50 euro, un prezzo non calmierato pari a più del doppio di quanto costa nel pubblico.

Eppure i laboratori degli ospedali sono favorevoli, disponibili e pronti ad attivare i sierologici, come conferma Giancarlo Totaro, patologo clinico nel nosocomio di contrada Macchiuzzo.

L’importanza di questi test è stata illustrata dal professor Liborio Stuppia, che abbiamo intervistato l’altro giorno, e che ha chiarito numerosi dubbi rispetto alla valenza dei sierologici soprattutto per i vaccinati ma anche per chi il vaccino non lo ha fatto, tanto più in un momento come quello attuale segnato dalla forte incidenza delle varianti e dai dubbi relativi all’efficacia dei vaccini sulle stesse.

Infettati dopo il vaccino, il professor Stuppia fa chiarezza: “Può dipendere da anticorpi bassi o dalle varianti. I test sierologici sono fondamentali”

 

Il vaccino, come si sa, è facoltativo e non può essere una imposizione. Vale anche fra per gli operatori sanitari, malgrado ora diversi esperti reclamino a gran voce la necessità di renderlo obbligatorio per chiunque lavori in ospedale. Chiaramente nell’interesse dei malati e dei colleghi.

Al San Timoteo di Termoli in questo momento ci sono tre operatori positivi al Covid 19, tutti a casa in malattia. Due sono vaccinati, hanno fatto il Pfizer a gennaio scorso. La terza è una operatrice socio-sanitaria contraria al vaccino, una di quelle persone che in gergo si definiscono No Vax.

Se avesse fatto il test degli anticorpi, che dura 5 minuti e che ha bisogno di un piccolo prelievo venoso e di una carta da filtro, avrebbe potuto almeno conoscere il livello di rischio cui ha sottoposto se stessa e i pazienti con cui ha avuto a che fare prima che il risultato del molecolare confermasse i sospetti e lasciasse la corsia.

Probabilmente si sarebbero potute rafforzare le misure di sicurezza, nel suo interesse e nell’interesse dei pazienti con i quali ha avuto a che fare.

La Asrem giustifica l’assenza di sierologici anti-spike in ospedale con le linee dettate dall’Istituto Superiore di Sanità, secondo le quali “è impossibile correlare in modo preciso il titolo di anticorpi con il livello di protezione” e “la valutazione e il monitoraggio della risposta immunologica riveste al momento solo un aspetto di carattere scientifico ed epidemiologico”. Sono indicazioni valide soprattutto per non far abbassare la guardia. Chi sa di avere un alto dosaggio di anticorpi potrebbe essere indotto a usare meno la mascherina e ad accorciare le distanze, diventando però inconsapevolmente veicolo di trasmissione del virus perché sappiamo che anche chi non ha sintomi potrebbe “passare” il Sars Cov 2 ai contatti stretti.

Ma sicuramente questo non è il caso di medici, infermieri, personale che lavora negli ospedali, avvezzo a usare i dispositivi di protezione individuale in maniera scrupolosa.

Per diversi esperti inoltre il test sistematico ai vaccinati, soprattutto tra il personale sanitario, è fondamentale per monitorare la risposta al vaccino e accrescere la conoscenza della protezione fornita dai vaccini. Perché per avere questa informazione basilare bisogna sborsare 50 euro quando i test si potrebbero fare a 20 euro in qualunque ospedale pubblico provvisto di laboratorio analisi?

Il dottore Giancarlo Totaro, patologo clinico al San Timoteo, si appella di nuovo alla Asrem, all’assessorato alla sanità, alla Giunta e al Presidente della Regione. “Cari signori che non autorizzate questo test, potete dare una spiegazione pubblica a tutti i cittadini molisani sul perché non si possono fare questi test nei laboratori degli ospedali pubblici mentre si fanno normalmente a 50 euro nei laboratori degli istituti privati?”