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La Torre Covid che non c’è nella maxi inchiesta sulla sanità. Il progetto è da rivedere: incognita costi e crono-programma saltato

Anche i ritardi nella realizzazione del padiglione covid diventano un tassello delle indagini della Procura che sta accertando le responsabilità sui decessi. Mentre si apre un nuovo capitolo nella 'guerra' fra le tre imprese coinvolte nel piano di riconversione funzionale dell'ex hospice del Cardarelli, approvato e finanziato dal Ministero della Salute. La società che ha validato il progetto ha chiesto al progettista di "chiarire le criticità rilevate, i calcoli e i parametri" producendo "una nuova documentazione tecnica".

C’è un nuovo capitolo nella maxi inchiesta della Procura sulla gestione sanitaria dell’epidemia e sul padiglione covid adiacente l’ospedale Cardarelli. In sostanza, parliamo anche oggi della ‘Torre covid’ diventata almeno in Molise forse più famosa della torre di Pisa. I magistrati guidati dal procuratore capo Nicola D’Angelo stanno cercando di capire se anche i ritardi nella riqualificazione funzionale dell’ex hospice abbiano inciso sull’adeguata assistenza dei malati covid che poi sono deceduti.

Nel pomeriggio del 22 marzo ha varcato l’ingresso del Tribunale l’amministratore delegato della CoBuilt, la società esecutrice dei lavori di riconversione della struttura. Angelo Contessa è stato ascoltato dal procuratore.

Non è escluso che la mancata attivazione della struttura, che avrebbe previsto altri posti letto di Terapia Intensiva (14) e sub-intensiva (21) con annesso pronto soccorso, diventi uno dei punti critici di un’inchiesta giudiziaria che sta abbracciando vari aspetti dell’emergenza sanitaria e che sta fotografando di volta in volta le falle del sistema che, secondo gli esposti depositati dai familiari delle vittime, non è stato in grado di salvare loro la vita.

Attualmente è impossibile pure cerchiare di rosso sul calendario il giorno in cui la Torre covid sarà pronta. Nonostante il finanziamento da 6 milioni, il progetto sembra stia ‘viaggiando’ in un tempo indefinito, quasi sospeso nel limbo. Perchè oggi scopriamo che il progetto esecutivo è da revisionare.

Dopo le eccezioni presentate dal Consorzio Stabile, la società che ha validato il progetto ha avanzato delle richieste a chi ha elaborato il progetto stesso, ossia lo studio di ingegneri di Napoli, la RTP Mastellone di Castelvetere Engineering.

“Tecnicamente parliamo di cose piccole, non tali da bloccare un’opera edile così importante e un cantiere così grande, ma che comunque vanno discusse“, riferiscono dalla società di Milano. “Nella nota che avevamo prodotto venerdì scorso, siccome non avevamo ancora ricevuto le note di Mastellone (che non entrano nello specifico della progettazione), abbiamo chiesto al progettista di produrre della nuova documentazione tecnica”.

E per evitare altre divergenze tra l’impresa progettista e quella che deve eseguire i lavori, la EN3 ha chiesto di “chiarire una volta per tutte le criticità rilevate, i calcoli e i parametri tramite la documentazione aggiuntiva”.

In secondo luogo, non c’è chiarezza sui tempi in cui l’iter sarà concluso. E lo conferma anche la ditta che deve validare il progetto. “Le tempistiche? Saranno molto lunghe”, sostengono dalla EN3. “Bisogna vedere i tempi che impiegherà il progettista per produrre gli elaborati aggiuntivi”.

Inoltre sempre l’impresa che deve validare il progetto ha chiesto ad Asrem di “chiedere all’impresa esecutrice dei lavori di formulare in maniera completa tutte le note critiche per avere un quadro esaustivo”. Comunque “non si tratta di rilievi che bloccheranno l’opera”.

Parole che purtroppo aprono ad una serie di interrogativi: se le modifiche da apportare non sono rilevanti, perchè non è possibile definire il perimetro temporale all’interno del quale sarà consegnato il nuovo progetto? Perchè non è chiaro quando il progettista (l’unico con cui Primonumero non riesce a mettersi in contatto, anche ieri i telefoni della sede di Napoli squillavano a vuoto, ndr) provvederà ad apportare le modifiche in grado di superare i rilievi richiesti? Potrebbe esserci una modifica del quadro economico?

Delle due l’una: se bisogna cambiare ad esempio le finestre o le maniglie delle porte previste nel padiglione covid, i tempi dovrebbero essere veloci. Invece se il progetto va rivisto in maniera più generale, ovviamente si rimette tutto in discussione. Tempi e costi compresi.

Il centro Covid mai realizzato: il padiglione da 6 milioni ostaggio della guerra tra imprese. Ora chi paga?

Fortuna che quelli relativi all’emergenza covid dovevano essere appalti rapidi come ‘un’autostrada a scorrimento veloce’. In Molise non sta avvenendo nulla di tutto ciò. Il cronoprogramma è completamente saltato. La consegna dei lavori era prevista il 24 febbraio. Poi la Torre covid doveva essere pronta entro 90 giorni, in sostanza a maggio. In queste condizioni i tempi sono diventati assolutamente indefinibili e confusi.

Probabilmente a questo punto diventano inutili anche le continue lettere di sollecitazione che Regione e Asrem dicono di aver inviato al commissario all’emergenza covid, il generale Francesco Paolo Figliuolo, per risolvere la questione. Perchè l’Azienda sanitaria avrebbe i poteri per imprimere la svolta necessaria. “Asrem potrebbe revocare l’incarico progettuale”: ne è convinto il geometra Angelo Contessa, l’amministratore delegato della CoBuilt a Primonumero.

“E’ evidente a tutti che il progetto presentato non è un progetto esecutivo cantierabile”, aggiunge. Quindi, “se Asrem non revoca l’incarico progettuale, bisogna modificare il progetto che a nostro avviso è da rifare ex novo. Il padiglione covid si farà qualora ci sarà un progetto esecutivo cantierabile”. Poi ovviamente “bisognerà vedere anche se ci sarà una modifica del quadro economico”. Dunque in questa corsa a ostacoli per la realizzazione del padiglione covid si potrebbe aggiungere il problema dei costi. 

Peccato che mentre la mediazione tra le imprese potrebbe essere decisiva per giungere ad una soluzione, pare che il tavolo tecnico riunito due settimane fa (il 10 marzo ndr) non sia stato riconvocato. Lasciando nell’incertezza un progetto che potrebbe salvare la vita ai molisani.