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Montelongo. Malattia, morte e giudizi: la famiglia Paolitto fa chiarezza

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Dopo la pubblicazione dell’articolo la famiglia Paolitto si è sentita “accusata” ingiustamente di essere  l’unica fonte e causa della diffusione del contagio del virus nel paese di Montelongo (piccola comunità di  300 persone); anche se nell’articolo non si menzionano i nomi dei cosiddetti “responsabili”, è palese che il  riferimento degli eventi e delle persone è riconducibile a tale famiglia.

Il caso Montelongo, da Covid free alla strage: 7 morti in 5 settimane. “Tutto partito da un funerale”

Estrapolando una frase dell’articolo si evidenzia: “è da una bambina della scuola elementare che  sarebbe partita l’ondata di covid che ha schiacciato 7 esistenze in una manciata di settimane”.  Nonostante l’uso del condizionale l’associazione della bambina con le morti è ambigua e tendenziosa.

Alla lettura di questo articolo i genitori della bambina si sono sentiti feriti, addolorati e mortificati, assaliti  dal senso di colpa nei confronti dell’intera comunità e soprattutto nei confronti dei parenti delle vittime a  cui rivolgono il loro cordoglio.

La positività della bambina è stata certificata 8 giorni dopo il “famoso” funerale.  Nel racconto dei fatti viene fatta menzione di una zia 71enne deceduta, supponendo che anch’essa sia stata  causa di propagazione del virus e che il decesso sia avvenuto in seguito al contagio.

Anche questa insinuazione viene smentita da un certificato di morte che dichiara che il decesso è avvenuto  in seguito ad arresto cardiaco.

Queste insinuazioni sono infondate e dunque prive di riscontri oggettivi.

La famiglia Paolitto si dissocia totalmente dalla ricostruzione dei fatti così come riportata in quell’articolo  cercando le ragioni di un simile “accanimento” implicito nei loro confronti, dal momento che, in un periodo come questo, carico di sofferenza causata dai tanti lutti e dal timore della malattia, tutti i  componenti hanno assunto ovviamente comportamenti più che diligenti nel rispetto delle normative  vigenti e dei concittadini.  I genitori della bambina “incriminata” colgono l’occasione per ringraziare amici e parenti che hanno  espresso la loro solidarietà e vicinanza in seguito alla lettura dell’articolo non facendoli sentire soli e si augurano vivamente che queste “accuse” non persistano per tutelare la serenità dei loro figli.

                                                                                                  Famiglia Paolitto


Assecondiamo la richiesta di pubblicazione della famiglia Paolitto, alla quale esprimiamo anche la nostra solidarietà e vicinanza. Ci spiace se qualcuno, a Montelongo, abbia additato una bambina che frequenta la scuola elementare  di Santa Croce di Magliano (aperta all’epoca dei fatti perché si era in zona gialla, e segnata da un cluster) addirittura come untore. A un anno dall’inizio della pandemia dovrebbe essere chiaro a tutti che il covid non è una colpa, a maggior ragione quando coinvolge alunni e scuole.

Dispiace sapere che ci sono persone che possano interpretare un articolo che è stato apprezzato da molti proprio per la delicatezza come un volersi accanire contro qualcuno.  La ricostruzione dei fatti nel pezzo è lontanissima da ogni giudizio e da ogni condanna. E da giudizi e condanne dovrebbero tenersi lontani tutti i cittadini di Montelogo, se non altro nel rispetto dei morti e del dolore che ha coinvolto la loro comunità.

Siamo consapevoli inoltre, e lo abbiamo anche scritto, che alcuni dei decessi non possono essere direttamente collegati al Covid. Tra questi quello della zia della bimba. Ma siamo anche consapevoli, come lo sono tutti, che in assenza di tamponi post mortem non si possa escludere che la causa della morte sia il virus che tanto ci sta facendo soffrire. La dicitura “Arresto cardiocircolatorio” su un certificato di morte poco o nulla indica. Proprio per aumentare la chiarezza sulla ricostruzione epidemiologica il sindaco aveva chiesto analisi post mortem. Analisi che tuttavia non sono state eseguite.

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