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Il Molise unica regione senza un centro dedicato al Covid. Dossier sul tavolo del nuovo commissario all’emergenza

Rimpalli di responsabilità e costi lievitati frenano i lavori di riqualificazione dell'ex hospice dell'ospedale di Campobasso. Quasi sicuramente la struttura non sarà pronta a fine mese, come previsto nel cronoprogramma dell'Asrem che questa mattina ha continuato l'interlocuzione con l'impresa appaltatrice Quest'ultima aveva formulato dei rilievi di natura economica: ci vogliono più soldi per realizzare la riqualificazione funzionale della struttura con 14 posti di terapia intensiva e 21 di sub intensiva. Ora il generale Figliuolo si occuperà del caso dopo la nomina al posto di Domenico Arcuri, licenziato dal Governo Draghi.

Secondo il cronoprogramma ufficiale, tutto doveva essere pronto alla fine di marzo. E invece il padiglione destinato fino a qualche anno fa ad hospice e che deve essere riconvertito a centro covid è in alto mare. Anzi, i lavori di riqualificazione tecnico-strutturale dell’edificio attiguo al nosocomio e affidati all’Asrem (quale soggetto attuatore del piano di riorganizzazione della rete ospedaliera della Regione Molise) non sono neppure iniziati.

Tre società coinvolte per un appalto da 6 milioni. Ricapitoliamo per chi si è perso qualche ‘puntata’: il Consorzio Stabile Built scarl si è aggiudicato i lavori sulla base del progetto redatto dal gruppo Rtp Mastellone approvato da una società di Milano.  

La sostanza: il centro covid è bloccato, nonostante il picco dell’emergenza sanitaria, i numeri dei decessi (la cui portata spaventa ogni giorno di più) e l’esplosione dei contagi favoriti dalla variante inglese.

Nel bel mezzo della querelle tra i privati, il virus è inarrestabile. E anche la politica si muove come un elefante alle prese con la burocrazia, un altro spauracchio con cui in Italia bisogna fare i conti quando si tratta di opere pubbliche.

Così nove mesi dopo l’individuazione dell’ala del Cardarelli, preferito al Vietri come centro covid, va in scena il paradosso: la ditta che si è aggiudicata l’appalto, Il Consorzio Stabile Built ha formulato dei rilievi rispetto al progetto. Ci vorrebbero più soldi rispetto a quelli messi in preventivo (è la versione dell’Asrem): questo il succo della missiva inviata all’ex commissario nazionale all’emergenza covid Domenico Arcuri. Era stato proprio l’ex ad di Invitalia ad annunciare alla fine di ottobre la stipula dei contratti e l’avvio delle opere per il potenziamento delle terapie intensive e sub-intensive, oltre che dei pronto soccorso come previsto nel bando nazionale nelle strutture individuate in tutta Italia, compresa ovviamente quella di Campobasso.

Nel frattempo Arcuri è stato ‘licenziato’ dal governo Draghi e sostituito proprio ieri pomeriggio (1 marzo) con il generale d’Armata Paolo Figliuolo.

E il dossier sul centro covid molisano è giunto questa mattina (2 marzo) sul tavolo del generale originario di Potenza, nuovo comandante dell’emergenza sanitaria da covid-19, da due anni comandante logistico dell’Esercito che, a sua volta, è giunto in soccorso del Molise inviando cinque medici militari.

Figliuolo dovrà compiere la ‘missione’ di risolvere l’ennesimo ‘pasticcio’ che finora, a causa di ritardi e rimpalli di responsabilità, priva la nostra regione – unico caso in Italia – di un centro dedicato alla cura del covid. E quindi di una struttura fondamentale per una serie di motivi: il Cardarelli sta scoppiando sopraffatto dalla recrudescenza del virus. Il San Timoteo di Termoli e il Veneziale di Isernia sono ugualmente in affanno. Ed è stato necessario intraprendere altre strade (le convenzioni con Neuromed e Gemelli e l’attivazione dell’elisoccorso) per assicurare un posto letto ai degenti covid. La decisione di realizzare le Rianimazioni mobili con 26 posti letto in più (dieci a testa a Campobasso e Termoli, sei a Isernia) è stata la cartina di tornasole delle crescenti difficoltà di ricoverare negli ospedali i degenti covid.

Dall’Azienda sanitaria regionale, che lo scorso mese ha ricevuto l’ok da Arcuri sui lavori di quella che qualcuno definisce ‘Torre covid’, il dg Oreste Florenzano fornisce la sua versione sui ritardi: “L’appalto per attrezzare la struttura è nazionale, di competenza del commissario nazionale nominato per l’emergenza. Asrem è soggetto attuatore, deve solo eseguire l’appalto”, chiarisce subito il direttore generale. “La ditta individuata da Arcuri (il Consorzio Stabile Built Scarl, ndr) ha chiesto dei chiarimenti sul progetto redatto dall’altra impresa (il gruppo Rtp Mastellone, ndr) sempre individuata da Arcuri. Noi abbiamo scritto al commissario perchè intervenga sulla ditta stessa: se è stata individuata, deve eseguire i lavori. Se c’è un problema di natura economica o quant’altro, è opportuno che venga chiarito a livello centrale”.

Cosa vuole dire? “Il progetto è stato elaborato da una ditta individuata da Arcuri e approvato da un’altra impresa. Il 24 febbraio – esplicita Florenzano – abbiamo proceduto ad affidare i lavori sempre alla ditta individuata da Arcuri che, preso visione del progetto, ha fatto ulteriori richieste evidenziando una differenza tra il progetto e le risorse economiche impiegate. Noi non c’entriamo perchè le imprese che devono eseguire i lavori sono state individuate nel bando nazionale e la progettazione esecutiva è stata elaborata dalla ditta individuata da Arcuri a cui noi avevamo scritto quando era ancora commissario”.

Quindi delle due l’una: se dovessero essere accolte le ragioni dell’impresa, sarà necessario rivedere i costi dei lavori (e quindi aumentare le somme per finanziare l’intervento) o modificare il progetto. Per capire la soluzione migliore anche questa mattina è continuata la ‘trattativa’ tra Asrem e impresa, come ha riferito in Consiglio regionale il presidente Donato Toma: “Il Consorzio Stabile Built Scarl che doveva accettare i lavori ha sollevato un’eccezione e ha sollecitato Arcuri per lo sblocco dei lavori al Cardarelli. Mi hanno riferito che stamattina ci sarebbe stata un’altra interlocuzione con questa ditta per capire se la questione era superabile velocemente”.

Ecco il tempo. Proprio quello che manca.

Mentre si prova a trovare una soluzione ‘in casa’, la partita si gioca anche a livello nazionale: il ruolo del nuovo commissario nazionale all’emergenza covid per velocizzare le procedure diventa fondamentale per sbloccare la riqualificazione dell’ex hospice trasformato a centro covid. E da oggi il generale Figliuolo potrà esaminare tutta la documentazione sulla realizzazione del centro covid del Molise che appare come qualche mese fa: una struttura vuota e da completare.

(Qui il nostro reportage realizzato lo scorso gennaio)

La burocrazia paralizza il Centro Covid da 4 milioni di euro. La terza ondata è alle porte, ma c’è solo un padiglione fantasma

Il virus, del resto, non aspetta. E nemmeno la vita dei molisani può essere messa a repentaglio nello scaricabarile tra enti e operatori privati. 

Com’era comprensibile il nuovo stop ha provocato le reazioni della politica. Il capogruppo Pd Micaela Fanelli esprime un giudizio netto: “Non ci voleva un premio Nobel per capire che se si sceglie di avviare opere infrastrutturali rilevanti (e non meri aggiustamenti), il rischio reale, al netto di tutte le possibili e probabili complicazioni, è di non realizzare gli interventi nei tempi previsti.

E infatti, i lavori di adeguamento dell’ex Hospice del Cardarelli sono fermi al palo, dopo che la prima ditta aggiudicatrice si è tirata indietro e adesso, forse, bisognerà prima provare ad insistere e poi provare con la seconda in graduatoria. E per questo occorrerà almeno un’altra settimana o dieci giorni, sempre che si riescano a fare le cose speditamente, come così, finora non è stato. Per colpa anche della scelta di affidare la procedura a Roma, scelta che non ha accelerato nulla. Invece di semplificare, a causa del rimpallo tra Campobasso e Roma, con l’Asrem come soggetto attuatore, si è complicato tutto.

Doppio errore quindi: di scelta nel merito e nel metodo. Risultato? Il Molise è rimasta l’unica regione d’Italia senza un centro Covid dedicato. E, in base alle ultime notizie, ci resterà ancora a lungo.

La soluzione in tempi brevi si chiama ancora Esercito: ne è convinta Micaela Fanelli: “Mi appello al Presidente della Regione e al Commissario, affinchè, nell’immediato, contattino il Ministero della Difesa per chiedere un ulteriore sforzo, un ulteriore aiuto in ordine all’invio di altro personale medico, soprattutto di specialisti rianimatori, di cui c’è urgente bisogno. E mezzi.

Perché gli effetti, si spera positivi, della zona rossa sono ben al di là dall’arrivare e per i prossimi giorni l’emergenza di posti letto resterà, in tutta la sua tragicità, immutata, se non chiediamo ora altri rinforzi”.