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Maggioranza isterica, Toma fa fuori Michele Marone e nomina assessore Filomena Calenda che ritira la sfiducia

A sorpresa il presidente ha estromesso dal suo esecutivo l'assessore esterno e nominato l'esponente del gruppo misto, una delle tre dissidenti, che solo poche ore fa aveva firmato la mozione di sfiducia presentata da Pd e M5S. "Il presidente della giunta Donato Toma ha voluto fortemente la mia presenza in questo nuovo esecutivo", l'annuncio di Filomena Calenda. "Lo ringrazio per aver riposto nella mia persona fiducia e nuove aspettative".

Il presidente della Giunta Donato Toma ha voluto fortemente la mia presenza in questo nuovo esecutivo. Lo ringrazio per aver riposto nella mia persona fiducia e nuove aspettative”: è il passaggio chiave del comunicato che Filomena Calenda invia nelle redazioni giornalistiche poco prima delle otto di questa sera, al termine di una giornata bollente dal punto di vista politico. L’esponente del gruppo misto, presidente della Quarta commissione consiliare, svela il gioco che l’ha portata a firmare la sfiducia al governatore. Una farsa, chiarissima, con l’unico obiettivo di alzare la posta in gioco. Nel pieno di una pandemia che costa la vita a centinaia di cittadini molisani c’è spazio solo per questi giochetti nella massima Istituzione del Molise.

Alla fine di una giornata evidentemente isterica, poche ore dopo la firma apposta sotto la mozione di sfiducia a Toma, che condanna senza appello la gestione del presidente, la consigliera Calenda “ci ripensa” e accetta con soddisfazione la nomina che le viene assegnata. Così entra nel governo regionale al posto di Michele Marone, l’avvocato termolese nominato in quota Lega nonchè unico rappresentante esterno dell’esecutivo di palazzo Vitale, nel ruolo di “vittima sacrificale” della giornata.

Il governatore blinda in questo modo la sua maggioranza: la Calenda aveva firmato la mozione di sfiducia presentata solo poche ore fa dal Pd e dal Movimento 5 Stelle. Un atto che, grazie anche alle sottoscrizioni di Michele Iorio e Aida Romagnuolo, aveva tutti i numeri per essere approvato in Consiglio regionale alla luce delle undici sottoscrizioni raccolte.

Toma sfiduciato da 11 consiglieri, i numeri per farlo cadere stavolta ci sono. La prossima settimana il voto in Aula

Il neo assessore Filomena Calenda ritirerà la firma dalla mozione. Con tutte le conseguenze del caso: dieci voti non bastano per approvare la sfiducia che avrebbe fatto cadere il presidente Donato Toma.

Una giravolta repentina e incomprensibile dal momento che solo poche ore prima la stessa Calenda aveva utilizzato parole durissime nei confronti del presidente Toma. “Oggi non è presente in Consiglio regionale, quando avremmo dovuto dare risposte ai molisani. Prima che sia troppo tardi, poniamo fine a questo indegno spettacolo”.

Ma visto che al peggio non c’è mai fine l’esponente politico di Isernia ha pensato di aggiungere un altro pezzo nel desolante puzzle del panorama regionale: accettare la più comoda poltrona in Giunta regionale e mandare a farsi benedire tutti i buoni propositi di ridare la parola ai molisani.

Ed è a loro che si rivolge nel comunicato stampa diramato in serata: “Vorrei condividere con tutti voi molisani questo momento importante, ma delicato. In questo ultimo anno colpito duramente dalla pandemia, purtroppo tuttora in atto, ho quotidianamente sollecitato il governo regionale ad un cambio di passo. Ho sempre evidenziato la necessità di dare risposte concrete ai cittadini. Abbiamo trascorso un anno difficile a causa del Covid e le famiglie dei disabili, quelle dei tanti cittadini che hanno perso il lavoro si sono sentite sole e spesso abbandonate. Oggi finalmente posso dire che il Molise cambia pagina, scriveremo insieme un nuovo capitolo”.

La Calenda aggiunge pure che il posto nell’esecutivo “sarà un onere, perché le problematiche sono tante, ma sarà per me un enorme onore rappresentare in giunta tutti voi molisani, ci sarò sempre per tutti, come ho sempre fatto. Sarò la sentinella dell’esecutivo e la presenza di una donna in giunta assicurerà la giusta sensibilità ai temi più delicati. Sarò la voce di ogni donna, sarò al fianco di ognuna di voi. Sono pronta, non vi deluderò”.

Parole che difficilmente impediranno alla neo assessora di essere bersaglio delle critiche di coloro che hanno assistito a questo ‘siparietto’ e che oggi avevano dato credito a chi in Consiglio regionale aveva fatto la voce grossa contro Toma, reso più concreta l’ipotesi di dare una spallata ad un governo regione al centro di feroci critiche e della rabbia dei cittadini, come dimostrato dalla manifestazione che si è svolta questa mattina davanti palazzo D’Aimmo.

Le jeux sont fait, rien ne va plus direbbero i francesi. La settimana prossima, semmai sarà votata in Aula, la sfiducia potrebbe finire in pareggio (10 a 10). Ma una poltrona da assessore val bene una messa.