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Il centro Covid mai realizzato: il padiglione da 6 milioni ostaggio della guerra tra imprese. Ora chi paga? foto

Finisce su un binario morto il progetto per ampliare le terapie intensive riconvertendo l’ex hospice del Cardarelli. La ditta esecutrice dei lavori ha sollevato delle eccezioni, il progettista e la società di verifica invieranno nei prossimi giorni "note esplicative". Ma la ditta vidimatrice di Milano, EN3, ci spiega: "Riteniamo che si possa andare avanti con l'opera, non ci sono errori progettuali e il Molise ha urgente bisogno di questi posti letto".

Quante vite si sarebbero potute salvare se il padiglione covid dell’ospedale Cardarelli fosse stato funzionante? E di quanti viaggi della speranza a bordo di elicotteri militari avremmo fatto a meno?

Risposte che non avremo mai. Ma una verità ‘giudiziaria’ al termine dell’inchiesta della Procura di Campobasso che chiarirà le responsabilità sulle vittime, quella l’aspettano tutti.

Nel piano di assistenza sanitaria della nostra regione c’è una ‘voragine’ provocata dall’assenza di un centro dedicato previsto nel ‘Piano di rafforzamento della rete ospedaliera per l’emergenza Covid-19’. Allora perché un’opera, considerata strategica per la tutela della salute pubblica, finanziata con 6 milioni di euro, si è fermata? C’è un problema di risorse? Qualcuno vuole alzare la posta in palio?

L’ex hospice dell’ospedale di Campobasso resta un padiglione fantasma, ‘ostaggio’ della querelle fra le tre imprese selezionate nel bando nazionale dalla struttura commissariale guidata fino a poco tempo fa da Domenico Arcuri (rimosso il 1 marzo dal Governo Draghi che ha nominato il generale Francesco Paolo Figliuolo nuovo commissario straordinario all’emergenza covid).

Il dossier sul padiglione covid del Cardarelli è giunto anche sulla scrivania di Figliuolo dal momento che sia la Regione Molise che Asrem, a detta del presidente Donato Toma e del direttore generale Asrem Oreste Florenzano, hanno più volte scritto per sollecitare la risoluzione della paralisi.

L’ITER DEL PROGETTO: LE DATE CHIAVE E I RITARDI
In base alla procedura nazionale conclusa lo scorso 28 ottobre (pensate un po’) sono tre le ditte selezionate: il gruppo Rtp Mastellone di Castelvetere è stato scelto per elaborare il progetto – Terapie Intensive e Semintensive e Pronto Soccorso dell’ospedale “A. Cardarelli” di Campobasso – trasmesso il 23 dicembre ad Asrem (soggetto attuatore scelto sempre da Arcuri, ndr).
Ma bisogna aspettare il 21 gennaio per il progetto definitivo: è stato necessario apportare alcune modifiche richieste dal responsabile del procedimento e dal Servizio Tecnico Manutentivo dell’Asrem. Modifiche che hanno fatto lievitare i costi a oltre 6 milioni (rispetto ai 3,9 milioni previsti inizialmente).
Il 1 febbraio la RTP Mastellone di Castelvetere Engineering trasmette il nuovo progetto esecutivo verificato e validato dalla EN3 srl di Milano, infine inviato ad Asrem il 22 febbraio.
A questo punto, dopo un impressionante ritardo maturato nel completamento delle procedure, il Consorzio Stabile Built scarl, la società che si è aggiudicata i lavori, rileva alcune eccezioni.

GLI OSTACOLI ALLA REALIZZAZIONE DEL PADIGLIONE COVID
Con una relazione di dieci pagine la Consorzio Built ha evidenziato una serie di anomalie perlopiù inerenti l’impiantistica del padiglione covid: le criticità sono state illustrate nel tavolo tecnico del 10 marzo scorso, che si è svolto alla presenza dei rappresentanti di tutte le ditte, di Asrem e del rup della Regione, l’architetto Antonio Vetere.
Rispetto ai rilievi mossi dalla ditta aggiudicataria dell’appalto il progettista (Rtp Mastellone di Castelvetere) si è riservato di rispondere alle osservazioni tecniche entro i prossimi 5 – 10 giorni.
Le eccezioni riguardano alcuni impianti: quello definito tecnicamente aeraulico (relativo cioè alla distribuzione dell’aria, ndr), l’impianto gas medicale e quello di condizionamento. E poi i vani ascensore che “renderebbero necessario un aggiornamento delle verifiche sismiche eseguite”. Inoltre per l’esecutore bisognerebbe migliorare anche i percorsi sporco/pulito differenziati. In pratica, “non si può derogare – si legge nella relazione – alle normative vigenti”.
Per l’amministratore unico della Consorzio Built Angelo Contessa si tratterebbe di un progetto realizzato rapidamente e in alcuni aspetti carente perché le norme di edilizia sanitaria “sono molto particolari”, le parole rilasciate a Primonumero. Sul progetto presentato e che prevedeva la fine dei lavori in 90 giorni, la ditta esecutrice ha messo al lavoro i propri tecnici per programmare le attività, il piano acquisti di materiale specialistico: “Non stiamo parlando di mattoni ma di materiali specifici che hanno bisogno di certificazioni”.
È in questa fase che sarebbero emerse le “incongruenze di non cantierabilità” rispetto alle quali sono state poi presentate le 10 pagine di relazione nell’ultimo tavolo tecnico. Non si tratta di problematiche strutturali, perché la costruzione (anche in virtù delle recenti norme antisismiche) è tra quelle all’avanguardia ma di incongruenze impiantistiche. Che tuttavia, a dire della Consorzio Built, non mettono a rischio – secondo quanto si legge nel verbale del tavolo tecnico – la realizzazione della torre covid.

Lavori fermi al padiglione covid del Cardarelli

ASREM: “E’ UN PROBLEMA DI COSTI”
La scorsa settimana Asrem ha convocato un incontro proprio per cercare di trovare una soluzione rispetto alle eccezioni rappresentate dalla CoBuilt. “L’appalto fatto a livello centrale prevede 3 figure diverse: il progettista, il validatore del progetto e l’esecutore del progetto proprio per una maggiore garanzia. Noi abbiamo tentato una bonaria composizione delle parti – spiega il direttore generale Oreste Florenzano – ma ho scritto per la quarta volta al generale Figliuolo perché nel caso non si giungesse ad una soluzione è la struttura centrale (che ha fatto l’appalto) che deve prendere i provvedimenti. Purtroppo una delle ditte (il riferimento è probabilmente all’impresa esecutrice CoBuilt, ndr) continua a fare continue osservazioni sull’appalto, soprattutto in relazione ai prezzi dell’appalto stesso. Ma se la ditta ha partecipato con un ribasso di gara e ha vinto la stessa gara (fatta a livello nazionale), deve rispettare i prezzi di partenza. Invece continua a dire che i prezzi non sono adeguati al progetto da realizzare, oltre a sostenere che ci vogliono otto-dieci mesi per completare l’opera”.

LA VERSIONE DEL PROGETTISTA E DELLA SOCIETA’ DI VERIFICA
La Rtp Mastellone e la EN3 (progettista e validatore) dovranno inviare una relazione sul progetto. Le abbiamo contattate entrambe per avere alcuni chiarimenti senza purtroppo ottenerli. “Siamo impegnati, può richiamare nei prossimi giorni”, la risposta fornita dalla prima, quando abbiamo contattato gli uffici di via Stazio a Napoli.

Dalla società di verifica, che ha sede a Milano, invece ci spiegano che “saranno prodotte delle note esplicative per rendere edotta la stazione appaltante se queste problematiche sono irrisolvibili o meno. Ma pensiamo che non ci siano problematiche particolari che possano far bloccare tutto, il Molise ha un urgente bisogno delle terapie intensive”. Superabili a loro dire le eccezioni sulle autorizzazioni (“il decreto Rilancio, il dl 24 del 2020, prevede che in vista dell’emergenza covid è possibile iniziare delle opere nelle more dell’ottenimento delle autorizzazioni”) che devono essere rilasciate dai vigili del fuoco (antincendio), dall’Asrem (autorizzazioni igienico-sanitarie) e dal Genio civile (per il deposito delle opere strutturali). Così come sarebbero superabili anche i rilievi sulle opere di finitura (alcune maniglie e griglie di recupero delle acque). Infine, i costi: “Per l’esecutore i prezzi non sono conformi. Il progettista non ha utilizzato solo il prezziario del Molise ma anche della Campania, ma comunque parliamo di un tariffario pubblico”. In sostanza “non si può dire che ci sono errori progettuali e per noi non ci sono problematiche tali da bloccare l’opera”.

Lavori fermi al padiglione covid del Cardarelli

LA TERZA ONDATA E I TEMPI INCERTI
Mentre in tutta Italia sono stati costruiti nuovi ospedali (a Pescara e a Bari per citare l’esempio di due regioni confinanti), non sappiamo quando l’ex hospice adiacente il Cardarelli sarà pronto. Sicuramente non lo sarà entro la fine di marzo. Ed è impossibile azzardare anche una previsione per aprile, quando per effetto delle misure di contenimento e della campagna vaccinale, probabilmente ci saremo lasciati alle spalle il picco pandemico. Ma le variabili del virus e la terza ondata non rendono il futuro meno cupo.
Chi pagherà il prezzo di questa perdita di tempo e dei rimpalli? Le responsabilità sono di tanti, alla prova dei fatti e al di là delle giustificazioni.