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La chiusura del cuore, il buio di chi non sa amare

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IV Domenica di Quaresima – Anno B

Dio ha tanto amato il mondo (Gv 3,14-21).

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosé innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

Una caratteristica distintiva della bibbia è l’uso di un termine raro nel resto della letteratura greca per parlare dell’amore, preferendo eros e filìa. La parola più usata nella bibbia è agàpe (con il verbo corrispondente) che indica un amore basato sulla gratuità ma che lascia libero chi si ama, senza costringerlo e soffocarlo. E’ questo l’amore proprio di Dio ed è l’amore di cui è investito chi accoglie Dio nella propria vita, tanto da renderlo capace a sua volta di amare gratuitamente.

Le parole di Gesù ci dicono che un amore di questo tipo non può mettere in conto la condanna di chi lo rifiuta, altrimenti non sarebbe più gratuito. Da dove deriva allora la condanna? Da se stessi: rifiutare il Dio che ama significa auto consegnarsi al buio delle tenebre del non amore che uccide l’anima. Il male, le scelte egoistiche, la chiusura del cuore nei confronti dell’altro non producono solo sofferenza in chi si vede rifiutato, ma induriscono e spengono chi rifiuta e si chiude nel proprio inferno interiore.

Il fraintendimento di una riflessione teologica che ha fatto di Dio la proiezione di un giudice o di un monarca umano ha stravolto il messaggio vero della rivelazione portato alla perfezione dal vangelo, anche se ha fatto creare opere immortali come l’Inferno di Dante. Il Dio che ci ha parlato in Gesù Cristo non è la macchietta del dispotismo umano ma è una sorgente inesauribile di amore gratuito, che arriva fino al punto di farsi uccidere piuttosto che costringere l’uomo a sceglierlo.

La tragedia sempre più ricorrente dei femminicidi, prodotto spesso di un amore soffocante e distruttivo, ci fa toccare con mano cosa significa odiare la luce e scegliere le tenebre: amare senza lasciare libero chi si ama è la negazione stessa dell’amore.

 

Don Michele Tartaglia

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