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Il covid uccide il Maresciallo Arturo D’Amico, se ne va un pezzo di Campomarino. Il dolore dell’Arma

Non ce l'ha fatta, il coronavirus gli ha tolto anche l'ultimo respiro. Trasferito nella terapia intensiva di un altro ospedale, oggi il drammatico epilogo

Non ce l’ha fatta, il maresciallo Arturo D’Amico, 54 anni, comandante della Stazione Carabinieri di Campomarino ha ceduto al covid e oggi pomeriggio è morto. Era uno dei sottufficiali più amati del nostro territorio.

Il 22 febbraio scorso era stato trasferito in elicottero presso la terapia intensiva di un ospedale romano. Le sue condizioni erano peggiorate e i polmoni avevano urgenza di essere aiutati nella respirazione. Ma Arturo D’Amico nonostante abbia lottato fino alla fine nella speranza di uscirne vincitore – come lo era stato in tante sue battaglie indossando l’uniforme – questa volta non ce l’ha fatta.

elicottero covid CB

Di origini salentine, uomo innamorato del mare, Campomarino era la sua seconda casa. Adottato, ormai, dalla comunità locale, era diventato valido riferimento. Una figura fondamentale durante i lunghi anni di servizio che lo hanno visto sempre in prima linea ad aiutare persone in difficoltà ma anche ad arginare tutti i fenomeni che nel suo paese d’adozione hanno tentato di distruggerne serenità e tranquillità. Tant’è che il 13 giugno 2016 era stato anche premiato durante la celebrazione dell’anniversario dell”Arma per il suo impegno quotidiano contro l’illegalità e i crimini in una piazza non facile come quella di Campomarino.

Impegno contro i crimini: il maresciallo di Campomarino premiato da Sergio Mattarella

Padre attento e premuroso, conosceva tutto di tutti e frequentemente – grazie a quella sua schiettezza invidiabile e a quel suo carattere audace e diretto – aveva risolto problematiche importanti anche soltanto con una telefonata. Il suo rimprovero era sempre giusto e mai sopra le righe. Pretendeva il rispetto delle regole ma era un esempio di onestà, determinazione e costanza.

A Campomarino gli volevano tutti bene. Lui non era “un maresciallo”, per la popolazione lui era “il Maresciallo” e con la ‘emme’ maiuscola.

Lascia un grande vuoto, una comunità sotto choc, una famiglia distrutta.

Grande il dolore tra i colleghi dell’Arma carabinieri, scioccati e increduli davanti a una notizia che non avrebbero mai voluto apprendere. “Sei stato in grande maresciallo, un professionista dotato di grande umanità. Solo un virus silente e codardo poteva abbatterti. Ciao Arturo...” è il commento di Fabio Ficuciello, fino a pochi mese fa comandante della Compagnia di Termoli, che con D’Amico aveva lavorato a diverse operazioni. Profondamente scossi i colleghi di Termoli, a cominciare da Filippo Cantore che aveva una splendida amicizia con quel maresciallo considerato da tutti speciale. Siamo addolorati profondamente anche noi, che con lui abbiamo lavorato, che abbiamo condiviso informazioni, notizie di cronaca che lui riusciva sempre a inquadrare nella giusta prospettiva. Ciao marescià, ciao Arturo.