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Ha bisogno del trapianto, è ricoverata e non la trasferiscono. “Mi attacco alla vita per non morire”

Maria ha 50 anni ed è affetta da una fibrosi polmonare. Per salvarle la vita sarebbe necessario il trasferimento in un Centro di Riabilitazione polmonare in attesa che si avviino le pratiche per essere inserita nella lista dei destinati al trapianto. Ma, ricoverata in ospedale, nessuno finora si è preoccupato di trasferirla altrove e nessuno risponde alle domande dei familiari

Non si muore solo di Covid. Ci sono migliaia di malati affetti da altre patologie che sembrano essere passati in secondo piano. Eppure c’è chi continua a lottare contro mali spesso altrettant0 oscuri come il virus letale che ci ha stravolto vite e sentimenti.  Per questi malati se è già difficile curarsi in tempi normali, pensate quanto sia complesso nel bel mezzo di una pandemia, con le terapie intensive e sub intensive ormai sovraccariche di pazienti. E i reparti normali trasformati nel giro di una notte in nuovi spazi per accogliere i pazienti che hanno bisogno di cure mediche perché non respirano a causa del covid.

Non è facile questa battaglia, non è facile attaccarsi alla vita per non morire.

Ecco perché Maria (la chiameremo così) dal suo letto di ospedale, nelle lunghe attese che rendono le giornate tutte uguali, chiede che qualcuno risponda al suo appello di attenzione perché si sente ormai allo stremo delle forze.

Ha quasi 50 anni. E’ ricoverata in ospedale per uno stadio avanzato di fibrosi polmonare. E ha bisogno di cure specifiche in un Centro di riabilitazione polmonare mentre dovrebbe azionarsi la macchina burocratica e quella medico-specialistica per inserire il suo nome nella lista di coloro che hanno bisogno di un trapianto. Perchè è a questo che è candidata.

Maria ha due figli giovanissimi. Che stanno assistendo (covid permettendo) una mamma che si spegne giorno dopo giorno nel silenzio generale. E questo non è ammissibile.  Le istituzioni preposte, i medici che ce l’hanno in cura, nessuno di loro finora avrebbe risposto alle loro domande sul perché sia ancora ricoverata senza essere spostata in una struttura idonea alle sue condizioni. Qualcuno avrebbe finanche avanzato loro la richiesta: “Trovate voi un centro idoneo”.

Eppure i pazienti covid vengono trasferiti. “Perché Maria no?”

In queste ore alla famiglia sarebbe stato annunciato il trasferimento in una struttura della provincia di Isernia, fatto che ha scatenato rabbia e delusione “perché – dicono i familiari in un accorato appello di attenzione – non si tratta di un centro adatto alla patologia di Maria. Ma stiamo scherzando! Le verrebbe applicata una mera assistenza perché lì non curano malati con patologie specifiche come questa”. E continuano legittimamente a domandare e a domandarsi perché l’Asrem e la Regione non autorizzino il trasferimento in una clinica di riabilitazione polmonare come sarebbe previsto? E perché si continua a temporeggiare sulla vita sempre più a rischio di una giovane donna?

Bisognerebbe capire che quando un malato si ritrova in certe situazioni (al di là del covid), non riesce a vivere la sua vita, perché è appesa ad un filo di speranza dove seppure impegnato con tutte le sue forze a non mollare rischia di trovarsi di fronte all’inerzia di chi ti fa sentire “spacciato” oppure “un semplice numero perché il tuo nome è quello di nessuno”. E quando chi dovrebbe aiutarti “trasmette indifferenza a quella tua disperata richiesta di soccorso, allora è finita. Ti viene meno la forza di farcela. Sei lì, solo, a chiederti unicamente: ‘perché?’”.

Non è una denuncia ma un appello. L’appello di due figli giovanissimi che vogliono poter credere di appartenere ad una società attenta e coscienziosa. Vogliono poter urlare a tanti altri pazienti disperati che non bisogna “mai smettere di lottare per vincere la battaglia contro cui si combatte”. Per farlo hanno bisogno di risposte e hanno bisogno che la loro mamma venga trasferita subito, con indicazioni chiare, precise, argomentate, in un Centro di Riabilitazione polmonare. E non ‘abbandonata’ in una struttura qualunque. Il diritto alla salute? Che lo abbia cancellato il covid? Anche questo? E’ possibile che un ospedale non applichi per il trasferimento di un paziente che ha bisogno di cure specifiche? Che nessuna delle Istituzioni proposte risponda finanche a suppliche di aiuto quando dovrebbe essere un dovere specifico di chi amministra e un diritto di chi è amministrato? Possibile? Forse sì. Purtroppo.