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Giustizia paralizzata da un anno e mezzo al Tribunale di Larino: cause ferme, cittadini e avvocati disperati

Dopo lo stop stabilito nel primo lockdown, quello imposto nel marzo del 2020, lo scorso maggio le aule dei tribunali hanno ripreso la normale attività. Ma la 'macchina' non si è rimessa in moto dappertutto allo stesso modo: gli avvocati lamentano i ritardi nel Palazzo di Giustizia frentano dove in alcuni casi le cause di lavoro sono state rinviate al 2022. Tempi lumaca a causa dell'assenza - per maternità - del giudice preposto. E famiglie e minori con malattie invalidanti devono aspettare per ottenere giustizia.

In principio era ‘colpa’ del virus. Marzo 2020: il lockdown blocca tutto, comprese le attività nelle aule dei Palazzi di Giustizia. Tre mesi dopo – a maggio – si torna alla normalità: le udienze riprendono e vengono svolte più o meno regolarmente nei Tribunali. Avviene a Campobasso e Isernia. Non a Larino, dove sembra invece di essere ancora in pieno lockdown almeno per le decisioni di tutte quelle cause di competenza del giudice del lavoro. Il ‘titolare’ dell’incarico, Daniele Colucci, è stato sostituito prima dell’inizio della pandemia dal giudice Silvia Cucchiella, arrivata a Larino a gennaio 2020 e poco dopo andata in maternità, senza che il Ministero della Giustizia abbia provveduto a nominare un sostituto.

In sostanza “da un anno e mezzo le attività del tribunale in materia di lavoro sono ferme”, denunciano gli avvocati, alcuni dei quali hanno scritto al presidente Michele Russo. Nonostante gli sforzi di quest’ultimo, la soluzione non è stata presa.  Alla nostra redazione raccontano – purtroppo senza potersi esporre con nome e cognome per evitare ‘incidenti di percorso’ – di “cause in sospese, rinviate al 2022” nonostante la delicatezza delle questioni su cui il giudice è chiamato a pronunciarsi e che interessano direttamente le vita dei cittadini che si rivolgono alla giustizia e che vorrebbero vedere riconosciuto un diritto garantito dalla Costituzione.

Parliamo, ad esempio, di cause per il riconoscimento delle pensioni di accompagnamento o di invalidità. Così come sono fermi i decreti ingiuntivi in materia di lavoro che riguardano i dipendenti che chiedono il Tfr non versato dal datore di lavoro. Sono solo alcuni esempi di situazioni che possono incidere in maniera importante sulla vita privata degli stessi cittadini, anch’essi esasperati e sfiduciati da questa giustizia lumaca. 

E poi ci sono casi particolarmente eclatanti che acuiscono la rabbia nei confronti di una giustizia considerata “ingiusta”, come quello di minori affetti da malattie rare e invalidanti che aspettano da oltre un anno una sentenza. E’ il caso di famiglie che aspettano da oltre un anno decisioni per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento. Parliamo di cause iscritte nel 2019 e più volte rinviate nonostante le visite propedeutiche al riconoscimento del sussidio e le perizie sanciscano il diritto del bambino a ricevere l’indennità di accompagnamento. Della sentenza (o meglio del decreto di omologa, ndr) del giudice non vi è traccia.  

Altri casi paradossali gli arretrati dell’indennità di accompagnamento che spetterebbero a persone con una patologia. Anche in questo caso si sono accumulati ritardi. E purtroppo c’è chi è deceduto prima di poter ottenere giustizia: è successo ad un uomo morto per covid che avrebbe avuto il diritto di ricevere gli arretrati.

Dall’11 maggio 2020 la giustizia si è rimessa in moto, a Campobasso si svolgono regolarmente (anche alla presenza dei testimoni) le udienze sia civili che quelle relative al diritto del lavoro ovviamente nel rispetto di tutti i protocolli di sicurezza. A Larino no”, racconta a Primonumero un avvocato del capoluogo. “Nel Palazzo di Giustizia di Larino riscontriamo disorganizzazione, ritardi, lentezza. Basta fare un raffronto con Isernia e Campobasso. Nel Tribunale pentro occorrono 10 giorni per un decreto di accompagnamento, a Campobasso bisogna aspettare circa 20 giorni, al massimo 30. Purtroppo non si può dire la stessa cosa per il Tribunale di Larino. Però così non si può più andare avanti. Sono in ballo situazioni delicate, in cui la decisione del giudice del lavoro è fondamentale”. Speriamo che si trovi al più presto una soluzione e si dia una risposta all’appello lanciato da cittadini e avvocati.