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L'analisi dell'esperto

Circa 120 scosse in Adriatico, il geologo Angelone: “Siamo alla fine dello sciame, rischio tsunami non è escluso”

L'analisi del segretario nazionale dell'Ordine dei geologi sullo sciame che sta caratterizzando negli ultimi quattro giorni il Medio Adriatico. "Rientra in una sequenza sismica normale. Sarebbe anomalo se avvenisse il contrario", osserva. Tuttavia, avverte Angelone, un terremoto anche in quest'area del mare che divide l'Italia e la penisola balcanica non esclude tra le conseguenze la formazione di onde anomale: "Solitamente quando c'è un evento sismico in mare aperto, il rischio tsunami c'è. Tanto è vero che si è subito attivata l'Unità di crisi".

In quattro giorni sono state circa 120 le scosse registrate nell’Adriatico centrale. Per la precisione, 118 fino alle 13.09 di oggi (31 marzo). E’ la sequenza sismica che ha fatto seguito al sisma di magnitudo 5.6 sulla scala Richter (Magnitudo Locale) e 5.2 per la cosiddetta Magnitudo Momento, rilevato alle 14,47 di sabato 27 marzo a 5 chilometri di profondità. Anche per questo è stato avvertito distintamente non solo in Molise e nell’area del Gargano (le Isole Tremiti sono molto vicine all’epicentro), ma anche in Abruzzo, nel resto della Puglia, in Campania e a Roma. Nel giro di poco più di mezz’ora ci sono state altre due scosse di assestamento di entità non trascurabile: una di magnitudo 4.1 alle 15.15 e un’altra di simile intensità (magnitudo 4) alle 15.30.

La terra trema, terremoto 5.6 nell’Adriatico avvertito in tutto il Molise. Sciame sismico, scosse ripetute

Ieri un altro forte terremoto: magnitudo di 4.1, è stato localizzato dalla sala sismica dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica a vulcanologia) una profondità di 10 chilometri.

“I terremoti seguono sempre questo trend: alla scossa principale seguono delle repliche che possono essere anche più forti, è successo in Irpinia e all’Aquila. Credo che siamo alla fase terminale dello sciame in Adriatico. Siamo di fronte ad una evoluzione naturale: quando c’è una rottura crostale e quindi l’energia che si è accumulata viene rilasciata improvvisamente come nel caso del terremoto, è chiaro che non si esaurisce tutta in un colpo ma viene rilasciata in eventi successivi che sono molteplici”, chiarisce il geologo molisano Domenico Angelone che è anche segretario nazionale dell’Ordine dei geologi.

Quindi lo sciame “rientra in una sequenza sismica normale che tende poi ad esaurirsi. Sarebbe anomalo se avvenisse il contrario”.

Ecco com’è spiegabile il sisma: “L’evento rientra in un rapporto geometrico tra le varie zolle e all’interno della dinamica più ampia che riguarda il mar Mediterraneo: dalla Grecia, alla Turchia, alla Romania fino all’Albania che è stata interessata da forti terremoti”, osserva Angelone. “La dinamica in grande scala è sempre la stessa e legata a movimenti della crosta terrestre e che possono manifestarsi a volte in maniera più violenta. A questi microsismi si associano movimenti più importanti che si avvertono anche a distanza. Questo terremoto è avvenuto in mare, ed è stata una fortuna fino ad un certo punto: questo da una parte ci protegge dallo scuotimento perché si è più distanti dalla terraferma, ma dall’altra possono innescare altre problematiche che non è da escludere nel Mar Mediterraneo come è successo in passato, anche se in maniera non molto evidente”.

Il riferimento è ad un possibile rischio tsunami che potrebbe generarsi anche nella fascia di mare che separa l’Italia dalla penisola balcanica. “Solitamente quando c’è un evento sismico in mare aperto, il rischio tsunami c’è. Tanto è vero che si è subito attivata l’Unità di crisi”, puntualizza il geologo. “Poi un conto è se ci troviamo in mare Adriatico, un conto se siamo nelle Filippine: in quest’ultimo caso potremmo avere onde anomale di 30-40 metri, in mare Adriatico di 1-2 metri. Non è escluso che in caso di eventi più violenti, si possano generare uno tsunami e onde anomale che si possono riversare sulle coste”.

Qualche motivo di preoccupazione tra la popolazione è stato destato dalla scarsa profondità dell’epicentro. “Scosse di questo tipo (tra 5, 10, 15 chilometri) sono abbastanza frequenti. E’ chiaro che più una scossa è superficiale più il movimento è avvertito, ma è anche vero che quando la scossa è più superficiale le regioni coinvolte sono minori. Questa è una regola generale, ma al tempo stesso un terremoto così superficiale rientra nella previsione della fascia adriatica e mediterranea”.

“Se ci dobbiamo preoccupare? Noi dovremmo farlo sempre”, argomenta ancora il geologo. “Purtroppo ci preoccupiamo nei momenti sbagliati o solo quando c’è stato il terremoto”.

Per il geologo la strada per una piena prevenzione è ancora lunga: “Per onestà intellettuale bisogna anche dire non è vero che non c’è attenzione da parte del Governo. Basti pensare al sisma bonus con cui si può proteggere un fabbricato da fenomeni naturali. La prevenzione è fondamentale e si può mettere in pratica anche con queste misure affinché i cittadini possano sistemare edifici più fragile. Poi è importante l’informazione alla cittadinanza e la formazione agli alunni nelle scuole con cui siamo un po’ indietro ma è fondamentale sapere come comportarsi in caso di terremoto che ha prodotto danni anche in Molise: ricordiamo il sisma di San Giuliano di Puglia e quello del 1984″.

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