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10 posti letto al Vietri per il post Covid e altri 110 per la riabilitazione. Il paradosso: previsti solo infermieri, niente medici

Lo strano caso del potenziamento dell’ala riabilitazione del Vietri. In un documento recente la direzione Asrem mette nero su bianco l’attivazione di 120 posti letto (ora ce ne sono solo 60) ai sensi del Decreto Legge 34 del 2020, compresi 10 posti riservati ai malati covid che si sono negativizzati ma hanno ancora bisogno di “cure mediche”. Tuttavia si assegnano solo 12 infermieri e 8 Oss. E i medici? Non sono previsti.

L’ospedale di Comunità Vietri di Larino è stato inserito nel piano di riorganizzazione per il potenziamento della rete territoriale per l’emergenza covid-19. Proprio qui, nella struttura di 10mila metri quadri divenuta oggetto di contesa nell’acceso dibattito per il diritto alla cura, e che ancora aspetta la sua seconda chance al servizio della popolazione, la direzione generale, sanitaria e amministrativa Asrem intendono attivare 10 posti letto riservati a persone che hanno superato la malattia da covid ma non possono ancora tornare a casa.

Si tratta di malati con patologie pregresse che hanno bisogno, per esempio, di riabilitazione (respiratoria, cardiologica, neurologica), di essere seguiti giornalmente da professionisti della medicina prima di poter fare rientro, in tutta sicurezza, nelle rispettive abitazioni.

Di sicuro la volontà di dotare il Vietri di un’ala post Covid rappresenta una buona notizia per i cittadini molisani, oltre che uno spiraglio di futuro per l’ospedale frentano, inaugurato come ospedale per acuti nel febbraio del 2000 e smantellato nel 2016 sotto il peso di anni di tagli e ridimensionamenti inarrestabili, che hanno lasciato morire di morte naturale i reparti di area critica in una lenta e implacabile agonia.

Vietri ospedale Larino

Il Vietri a oggi resta in gran parte vuoto, malgrado le enormi potenzialità di cui dispone. Perciò il fatto che il Piano di riorganizzazione della rete Covid (che in Molise è stato attivato finora in minima parte) disegni una sua funzione strategica nella emergenza è un fatto positivo. Che contiene però un paradosso capace di minacciare le migliori intenzioni.

I vertici Asrem infatti, dando attuazione al decreto legge, prevedono le “risorse umane” necessarie allo scopo. E cioè 12 infermieri, 8 operatori socio-sanitari e 2 tecnici della riabilitazione. E basta. I medici? Non sono previsti. Un paradosso, appunto, perché i pazienti post Covid hanno bisogno di “cure mediche”, cure che sono la premessa indispensabile per il loro ricovero e la loro riabilitazione.

Se al Vietri ci fossero medici in pianta stabile già in servizio, il problema si porrebbe solo in minima parte. Ma al Vietri non ci sono dottori, ad eccezione del fisiatra della Rsa (uno solo, sempre lo stesso per 30 pazienti) e del responsabile dell’assistenza domiciliare di Termoli dislocato a Larino 4 anni fa per il progetto (portato avanti con ottimi risultati) dell’ambulatorio di Vulnologia. Paolo Carfagnini è certamente un medico competente, di lunga esperienza nonchè uno dei pochi esperti di ulcere e ferite complesse del territorio. Ma è uno, appunto, e deve già gestire ambulatorio, cure domiciliari, seguire la Udi (la unità di degenza infermieristica con 12 posti letto) e fare le consulenze per la Rsa.

Vietri ospedale Larino

Viene da chiedersi come sia possibile un potenziamento reale senza prevedere assunzioni di medici e senza, d’altro canto, stabilire una qualsiasi tempistica per l’ala post covid. Nessuno, a oggi, è in grado di dire come e quando il piano per il Vietri sarà realtà. Così come è impossibile immaginare il rafforzamento del servizio di riabilitazione generale al Vietri senza pensare di dover assumere medici.

Perché è esattamente quello che sta succedendo con l’ospedale di Larino, coinvolto da una riorganizzazione che dovrebbe raddoppiare l’attuale numero di posti letto portandoli da 60 a 120, oltre ai 10 aggiuntivi per riabilitazione post covid. Il Piano prevede 60 posti di Riabilitazione a media e bassa cura, 20 posti per malati di Alzheimer e demenza più lieve, 20 posti Udi per Vulnologia e cura delle ferite difficili e 10 posti destinati agli anziani. Anche questa è una buona notizia, ma anche in questo caso c’è il problema del personale e in modo particolare il problema dei medici, che poi rappresentano il cuore pulsante del diritto alla cura non solo per la conoscenza specifica della materia ma anche per la funzione di coordinamento, gestione e organizzazione interna.

Il Vietri, d’altra parte, è morto proprio per questo: per mancanza di medici. La politica regionale e l’azienda sanitaria – parliamo di un percorso iniziato molti anni fa, le cui scelte non sono addebitabili ai vertici attuali – hanno lasciato che i responsabili dei reparti andassero in pensione senza rimpiazzarli, hanno assistito senza battere ciglio all’addio dei camici bianchi fino a quando portare avanti la “nomale attività” è diventato impossibile per carenza di uomini e donne. Un po’ alla volta l’ospedale si è spento, quei pochi superstiti sono stati dirottati a Termoli o a Campobasso, con pochissime eccezioni. E perfino il proposito di fare del Vietri una grande Casa della salute con almeno 150 posti di riabilitazione non si è mai realmente potuto concretizzare per la stesa ragione: non ci sono medici. Nessun concorso, nessuna assunzione.

La stessa fine rischia di farla il San Timoteo di Termoli, dove lo smantellamento di reparti come Ortopedia e Urologia è già in atto. In Cardiologia manca il primario da anni, e da anni non viene sostituito. In Otorino, anche questo un fiore all’occhiello, cosa accadrà quando il dottor Gianni Serafini andrà in pensione? L’ospedale di Termoli rischia di seguire le orme del Vietri.

E’ su questo, è soprattutto su questo, che i molisani dovrebbero fare le loro battaglie, scendere in piazza, gridare forte il loro diritto a essere curati sempre più messo a repentaglio dalla mannaia dei conti. Inutile rivendicare aperture di ospedali, centri covid e Punti Nascita se non ci sono i medici. Sono i medici la materia prima, sono loro il vaccino contro il virus dei tagli, contro la sanità delle calcolatrici.