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Zona Rossa, “Ho perso il lavoro per colpa di chi se ne frega”. Ancora segnalazioni di bar aperti e ritrovi clandestini

Una giovane donna di Guglionesi che fa le pulizie in casa racconta: “per settimane, nel pieno della seconda ondata, ho assistito impotente ad assembramenti davanti ai bar e ai locali da parte di persone che non si sono minimamente poste il problema, senza che nessuno muovesse un dito. Ora che siamo in Zona Rossa, scelta inevitabile, ho perso il mio lavoro e non so come tirare avanti”. Intanto si susseguono le segnalazioni di bar che servono clienti all’interno o all’esterno malgrado il divieto e perfino di garage trasformati in ritrovi clandestini. “Ma lo vogliamo capire che abbiamo a che fare con la vita della gente?”

Francesca (nome di fantasia per proteggerla) vive a Guglionesi ed è una “donna delle pulizie”, come si chiama nel gergo popolare la collaboratrice domestica. Ha figli, e lo stipendio che faticosamente riesce a mettere insieme durante un mese diviso tra vari appartamenti da riassettare e pulire le serve a ogni costo. Senza quello “sopravvivere, perfino fare una spesa decente” è impresa ardua. Francesca, della quale abbiamo raccolto la testimonianza, ha perso per il momento la garanzia di poter disporre di un budget adeguato alle esigenze della sua famiglia perché, rivela, “da quando siamo entrati in Zona Rossa le persone, comprensibilmente, non se la sentono di farmi stare in casa e ho perso la maggior parte dei lavori settimanali. Certo, quando le cose torneranno nomali – e mi auguro che accada presto – ricomincerò con la collaborazione domestica, ma per ora le mie mansioni sono limitate a chi ha problemi di autosufficienza e ha bisogno della spesa, dei farmaci, eccetera. Insomma – sintetizza – è troppo poco e non posso certo viverci”.

Una situazione che condivide con centinaia di colleghe del Basso Molise, dove lunedì mattina è entrata in vigore l’ordinanza del Governatore Donato Toma, condivisa coi sindaci di 27 comuni, che dichiara tutta l’area Zona Rossa. “Ordinanza che condivido appieno – dice ancora Francesca – perché proteggere la vita, la salute delle persone, viene prima di ogni cosa e ormai siamo arrivati a un livello tale di contagi che chiuderci in casa era inevitabile. Ma non posso non sentire l’ingiustizia di questa situazione”.

L’ingiustizia è motivata dalla riflessione, anche questa condivisa con moltissime altre persone, che l’attuale scenario di rischio sia stato favorito da una fetta di popolazione irrispettosa delle misure anti-contagio e “menefreghista verso i più fragili, verso i concittadini, verso i familiari”.

La spiegazione è semplice: “Io, che ora mi ritrovo senza guadagno, sono stata sempre scrupolosa. Sempre la mascherina, nessuna frequentazione, ho rinunciato a tutta la mia vita sociale, mi sono limitata ad andare a lavorare e ho usato tutte le accortezze possibili. Eppure per mesi, e fino all’altro giorno, prima che scattasse il divieto, ho visto i bar del paese pieni di persone sia dentro che fuori, senza mascherina, vicinissime, a parlare ridere e scherzare come se non fossimo in emergenza. Ho visto le foto e i video che alcuni cittadini hanno pubblicato sui social e sui giornali, e mi sono arrabbiata. Ma i sindaci dove stavano? Possibile che solo noi comuni mortali fossimo a conoscenza di questi assembramenti? E le forze dell’ordine, perché non sono mai intervenute?”

Le domande di Francesca valgono non solo per Guglionesi, ma per la maggior parte dei paesi costieri dove ora si cerca di correre ai ripari, Termoli in modo particolare dove non è un mistero che fino allo scorso week-end la piazzetta e alcuni luoghi di ritrovo tradizionali fossero strapieni di persone impegnate a celebrare il sabato con aperitivi chiassosi, ed evidentemente irrinunciabili. Diversi i termolesi che hanno scritto anche sulla pagina facebook del comune e in vari profili a commento della decisione di chiudere il cimitero. “Che ipocrisia: il cimitero è l’unico luogo sempre vuoto e si chiude. Al mercato ci sta un casino infernale ma si tiene aperto”. Oppure: “Gli assembramenti sul Corso e nei bar sono stati tollerati e nessuno ha detto una parola”.

Il tenore delle considerazioni è questo, e si muove in un contesto di rancore tra chi, da un lato, ritiene di non voler sacrificare completamente la propria libertà e la propria vita e chi, al contrario, vive con la paura addosso e punta il dito contro qualsiasi forma di socializzazione. In mezzo dovrebbe esserci il buon senso che in un paese, più o meno piccolo, è affidato alle Istituzioni e ai controlli. Ma la sensazione diffusa, rilanciata dai cittadini con lettere, racconti, post e commenti, è che molti sindaci abbiano chiuso non uno ma entrambi gli occhi, e che le forze dell’ordine, forse perché invitate dalle stesse Istituzioni alla tolleranza a tutela di una economia già molto fragile, abbiano limitato al massimo le multe, unico deterrente utile alla causa.

Ancora oggi, con la Zona Rossa dichiarata 5 giorni fa, si susseguono le segnalazioni di bar che, a Termoli come nei centri limitrofi, servono clienti al bancone e vendono prodotti da asporto che si consumano all’esterno. Di tabacchi che vendono anche birra (per licenza) e che riescono, con la complicità della clientela, a sostituirsi al bar. E finanche di locali carbonari, attrezzati alla meno peggio nei garage, dove si gioca a carte e si beve protetti da una saracinesca ma con grande (e comprensibile) insofferenza e timori da parte dei vicini.

Segnalazioni che arrivano a noi, come possiamo immaginare arrivino ad altri giornali. Ora, non tocca a noi denunciare pubblicamente queste situazioni, che peraltro sono sotto gli occhi di tutti, visto che non siamo tutori dell’ordine e abbiamo un ruolo diverso che è essenzialmente quello di sensibilizzare la popolazione. Ma la domanda è inevitabile: possibile che noi ne siamo a conoscenza e i sindaci, con il loro potere e la loro rete di relazioni sociali e amministrative, non ne sappiano nulla?