Vietri centro covid: sì, no, forse, non ora. Giravolte e contrordini, “C’è chi perde tempo e chi perde la vita”. Terapia Intensiva, posti finiti

Le reazioni della popolazione molisana all’ennesimo colpo di spugna sulla decisione di aprire immediatamente l’ospedale di Larino, cosa che secondo diversi esperti e lo stesso sindaco Puchetti si può fare benissimo, sono di rabbia, amarezza, accompagnate da accuse di inefficienza e malagestione nel momento più difficile e doloroso di sempre.

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Come fate a dormire la notte?” È la domanda che il popolo molisano, quello delle piazze virtuali ma anche delle piazze reali – sebbene deserte in questo momento –  rivolgono ai vertici istituzionali e sanitari del Molise. Una domanda indirizzata a chi, a vario titolo, si occupa di programmazione sanitaria, quella programmazione che sembra essere completamente saltata, trasformata in decisioni ad horas subito rimangiate da altre decisioni ad horas, che altro effetto non hanno se non quello di restituire l’idea che i “pianificatori” siano allo sbando. Che chi è nominato (e pagato) per decidere e organizzare non sappia cosa decidere né, tantomeno, come organizzare un sistema che definire al collasso è eufemistico.

I posti letto di Terapia Intensiva, strategici nella cura del virus, sono finiti. E stavolta non è un modo di dire, né una di quelle “esagerazioni” giornalistiche delle quali sovente noi cronisti veniamo accusati. Chi ha bisogno di essere intubato viene caricato su un elicottero messo a disposizione dalla Protezione Civile e trasferito in ospedali di fuori regione. Ma anche gli ospedali di fuori regione stanno messi male, sono strapieni di pazienti con la covid 19. Trovare un posto non è scontato e ovvia conseguenza è il terrore della gente, che sui social sfocia in rabbia, esasperazione, una carica di veleno senza precedenti verso chi, dal Governatore Toma al direttore Generale Asrem Oreste Florenzano al commissario straordinario Angelo Giustini, è responsabile di una programmazione e di una gestione che si sono rivelate, in maniera oggettiva, fallimentari.

Da un anno si parla di riaprire il Vietri, attrezzandolo con posti a media e bassa intensità di cura. Progetto sfumato, per ragioni ancora oggi oscure, sostituito dalla Torre covid al Cardarelli finanziata con 9 milioni di euro. Doveva essere pronta entro marzo, ma i lavori non sono nemmeno iniziati. Qualcosa è andato storto o qualcuno ha mentito, non si sa se in maniera consapevole o meno. L’idea del Vietri è tornata in auge quando l’acqua alta dello tsunami è arrivata alla gola del Molise, e dopo un tira e molla paradossale (vista la gravità della situazione), è arrivato il nulla osta da Roma. Ieri sembrava cosa fatta, ma oggi è nuovamente in bilico. Il commissario Giustini ha firmato un nuovo decreto che attiva 20 posti aggiuntivi al Gemelli, dove saranno portati i malati covid.

Attenzione: si parla di sub intensiva, non di Rianimazione. La Rianimazione ha esaurito la sua disponibilità, altro che soglia critica del 30%: la soglia critica, in Molise, ha sfondato il tetto del 100%. Bisognava arrivare all’Unità di Crisi convocata ieri perché Florenzano e Scafarto, direttore generale e sanitario Asrem, segnalassero – come riferisce oggi il Commissario – “La gravissima situazione che si sta verificando all’ospedale Cardarelli di Campobasso”. Una situazione oggettivamente prevedibile, oltre che oggettivamente gravissima.

Ora scopriamo che serve tempo per allestire il Vietri (una settimana? Un mese? Non si sa, nessuno è in grado di dirlo) sebbene il sindaco di Larino Pino Puchetti ribadisce che “Il Vietri è una struttura pensata in grande e realizzata con tutto quello che è necessario a un ospedale, percorsi separati, reparti modulari, sale operatorie, posti di rianimazione, laboratori”. L’unica cosa che manca è il personale, quel personale che potrebbe mettere a disposizione immediatamente l’istituto di ricerca Neuromed della famiglia di Aldo Patriciello, come ha già ampiamente detto. Eppure, oggi 19 febbraio, con quasi 1650 attuali positivi, la terapia intensiva covid satura, le malattie infettive di Campobasso al collasso, la variante inglese in circolazione su oltre la metà dei casi, “serve altro tempo”. E si ripiega su una soluzione che fino a ieri era stata esclusa.

Il contagio dilaga, la zona rossa sarà inevitabilmente prorogata, le scuole restano chiuse, si ammalano anche giovani e anche i giovani muoiono, e muoiono – questo va precisato – perché siamo in presenza di un virus che non fa eccezioni, che spesso lascia impotenti e frustrati gli stessi medici, che fanno il possibile, tentano miracoli anche laddove la forza del parassita prevale e non lascia scampo.

Il Molise è allo stremo e i molisani sono sotto choc davanti a giravolte decisionali che restituiscono la nettissima sensazione di trovarsi davanti a un circo della improvvisazione. Questo è il clima che si respira, e che contribuisce ad amplificare l’emergenza. Proprio quando il Molise aveva bisogno disperatamente di resistere unito, la frattura tra i vertici e la base è al massimo della sua profondità.

Colpa anche di una totale mancanza di comunicazione e chiarezza. Le notizie sono affidate a veline, indiscrezioni che filtrano quasi fossero segreti, che i giornali devono verificare ed elaborare con la paura di mettere nero su bianco informazioni che possano contribuire, loro malgrado, ad allargare la voragine del panico collettivo. Sulle mail di redazione e sui gruppi istituzionali di whatsapp arrivano comunicati sulle iniziative più insulse mentre l’emergenza, la questione ospedali, i malati, sono un affare che si consuma nelle stanze dei bottoni di maldestre Unità di Crisi, davanti al silenzio imbarazzante del Consiglio Regionale, in modo particolare della sua maggioranza.

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