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Vietri centro Covid, il progetto salta di nuovo: “Non ci sono i tempi”. Per ora 24 posti in tenda e 20 al Gemelli, niente Intensive

A tarda ora arriva l’ennesima indiscrezione che trapelata dal “summit”  svoltosi tra Regione, Asrem e Commissario. Giustini si è reso conto che “non ci sono i tempi necessari” e ha accantonato l’idea dell’ospedale di Larino centro covid, puntando ai 24 posti nelle tre tende della Croce Rossa e ai 24 al Gemelli in cui personale e attrezzature sono a carico di Neuromed, anche se finora non è seguita alcuna azione agli annunci dei giorni scorsi. Resta il problema delle Terapie Intensive: le 3 covid di Termoli, le 2 covid di Isernia e le 9 della Torre nell’ex hospice esistono solo sulla carta: i lavori non sono mai iniziati. Intanto il Cardarelli scoppia: oggi i pazienti intubati hanno sfiorato il numero record dei 17.

Tanto rumore per nulla e altro tempo perso a litigare, discutere, firmare e controfirmare carte per il Ministero. Il centro covid al Vietri di Larino non si farà: il progetto è sfumato definitivamente questa sera, al termine del nuovo vertice tra i tre soggetti coinvolti. Regione Molise, Asrem e struttura commissariale sembrano convergere sul fatto che la pandemia, nella fase critica in cui è arrivata in Molise e con una richiesta giornaliera di ricoveri doppia rispetto solo a qualche settimana fa, non concede la possibilità di allestire il Vietri in tempo per rivelarsi utile alla causa. In soldoni: non c’è tempo.

Giustini, al quale spetta l’onere di attuare le linee di indirizzo e che dunque rappresenta la parte “operativa” ha nuovamente cambiato idea, o forse ceduto davanti agli ostacoli – oggettivi – in campo. Pur con il nulla osta del ministro Speranza in mano, ottenuto giovedì scorso nell’incontro romano. Stavolta non è questione di burocrazia ma di “tempi tecnici” per allestire un ospedale e dotarlo di monitor, caschi, sistemi di ventilazione, personale. Non sarebbe questione di una settimana ma ne occorrerebbero – pare – almeno tre. E quindi bye bye centro covid a Larino, si ripiega sulla soluzione che finora era stata relegata in fondo alla lista ma che oggi sembra aver trovato piena concretezza: l’ospedale da campo.

I tir della Croce Rossa sono arrivati al San Timoteo, hanno scaricato il materiale e domattina – martedì – avrà inizio l’allestimento delle tre tende, per un totale di 24 posti che verosimilmente saranno riservati a degenti covid per cure a bassa o media intensità. Anche se una certezza nemmeno in questo caso esiste, visto che la decisione sul destino dell’ospedale militare (sarà covid o sarà per degenza ordinaria?) lo dovrà stabilire la Asrem, sentiti i medici.

I vertici molisani, in ogni caso, sono giunti alla decisione di  incrementare i posti letto semintensivi  utilizzando quelli messi a disposizione dal Gemelli Molise (20) con attrezzature e personale di Neuromed (sollecitato a fornirli ora che non ci sono più incertezze) e altri 24 posti letti dell’ ospedale da campo della CRI. Posti utili per curare i paucisintomautici, però. Le Terapie Intensive rimangono un problema, anzi: il problema.

Quelle di Termoli non si possono usare perché sono dedicate alle patologie extra-covid e si sa come funziona: se metti un paziente covid in una rianimazione no covid di fatto monopolizzi l’intero reparto per la cura contro il virus. E d’altronde occupare tutte le Terapie Intensive degli ospedali pubblici molisani per il covid equivale a far collassare il sistema sanitario di base: se un cittadino ha un aneurisma, un ictus, un problema cardiaco grave, dove va?

I tre posti di Intensiva covid del San Timoteo, i 2 posti di intensiva covid del Veneziale e i 9 posti di intensiva covid della Torre nell’ex hospice accanto al Cardarelli (cioè i 14 posti che Asrem e commissario dovevano attivare prima della fase 5, vale a dire del disco rosso)  esistono solo sulla carta. E sulle carte mandate a Roma la scorsa estate. Insomma: non ci sono perché i lavori non sono mai iniziati, l’adeguamento strutturale dei reparti non è nemmeno partito. Intanto il Cardarelli scoppia: oggi i pazienti intubati hanno sfiorato il numero record dei 17 con l’attivazione di tre respiratori polmonari nel blocco operatorio. Non resta che sperare nella Rianimazione mobile.

 

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