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Vaccinarsi dal medico di famiglia, possibile ma come? “Manca accordo, noi disponibili. Toma la smetta di fare proclami”

L'intesa tra Regioni, Governo e Medici di base va declinata a livello regionale. Parla il segretario provinciale della Fimmg, Peppino Licursi: "Possiamo dare un grosso contributo alla campagna vaccinale ma non ci hanno neppure convocati per discutere e organizzare il servizio di somministrazione dei sieri ai nostri assistiti negli ambulatori e a domicilio. Quello di Toma è stato solo un annuncio, ora i fatti".

Peppino Licursi

Saranno i medici di famiglia a dare la spinta che manca alla campagna vaccinale di massa. E’ notizia di due giorni fa, 23 febbraio, la firma di un protocollo (siglato il 21 scorso, ndr) tra Governo, Regioni e sindacati dei medici di medicina generale (Fimmg, Smani e Smi)  per accelerare sulle somministrazioni dei sieri.

Questa intesa permetterà ai medici di immunizzare direttamente nei propri ambulatori i loro assistiti. O di farlo recandosi al domicilio del paziente impossibilitato, per ragioni di salute, a muoversi da casa.

Ma organizzare questa imponente attività presenta diversi problemi. E anche se ora è una delle priorità delle aziende sanitarie e delle Regioni, non è affatto scontato che si riesca a coinvolgere a dovere i medici di famiglia i quali, in una regione come il Molise fatta di decine di micro comuni, sono molto spesso l’unico punto di riferimento sanitario per chilometri. Senza contare l’aspetto, niente affatto secondario, della fiducia che lega per anni, a volte per tutta la vita, il medico di famiglia al suo paziente.

Ne abbiamo parlato col segretario provinciale della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di famiglia, di Campobasso, Peppino Licursi che è stato, fino a pochissimo tempo fa quando anche per lui è arrivata l’ora del pensionamento, il “Dottore” a Portocannone.

Dottore, allora: intanto ci dica come giudica questo protocollo di cui ha parlato proprio ieri, 23 febbraio, il governatore Donato Toma nella sua informativa settimanale all’aula del Consiglio regionale.

“E’ una ottima cosa, sono convinto che i medici di base potranno dare una grossissimo contributo alla campagna vaccinale. Ma vanno messi nelle condizioni di poterlo fare”.

Oltre alla vostra immunizzazione, che è una premessa scontata, quali altri problemi urgenti vanno affrontati per poter partire?

“I nodi sono diversi e per scioglierli bisogna sedersi attorno a un tavolo per organizzare, programmare, discutere e decidere. Cosa che, almeno fino a questo momento, non è ancora avvenuta. Toma ha fatto un proclama e nulla più ma noi non siamo ancora stati contattati”.

Insomma, sta dicendo che l’accordo tra Asrem, Regione Molise e voi medici di medicina generale che dovrà declinare a livello locale quel protocollo che fissa gli indirizzi generali della campagna anti Covid 19 non c’è ancora?

“Non solo, ma le sto dicendo anche che non ci hanno neppure ancora convocati. Per iniziare la somministrazione ai nostri assistiti, negli ambulatori, a domicilio, o nei punti vaccinali individuati, occorrono tanti  sforzi e una logistica capace di affrontare anche problemi tecnici”.

Ci può fare un esempio?

“Gliene potrei fare mille. Prendiamo la questione della catena del freddo del siero: bisognerà attrezzarsi per tirare fuori i vaccini un certo numero di ore prima dell’arrivo del nostro assistito in ambulatorio, somministrarglielo dopo lo scongelamento, tenerlo per un po’ sotto osservazione… gli studi medici generalmente sono attrezzati con dei normali frigoriferi, c’è da capire se i vaccini di una determinata casa farmaceutica possano generare inconvenienti legati allo scongelamento. E poi c’è tutta la questione delle forniture sempre così incerte che ci preoccupa come pure la nostra immunizzazione. Io, per esempio, sono tra quelli che ha già ricevuto la prima dose di vaccino e sto aspettando il 5 marzo prossimo per il richiamo. Passeranno poi altri giorni prima che mi possa considerare protetto. E come me tanti altri, compresi i medici vaccinatori che volontariamente si sono messi a disposizione per vaccinare la popolazione molisana”.

E dovete anche fare un corso di formazione per poter vaccinare contro la Covid-19, giusto?

“Giusto, lo prevede il Ministero della Salute anche se, in tutta onestà, non so quanto sarà utile: noi vacciniamo centinaia di persone contro i più comuni ceppi influenzali ogni anno. Ma quello è l’ultimo dei problemi, si tratta di un corso a distanza. La cosa che mi preme rimarcare oggi è di velocizzare su questa convocazione andando al di là degli annunci così da poter tornare a dare una mano a questa campagna vaccinale che sta andando a rilento”.

Anche perché – e questo è scritto nero su bianco nel protocollo d’intesa – saranno proprio gli accordi regionali a indicare “la platea di soggetti da sottoporre a vaccinazione da parte dei medici di medicina generale, in relazione alla fascia d’età, patologie, alla situazione di cronicità, alla effettiva disponibilità di vaccini, nonché le modalità logistiche organizzative per la somministrazione e la conservazione del vaccino”.

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