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Tentazione e fedeltà

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    di don Mario Colavita

     

    “L’esistenza pubblica di Gesù è caratterizzata dalla persistenza della tentazione, espressa non direttamente da Satana, ma dai capi dei giudei che gli chiedevano un “segno dal cielo” e di scendere dalla Croce (Mc 15, 32). Pietro stesso appare un tentatore (Mc 8, 33). Ora, per Gesù, dietro la tentazione degli uomini sta la presenza di Satana che occupa un posto importante nel ministero pubblico di Gesù”. La tentazione è parte integrante della vita degli uomini. Da Adamo ad Eva, Abramo, Isacco, i profeti fino ad arrivare a Gesù, la tentazione sembra essere un comune denominatore.

    Perché la tentazione? E cos’è la tentazione? San Tommaso d’Aquino diceva che: “tentare propriamente vuol dire sottoporre una cosa a esperimento”, nel nostro caso tentare è una pro-vocazione al male.

    Il perché della tentazione?, è un mistero! L’uomo che si fida e affida a Dio può combattere e vincere, la lettera di Giacomo dice: “Beato l’uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano” (Gc 1,12).

    Tutta la vita dell’uomo è una continua tentazione come lo è stata quella di Gesù, l’uomo nuovo. In Gesù, scriveva sant’Agostino: riconosci che in Gesù tu sei vincitore.

    Il tempo quaresimale è come una grande prova della nostra fedeltà a Dio. Attraverso le scelte, i desideri la volontà “proviamo” quanto e quando fiducia riponiamo in Dio.

    Nel libro della Genesi il segno dell’arcobaleno, dopo il diluvio, conferma la fedeltà di Dio verso l’uomo. La malvagità e la perversione dell’uomo è purificata dalle acque del diluvio. In Noè, il giusto, Dio pone un rinnovato patto di fedeltà: “pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’Alleanza tra me e la terra” (Gen 9,13).

    Nel vangelo di Marco scorgiamo la forza della tentazione, il potere di Satana si scaglia addosso a Cristo, il quale forte del suo essere Figlio, vince.

    Il deserto è il luogo della prova. Luogo silenzioso e inospitale il deserto accoglie il tentato e il tentatore. Nella tradizione biblica il deserto è il luogo dove Dio parla, dove l’uomo può ascoltare la voce, dove l’Eterno si manifesta. Il profeta Osea dice di Dio: “La attirerò a me,   la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2,16).

    Subito dopo le tentazioni Gesù annuncia l’imminenza del Regno di Dio e invita alla conversione.

    Ora la conversione è accogliere al contrario la tentazione. Se la tentazione ci induce al male, la conversione ci porta al bene.

    Il cammino cristiano, oggi è messo duramente alla prova. Morti, restrizioni, crisi economica e umana ci inquietano fortemente.

    All’inizio della Messa il sacerdote a nome di tutti i fedeli invoca Dio e dice: disponi, Dio, i nostri cuori all’ascolto della tua parola, perché in questo tempo di grazia sia luce e guida verso la vera conversione.

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