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“Sappiamo dove abiti e non ci piacciono i Tribunali, caccia i soldi”, così terrorizzavano l’imprenditore in difficoltà

Erano arrivati a Campobasso sotto casa della vittima per spaventarla e indurla a pagare centomila euro di credito non dovuto. Uno dei due che si trova in carcere a Larino, è legato alla faida di Scampia scoppiata per il business della droga

È inutile che dici che non hai i soldi, lo sappiamo che ce li hai, sappiamo tutto di te. Anche dove abiti. A noi le parole non ci piacciono, né ci piacciono i tribunali. Voi c’avete un credito da pagare. Se non chiudete questa storia la chiudiamo noi a modo nostro. E poi ve ne accorgete”.

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Sono soltanto alcune delle minacce, pronte a trasformarsi in veri e propri atti intimidatori, con le quali i due mandanti di un imprenditore di Sant’Elia a Pianisi da almeno due mesi rendevano tutti giorni, un inferno, la vita di un altro imprenditore che risiede a Campobasso.

Che però ha avuto il coraggio di bussare alla porta della squadra mobile del capoluogo e raccontare quanto stava subendo. E gli uomini di Raffaele Iasi, coordinati dal sostituto procuratore Vittorio Gallucci, in  40 giorni hanno individuato riscontri e autori di quelle che erano tentate estorsioni con l’aggravante mafiosa.

Sì, perché una delle persone in carcere questa mattina e,fra l’altro, un affiliato del clan Lauro. Campano, condannato i precedenza per fatti di Scampia dove si contano 100 morti per “affari di droga” e che dopo il carcere aveva ricevuto dall’Autorità giudiziaria di Napoli il divieto di soggiornare nel capoluogo partenopeo.

Quindi aveva scelto Campomarino quale zona per stabilirsi, “dove probabilmente, non escludiamo  ma è chiaro che al riguardo stiamo indagando – ha detto questa mattina in conferenza stampa il sostituto Vittorio Gallucci – aveva quale contatto”.

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Sta di fatto che due uomini sono finiti in carcere, e sono gli autori dell’estorsione. Si tratta di un campano e un uomo di Campomarino , di professione buttafuori ma anche lui con precedenti alle spalle.  E un uomo, l’imprenditore mandante dei due, originario di Sant’Elia a Pianisi, si trova invece agli arresti domiciliari.

La loro capacità intimidatrice era assoggettata proprio al fatto che il campano fosse vicino ad ambienti criminali di stampo camorristico. Il sopralluogo per iniziare a mettere in atto le intimidazioni è stato a Campobasso: “Porta i soldi, sappiamo dove abiti. Ci vediamo sotto casa tua”.

Minacce che hanno portato allo stremo l’imprenditore che ha quindi per fortuna avuto il coraggio di denunciare tutto all’Autorità giudiziaria e alla squadra mobile di Campobasso.

Le indagini hanno consentito nel giro di 40 giorni, di identificare gli autori di quella che è definita negli atti esecutivi “tentata estorsione con  aggravante mafiosa”.

Alle 10.30, la conferenza stampa convocata in questura, dopo i saluto del padrone di casa Giancarlo Conticchio, è stata affidata al sostituto procuratore Vittorio Gallucci. Ma tra i presenti, seduto in platea, c’è anche il capo della distrettuale antimafia, il dottore Nicola D’Angelo.

Un’indagine per cui emesse sono state emesso 48 ore fa 3 ordinanze cautelari ed “è molto importante – ha rimarcato Gallucci –  perché riguarda un fenomeno che rischia di espandersi”.

Quindi descrive la situazione, gravissima, di crisi economica che riguarda anche (e forse soprattutto regioni come il Molise) e che induce ad una difficoltà nei pagamenti e a risolvere controversie di natura civile (come nel caso specifico) nei tribunali di competenza.

“Si è appurato – ha spiegato Gallucci – che i due soggetti reclusi in carcere erano stati sotto casa dell’imprenditore (vittima) e con fare mafioso avevano preteso in favore di un altro imprenditore somme di denaro per loro derivanti da precedenti rapporti commerciali. Crediti che non potevano essere vantati davanti ad un giudice e quindi, il titolare d’azienda originario di Sant’Elia a Pianisi ha scelto di ricorrere a soggetti criminali. È  importante comprendere le dinamiche sottese: primo dato, il fatto che il più pericoloso è l’uomo da poco uscito dal carcere per fatti molto gravi correlati alle morti di Scampia nella guerra per i cartelli della droga. Raggiunto dopo il carcere dal divieto di stare a Napoli, ha deciso di fermarsi a Campomarino dove stiamo verificando potrebbe avere avuto qualche contatto”.

Anche il capo della Mobile, il dottore Raffaele Iasi, rafforza quanto appena detto dal sostituto: “Abbiamo modo di credere che esistano ormai tentativi di infiltrazione che si stanno radicando, anche con metodi mafiosi”. E racconta la pretesa dei soldi che ammontava a circa 100mila euro con tutte le intimidazioni che hanno reso facile la vita di questa vittima e della sua famiglia”.