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Rimase quaranta giorni nel deserto

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I Domenica di Quaresima – Anno B

Rimase quaranta giorni nel deserto (Mc 1,12-15).

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Lo scorso anno la quaresima è coincisa con il lockdown che si è protratto anche dopo pasqua. E’ stata la prima volta nella storia in cui l’Italia ha, non per scelta ma per imposizione  e anche paura, vissuto un periodo paragonabile a ciò che la tradizione cristiana ha voluto significare con la quaresima: un tempo di pausa per riflettere, mettersi in ascolto della Parola, cercare di emendare una vita forse troppo improntata alla dispersione.

Ovviamente l’accostamento è solo una suggestione, non solo perché anche in casa abbiamo potuto contare su molte distrazioni, ma anche perché sono emerse problematiche di carattere economico oltre che sanitario che hanno creato molta preoccupazione.

Ma è stata anche un’occasione persa, soprattutto a livello ecclesiale, per fermarsi realmente e riflettere come, forse senza crederci, abbiamo ripetuto ogni anno all’inizio della quaresima. Prova ne è stata la mania di sovraesposizione mediatica per il moltiplicarsi di messe e altre iniziative. Con che coraggio riprenderemo a parlare di quaresima come tempo di riflessione, se non sappiamo far altro che moltiplicare iniziative fatte per lo più di parole per non perdere il contatto con i fedeli trattati, temo, più come clienti da mantenere fidelizzati che come destinatari di un annuncio.

Il Vangelo di Marco nella sua essenzialità ci dice da duemila anni che Gesù, prima di predicare il Vangelo, proprio per avere la consapevolezza di ciò che doveva annunciare, si è preso un tempo di lontananza da tutto anche per lottare con i propri fantasmi, le cosiddette tentazioni, e ne è uscito vincitore e quindi annunciatore credibile perché si è messo veramente in ascolto di una Parola Altra.

Poiché l’emergenza sanitaria ancora non ci permette di tornare, a livello ecclesiale, a riempire di iniziative anche questa quaresima, anziché industriarci a cercare di fare tante cose con i nuovi strumenti tecnologici oppure ostinarci a riunirci esponendoci al rischio delle nuove varianti, perché non prendiamo sul serio finalmente l’invito che abbiamo sempre fatto agli altri di fare deserto per ascoltare la Parola ed ascoltare tutti, sul serio, Dio che parla nel silenzio?

 

Don Michele Tartaglia

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